di
Michela Cirillo
Giornata mondiale senza tabacco, al Papa Giovanni di Bergamo, 300 pazienti l’anno. Riglietta: «Anche le sigarette elettroniche e senza combustione portano al tabagismo»
C’è stato un periodo in cui le sigarette erano ovunque. Si fumava in casa, in auto, al lavoro, al ristorante, perfino negli ospedali. I produttori di tabacco erano sponsor sportivi e anche i medici comparivano nelle pubblicità. In Italia nel 1980 fumava oltre la metà delle persone sopra i 14 anni; oggi le percentuali si sono drasticamente abbassate, ma sono ancora un miliardo in tutto il mondo le persone che continuano a fumare. Per questo, per il 31 maggio l’Organizzazione mondiale della sanità ha istituito la Giornata mondiale senza tabacco, con lo scopo di porre l’attenzione sui rischi del fumo e per promuovere politiche per ridurne l’impatto.
All’ospedale Papa Giovanni, il centro antifumo del SerD aiuta ogni anno 300 persone a uscire da questa dipendenza. A dirigerlo è il dottor Marco Riglietta: «Fino a tre anni fa i pazienti erano circa 50 all’anno — spiega il medico —. Gli accessi sono aumentati esponenzialmente quando è iniziato un progetto di screening del tumore ai polmoni». In media, quattro persone su cinque che si rivolgono al centro poi riescono a smettere di fumare. «Ma non abbiamo la bacchetta magica — chiarisce Riglietta —. È un processo che richiede almeno un anno. Il problema più grosso è la ricaduta: ci sono anche pazienti di 18 anni, ma per la maggior parte si tratta di over 50 o 60, con una dipendenza che dura da 40 anni e ha modificato i loro assetti cerebrali, le risposte a certi stimoli. La ricaduta è possibile soprattutto in ambienti in cui si trovano altri fumatori o con molto stress».
Per questo, prima di tutto, serve avere la consapevolezza che dopo anni di dipendenza è impossibile diventare solo fumatori occasionali: «Serve stabilire il giorno in cui si smetterà definitivamente, a cui il paziente deve prepararsi buttando via le sigarette ed eliminando gli accendini e l’odore di fumo in casa. Ciò che succede al cervello è un po’ quello che scatta quando si impara a guidare. All’inizio ci sono tante operazioni a cui stare attenti, poi diventa tutto naturale. Anche le sigarette diventano risposte automatiche, il corpo è abituato a ricevere nicotina con cadenza regolare, con il caffè, dopo pranzo o in compagnia».
Come ogni dipendenza, l’astinenza da nicotina ha delle manifestazioni fisiche, che possono durare mesi: «In primis c’è il craving, la voglia di fumare. Poi ci sono altri sintomi, come insonnia, ipersonnia e ansia. Si possono anche prendere chili, perché il craving si sposta su cibi ipercalorici, chili che poi vengono smaltiti in fretta».
La giornata mondiale senza tabacco 2026, dal titolo (tradotto dall’inglese) «Smascherare l’attrattiva», è dedicata ai rischi dei nuovi prodotti a base di nicotina, che si rivolgono principalmente alle nuove generazioni attraverso messaggi pubblicitari e packaging accattivanti e aromi fruttati. Per il direttore del centro «anche le sigarette elettroniche e senza combustione portano al tabagismo, pur facendo meno danni a livello di inalazioni».
All’inizio del percorso al centro antifumo, per diminuire il craving si può ricorrere a farmaci come il Recigar, che da aprile è rimborsato dal Sistema sanitario nazionale: «Serve a tamponare i sintomi dell’astinenza ed è molto efficace — chiarisce Riglietta —. Sui 338 pazienti al Papa Giovanni, è stato prescritto a 278. Adesso è gratuito il primo ciclo di trattamento, che dura 25 giorni. Per qualcuno potrebbe essere necessario proseguire a spese proprie, ma è pur sempre un inizio».
Vai a tutte le notizie di Bergamo
Iscriviti alla newsletter di Corriere Bergamo
1 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA