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«Noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti paesi d’Europa e delle Americhe. Quindi conosciamo il problema dell’immigrazione, che non è né nuovo né transitorio. È in fondo anche la nostra storia. Dall’emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi, che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica dopo 1000 anni degli Albanesi nel meridione d’Italia, ai tanti arrivi individuali nel corso del tempo, il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano. Per questo non consideriamo un problema». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante un dialogo con gli under 35, «Ne parliamo con il Presidente», in onda sulle reti Rai in occasione del 2 giugno.


APPROFONDIMENTI

L’intervento

Sull’Intelligenza Artificiale «c’è una complicazione che allarma. Gli strumenti e questo versante, questo settore, sono concentrati in pochissime mani. Questa è una condizione inaccettabile, perché sono soggetti che rifiutano regole e controlli. Un operatore di estrema ricchezza monopolista del settore che dice: «Ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà”. Questo non potremmo consentirlo», ha detto il presidente della Repubblica.

«Queste condizioni – ha aggiunto il presidente Mattarella nel dialogo con i giovani trasmesso su Rai1 – condizionano la nostra vita e quindi incidono sulla nostra libertà, che sono valori che sono tutelati dai pubblici poteri, dagli Stati, non possiamo consentire questa privatizzazione dei poteri pubblici a vantaggio di chi utilizzerebbe questi poteri soltanto per fini di guadagno economico e finanziario. Quindi occorre dar vita a regole nazionali, ma non bastano, continentali, certamente europee, alcune devono essere globali. Ma il principio è questo: non è possibile che questo strumento, da essere potenzialmente un immenso vantaggio per l’umanità, divenga invece – ha concluso – un elemento di condizionamento e di infelicità».


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