di
Andrea Tinti

La mostra «Pictures Of You» fino al 26 luglio a Pieve di Cento con oltre 40 fotografie di Henry Ruggeri dedicate alle icone del rock

Fino al 26 luglio si può visitare la mostra fotografica «Pictures Of You» alla Pinacoteca «Graziano Campanini» di Pieve di Cento. Una esposizione con 45 scatti di Henry Ruggeri, tra i fotografi «rock» più famosi d’Italia e i contributi video del compianto Massimo Cotto. Una mostra veramente interattiva. L’esposizione è aperta nei giorni di venerdì, sabato e domenica ad ingresso gratuito.

Fotografare il rock è diverso rispetto ad immortalare altri artisti come attori/attrici, ballerini/ballerine?
«È diverso perché il contesto è diverso. C’è un palco che fa la differenza. I ballerini si muovono in uno spazio differente, gli attori possono essere fotografati su un set cinematografico o nei red carpet».



















































Quindi è una questione di location?
«Sì, bisogna anche ricordare che in un concerto la differenza la fa il pubblico. L’artista si carica davanti alla sua platea. Appena inizia il live l’artista si trasforma».

Una buona foto rock cosa che deve «rubare» all’artista immortalato?
«Deve interpretare l’artista. Se pensiamo a Slash lo immaginiamo con gli occhiali neri, i capelli lunghi e la tuba in testa. Io vorrei immortalarlo sempre così, perché Slash senza questi elementi perde il suo impatto visivo. Quindi una foto deve cercare di riportare l’immaginario che il pubblico si aspetta da quel determinato artista».

Questa mostra interattiva riporta in vita un grande giornalista musicale: Massimo Cotto. Che rapporto aveva con lui?
«Massimo era uno dei miei eroi, perché la musica la conoscevo tramite Red Ronnie, Massimo Cotto e Carlo Massarini. Nel 2012, io collaboravo già con l’emittente, Massimo è entrato nella famiglia di Virgin Radio e sono impazzito».

Qual è la foto di cui va più fiero?
«Ci sono tante foto che mi rappresentano ma se devo scegliere dico i Ramones. Ho iniziato fingendomi un fotografo professionista ad un concerto della band nel 1989 perché volevo conoscerli. Un live al Velvet di Rimini. Lì è nata la mia amicizia con loro, amicizia che dura ancora oggi con Marky Ramone. Ci scriviamo su Whatsapp e a pensarci è una cosa assurda».

Oltre ai Ramones è diventato amico di altri artisti?
«Amico è una parola grossa. Posso dire di averne conosciuti tantissimi, ma mi sono fermato ad un rapporto professionale. Non ci esco insieme alla sera, quello lo fai con un amico».

Invece, ci sono stati artisti con cui ha avuto dei diverbi?
«No, nessuno. Ho avuto dei problemi con alcuni manager, che sono lì proprio per proteggere i loro artisti. I musicisti sono quasi sempre super disponibili».

Quindi le sue foto prima di essere pubblicate devono passare al vaglio del management?
«A volte capita che prima del concerto ricevi una liberatoria di approvazione, in quel caso, un concerto su dieci, devi inviare le foto ed attendere che siano approvate. Solitamente su una ventina di foto 5/6 vengono autorizzate».

Com’è il lavoro del fotografo sotto il palco?
«In pochi sanno che possiamo lavorare solo durante i primi tre pezzi. La difficoltà del nostro lavoro è proprio quella di riuscire a dare il massimo in pochi minuti all’inizio del live quando tutto è molto frenetico».

Insomma lavorate nel momento in cui gli artisti si stanno riscaldando?
«Sì, però, mi ricordo che i Foals ci fecero scattare sugli ultimi tre pezzi, perché volevano mostrarsi al massimo della carica. Sudore e rock».


Vai a tutte le notizie di Bologna

Iscriviti alla newsletter del Corriere di Bologna

2 giugno 2026