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Alfio Sciacca e redazione online
Tre delle vittime sono di nazionalità afghana, il quarto è pakistano. Dalle immagini si vedono due persone che bloccano le portiere dall’esterno mentre dal portellone posteriore viene lanciato liquido infiammabile
Sono stati bruciati vivi i quattro braccianti agricoli immigrati uccisi ieri ad Amendolara. Quello che era un sospetto degli investigatori della Squadra mobile di Cosenza, è diventata una certezza dalla visione del video dell’impianto di videosorveglianza del distributore di carburante in cui è avvenuto il delitto. Dalle immagini si vedono due persone che, prima uno e poi l’altro, bloccano le portiere dall’esterno facendo forza con le braccia mentre dal portellone posteriore viene presumibilmente lanciato liquido infiammabile. Quindi si vede una fiammata e i due fuggire.
Due cittadini pachistani sono stati sottoposti a fermo della Procura di Castrovillari per l’omicidio dei quattro braccianti. Il fermo è giunto al termine di un lungo interrogatorio a cui i due sono stati sottoposti nella Questura di Cosenza, dove sono stati portati nella serata di ieri dopo essere stati fermati a Villapiana. Gli investigatori della Squadra mobile sono risaliti ai due proprio grazie al sistema di videosorveglianza del distributore di carburante nel quale è avvenuto l’omicidio che ha ripreso tutte le fasi del delitto plurimo.
La scoperta dei corpi
Le fiamme erano proprio a ridosso degli erogatori di carburante. Una colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. Alle 13 di ieri, quando sono stati allertati, i vigili del fuoco erano preoccupati solo di riuscire a circoscrivere il più rapidamente possibile un incendio che poteva trovare innesco nei serbatoi di benzina finendo fuori controllo.
A confermare questa ricostruzione dei fatti è arrivata anche la testimonianza di un sopravvissuto che si trovava nell’auto data alle fiamme. Si tratta di un cittadino afghano, intervistato dal Tgr della Calabria. L’uomo ha raccontato – in un italiano stentato – che tre delle vittime erano suoi connazionali, la quarta vittima invece era di nazionalità pakistana.
L’uomo ha riferito anche che i due fermati erano coloro che volevano dei soldi per il trasporto, che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha raccontato, i due hanno gettato prima la benzina nell’abitacolo e poi un
accendino, bruciando vivi i quattro migranti. Lui è riuscito a fuggire
rompendo un finestrino e nel video si vede con le braccia fasciate per
le ustioni. L’uomo ha anche detto che i cittadini pakistani
minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farlo lavorare e
che non li pagavano: «I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa
sì ma i soldi no» ha raccontato aggiungendo che c’è una «grande mafia
del Pakistan».
Tornando alla ricostruzione dei fatti, l’emergenza è scattata in pieno giorno, nell’area di servizio Ip lungo la trafficatissima statale 106 Jonica a pochi chilometri dal centro abitato di Amendolara (Cosenza). In fiamme sotto la pensilina del distributore di carburante un minivan del quale non sono più riconoscibili colore e targa. Ma solo quando il rogo viene domato i vigili del fuoco scoprono che all’interno ci sono i resti carbonizzati di quattro persone. Un incidente? Sin dal primo momento questa ipotesi non sta in piedi. Difficile che quattro persone muoiano carbonizzate all’interno di un’auto, senza almeno un tentativo di mettersi in salvo.
«Si tratta sicuramente di omicidio, ma dobbiamo ancora definirne i contorni» confermava già ieri il questore di Cosenza Antonio Borelli, tra i primi ad arrivare sul posto. Le vittime sono quattro cittadini di origine pakistana. Braccianti agricoli che lavorano nelle campagne della zona, anche se la loro identità non è stata ancora resa nota. Gli inquirenti sono certi che si tratta di omicidio, ma non è ancora chiaro come siano stati uccisi. Non si può escludere che qualcuno gli abbia sparato, per poi innescare l’incendio. Ma dal primo esame dei cadaveri non è stato possibile verificare se ci sono fori di ingresso di colpi d’arma da fuoco.
Le immagini delle telecamere
Ad indagare è la Squadra Mobile di Cosenza che ha già acquisito i video di alcune telecamere della zona. Comprese due all’interno dell’area di servizio. Sarebbero state proprio queste immagini a dare la svolta alle indagini, facendo ipotizzare che si tratti di un vero e proprio regolamento di conti. Forse maturato nell’ambito dello stesso contesto di braccianti e caporali che lavorano, a seconda delle stagioni, nella raccolta di ortaggi, pesche, arance.
Le telecamere hanno infatti ripreso due persone in fuga dopo che è scoppiato l’incendio. Sono anche loro pakistani. La polizia li ha già identificati e fermati. Non è ancora chiara la dinamica dell’agguato, ma non si può escludere che due delle vittime fossero ancora in vita quando è stato appiccato il fuoco.
I primi particolari sulle indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari, aprono già la strada al possibile movente. Gli inquirenti puntano sulla pista dello scontro tra gruppi di immigrati che lavorano tra Rossano, la Piana di Sibari, fino al Metaponto. Un mondo complesso in cui spesso i caporali sono migranti a loro volta. Tra l’altro l’episodio di ieri arriva dopo una lunga escalation di attentati incendiari, sempre nell’ambito delle varie comunità di migranti.
Negli ultimi mesi ci sarebbero stati ben 14 incendi dolosi di auto e furgoncini di braccianti, proprio nella zona di Corigliano-Rossano. Regolamenti di conti con numeri da record per contendersi non solo i lavori nelle campagne, ma anche tutto ciò che ruota attorno alla permanenza dei cittadini stranieri nel nostro Paese. Dai permessi di soggiorno agli alloggi.
2 giugno 2026 ( modifica il 2 giugno 2026 | 18:01)
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