Essere nativi AI, o “agentici” – come direbbero i membri di questa categoria –, significa sapersi adattare alle novità. Fallimenti con le trascrizioni a parte, anche io ho abbracciato la sperimentazione, dai podcast generati con l’AI ai file del mio desktop organizzati da Claude. Se volete diventare così bravi a usare gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale da spingere i colleghi a dubitare della vostra umanità, ecco i miei sette consigli per usare l’intelligenza artificiale a un livello superiore.
1. Non limitatevi ai chatbot
ChatGPT è roba da 2022. Oggi chi vuole stare al passo guarda a Codex. È comprensibile se vi si annebbia lo sguardo appena sentite parlare di agenti AI, ma rispetto a qualsiasi cosa ci fosse sul mercato anche solo un anno fa, strumenti di automazione come Codex e Cowork di Anthropic sono molto più avanzati quando si tratta di prendere davvero il controllo del computer e portare a termine compiti. Non perdete tempo a smanettare con un singolo chatbot, quando potreste comandarne un intero esercito.
2. Passate alla modalità vocale
Continuate a scrivere ogni singolo comando che volete impartire ai vostri strumenti AI? Fidatevi di Liang: “La voce diventerà sempre più dominante in futuro”, commenta. “Le persone odiano scrivere”. Parliamo soprattutto di input: io, per esempio, uso raramente la modalità voice-only di ChatGPT. Spesso comunico a voce il mio prompt sul telefono e poi scorro rapidamente la risposta scritta.
3. Createvi una sandbox
Anche se funzionano, gli agenti AI possono ancora combinare disastri se non gli vengono dati confini chiari. All’inizio dell’anno, un agente basato su Claude ha cancellato l’intero database di una startup, insieme ai backup. Se siete pronti a lasciare che un’entità esterna prenda il controllo del vostro computer, dovete dedicare un pomeriggio a informarvi bene su tutto quello che questi strumenti possono fare e creare alcune cartelle dedicate con i file a cui volete concedere loro accesso.
4. Più dati, più personalizzazione
Con buona pace degli esperti di sicurezza più attenti alla privacy, è innegabile che più dati condividete con l’AI, più le risposte possono diventare personalizzate. Jo Barrow, chief of staff di Granola, uno dei concorrenti di Otter, la mette così: “Ho un sistema operativo personale, una serie di file sul mio computer in cui opera la mia AI. Ogni volta che faccio una domanda, tutto quel contesto è già lì, e l’agente può andare a cercare le informazioni e capirle da solo. Non devo ripetermi in continuazione”. Detto questo, meglio non lasciare tracce permanenti delle conversazioni più sensibili.