di
Renato Franco

Il racconto divertito del comico al Festival della Tv di Dogliani: «Pensavo fosse uno scherzo. Alla fine è venuto fuori il Giletti che è in lui»

DAL NOSTRO INVIATO
DOGLIANI — Uno, nessuno, centomila. Le maschere di Ubaldo Pantani afferiscono alla commedia dell’arte: imitazione e parodia, una parte di stereotipo, il gioco del corpo, il registro della voce, molta scrittura perché la risata è anche questione di testi e di testa. Pantani si è raccontato al Festival della Tv di Dogliani, con la sua faccia, ma tirando fuori le voci del suo caleidoscopio di personaggi. 

Prima è serio e parla dei tormenti del comico: «La sofferenza del comico è una sindrome che colpisce, prima o poi, tutti noi commedianti. E penasate che io l’ho superata senza dover scrivere un libro! Il problema è che i comici hanno sete di sembrare intelligenti e non si rassegnano al fatto che la loro missione è far ridere. Punto. Soprattutto quando sei giovane può sembrare limitante, riduttivo, vuoi cercare di nobilitare quello che fai, ma bisogna farci pace: nel mio caso i personaggi sono sempre più potenti di chi li interpreta, va accettato».



















































Quindi il racconto si alterna alle voci dei suoi bersagli. Lapo Elkann. «Ormai lavoro su un cliché che non ha attinenza con la biografia del personaggio. Oggi Lapo è un ricco gaffeur che mantiene un occhio ingenuo sul mondo». Certo poi verità e finzione raggiungono vette di tragico e comico paradosso. «Al funerale di mia zia arriva uno tutto serio e mi fa: condoglianze Lapo». Da un imprenditore a un altro, che pare aver superato a destra l’inarrivabile Lapo, ovvero Leonardo Maria Del Vecchio che è entrato da poco nel suo giro di parodie: «È una maschera sospesa in una nuvola, in attesa di trovare un significato, è un personaggio dadaista. Non si sa quanti anni ha, bisognerebbe fare come con le sequoie, ma sarebbe un peccato segarlo per vedere la sua vera età». 

Gineprio invece è ispirato davvero a un suo amico, che ovviamente non lo sa, anche se tutti intorno a lui l’hanno capito: «È un manager importante, bravo, ma il mondo si vendica della sua efficienza facendogli capitare qualunque sfiga fuori dal lavoro. A quel punto diventa un personaggio letterario, un misto tra Oblomov, Malaussène e Fantozzi». Chiude ricordando la telefonata che ha ricevuto da Pier Silvio Berlusconi: «Ero in treno, pensavo fosse uno scherzo, ma era davvero lui. Mi ha detto che non se l’è presa e si era divertito per la mia imitazione, ma ha sottolineato che lui è più bello. Alla fine è venuto fuori il Giletti che è in lui».

2 giugno 2026