di
Gianluca Mercuri
La furia del presidente Usa contro il primo ministro israeliano, dopo gli attacchi ripetuti in Libano
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Lo scontro tra il presidente americano e il premier israeliano, i suoi riflessi su Libano e Iran, punto per punto:
- La telefonata di fuoco Cominciamo da qui per capire cosa stia succedendo in Medio Oriente. Ieri mattina l’Iran ha annunciato l’abbandono dei negoziati con gli Stati Uniti perché Israele stava allargando a dismisura l’invasione del Libano. A quel punto è esplosa la furia di Trump sull’amico Bibi. A rivelare lo scontro è Barak Ravid, giornalista israeliano che lavora per il sito americano Axios: in questi mesi si è imposto come numero 1 al mondo sulle guerre mediorientali. Cita due funzionari Usa e una terza fonte, secondo cui Donald ha accusato Bibi di ingratitudine e di avere condotto Israele all’isolamento.
- «Senza di me saresti in galera» Le frasi attribuite a Trump sono queste, e scuserete il linguaggio crudo: «Sei completamente fuori di testa. Se non fosse per me, saresti in galera. Ti sto salvando il culo. Adesso tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per colpa di questa storia». Un’altra fonte aggiunge che Trump era «furioso» e che a un certo punto ha urlato a Netanyahu: «Ma che cazzo stai facendo?».
- Ma perché Trump è furioso? Perché pur condividendo la sostanza – che Israele attacchi Hezbollah gli sta bene – deve constatare che forme e conseguenze gli stanno rovinando i piani, ovvero il negoziato con l’Iran. L’escalation di Israele – attacchi a Beirut, invasione del sud del Libano sempre più estesa, massacri di civili – è parsa «sproporzionata»anche a lui.
- Palazzi distrutti per un solo obiettivo Sempre secondo una delle fonti di Axios, «Trump era preoccupato dal fatto che Israele avesse ucciso così tanti civili in Libano e si è opposto alla decisione degli israeliani di abbattere edifici per eliminare un solo comandante di Hezbollah».
- Il post di Donald: «Ora tutto ok» Sul suo social Truth, naturalmente, Trump non ha raccontato lo scambio con Netanyahu in questi termini, definendo quella col premier israeliano «una telefonata molto produttiva» e aggiungendo che «non ci saranno truppe che vanno a Beirut, e quelle che stavano andando sono già tornate indietro». Trump ha rivelato anche «un’ottima telefonata con Hezbollah» e ha scritto che la milizia sciita «ha accettato di cessare ogni tipo di scontro a fuoco». Infine, ha affermato che i colloqui con l’Iran stanno «procedendo a ritmo serrato».
- Trattative Usa-Iran «di nuovo in carreggiata» A dirlo, nella notte italiana, è stata anche la Cnn, che cita «fonti regionali». Stando così le cose, quindi, Trump sarebbe riuscito a riportare al tavolo gli iraniani dopo il ritiro annunciato in mattinata dall’agenzia Tasnim in questi termini: «Considerati i continui crimini del regime sionista in Libano e dato che il Libano era una delle condizioni preliminari per il cessate il fuoco, la delegazione iraniana sospende i colloqui». In più si annunciava che «l’asse della resistenza e l’Iran hanno deciso di bloccare completamente lo stretto di Hormuz e di attivare altri fronti, in particolare lo stretto di Bab Al-Mandab». Ovvero, il canale che separa Gibuti dallo Yemen e che è sotto la minaccia degli Houthi, anche loro alleati dall’Iran, che potrebbero bloccare un’altra via vitale per il commercio globale. Infatti le Borse erano subito andate a picco.
- Ma Israele ha davvero accettato? Ufficialmente, Netanyahu dice di non aver cambiato posizione, e che intende attaccare Hezbollah a Beirut se Hezbollah attacca ancora il Nord di Israele. Ma secondo Axios, il premier è uscito «schiacciato» dalla telefonata con Trump. «Bibi ha detto: “Ok, ok, assicurati solo che tutto sia sistemato”».
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- E la Francia convoca l’Onu La mossa di Emmanuel Macron era arrivata dopo la conquista del castello medievale libanese di Beaufort da parte di Israele. Poi il presidente francese ha parlato con Trump e su X ha elogiato il suo intervento: «Abbiamo discusso della situazione in Medio Oriente e ho lodato l’impegno del presidente Trump per giungere a un accordo. Siamo pronti a fare la nostra parte». Il riferimento è alla disponibilità europea a contribuire alla sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz, ma solo dopo lo stop definitivo alla guerra.
- Ma cosa c’è dietro la furia di Trump? C’è il fatto che la sintonia strategica con Netanyahu è solo apparente: Trump ha bisogno di un Medio Oriente stabilizzato per fare affari con gli arabi, Netanyahu ha bisogno di uno stato di guerra permanente per sfuggire ai processi per corruzione e presentarsi ancora una volta alle elezioni (in autunno) come leader insostituibile. I due si erano già scontrati con modalità simili sulla tregua a Gaza. In più, ora Trump rimprovera all’«amico» di non avergliela raccontata giusta quando, in febbraio, l’ha convinto ad attaccare l’Iran dicendogli che la caduta del regime era a portata di mano. E trascinandolo in una guerra da cui non riesce a uscire.
- Scrive Viviana Mazza: «Il New York Times ha intervistato elettori di Trump in stazioni di benzina in Maine, Michigan e Ohio: alcuni restano fedeli al presidente e dicono che l’aumento dei prezzi è temporaneo e vale la pena di affrontarlo; altri, più critici, stanno valutando di non votare o di cambiare partito nelle elezioni di midterm».
- La testimonianza di Manuela Dviri Dice a Francesco Battistini la scrittrice italo-israeliana che in Libano perse un figlio: «Nessuno parla più d’un cambio di regime a Teheran: cadrà, ma non adesso. Anche la minaccia Hezbollah non è finita: sono indeboliti, ma ci ammazzano coi droni che costano poco e però non sono uno scherzo. Chi vive al Nord, ne soffre moltissimo. Dice: ok, Bibi, finiamo il lavoro, ammazzane il più possibile. Ingenui! Un accordo col Libano invece potrebbe funzionare molto meglio, costare molto meno e cambiare Israele.
- Ma un accordo è possibile? Risposta in una parola: sì. Risposta articolata: Hezbollah è detestato dai libanesi non sciiti, e anche molti sciiti si chiedono se l’alleanza con l’Iran valga tutta questa distruzione. I libanesi oscillano dunque tra il risentimento verso Hezbollah e quello verso Israele. Ma come ha scritto il New York Times, l’accordo era davvero vicino prima dell’attacco all’Iran: l’esercito regolare libanese era anche riuscito a smantellare cento postazioni missilistiche di Hezbollah. Poi Netanyahu ha convinto Trump alla guerra, e tutto è crollato.
2 giugno 2026 ( modifica il 2 giugno 2026 | 13:28)
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