di
Lorenzo Cremonesi

L’autore a Kiev: «I civili tornano a dormire nel metrò e nelle cantine. C’è stanchezza, ma non disperazione»

«Putin perde sui campi di battaglia e si vendica con il terrorismo dai cieli sulle città ucraine». Testimone d’eccezione che nei suoi libri racconta la guerra, lo scrittore Andrei Kurkov ci parla poche ore dopo l’ultimo raid russo sulla regione di Kiev. 

Cosa è successo? 
«Lunedì ero con mia moglie a festeggiare il mio editore danese nel villaggio di Obuhiv, appena a sud di Kiev. Dalle sette di sera abbiamo iniziato a vedere gli sciami di droni russi che si gettavano sull’area della capitale, volavano rasenti ai tetti. L’attacco è continuato a ondate, dopo le tre del mattino sono arrivati i missili e la nostra contraerea ha provato a intercettarli: è allora che si sono sentite ovunque le esplosioni, alcune molto vicine. Per tutta la notte abbiamo parlato su Viber con i nostri tre figli, che abitano in quartieri diversi della capitale. Si sono rifugiati nei corridoi e nelle zone protette delle loro case. Nessuno ha dormito: le deflagrazioni erano potenti e hanno colpito parecchi edifici a più piani».



















































Stanno bene? 
«Loro sì. Alcuni conoscenti hanno però subito danni ai loro appartamenti. Questa mattina abbiamo visitato un’amica che ha avuto una porta divelta dagli spostamenti d’aria. È una cosa ormai consueta tra ucraini: dopo ogni raid ci si contatta per sapere come vanno le cose. Dopo quello molto grave del 24 maggio due amici carissimi hanno perso l’abitazione».

Nota qualche cambiamento nella dinamica dei bombardamenti russi rispetto a quattro anni fa? 
«I nostri comandi non rivelano se sono stati colpiti obbiettivi militari. Ma stando sul territorio posso dire che quest’ultimo attacco segna un inasprimento. In genere i raid sono due: prima i droni per confondere le nostre difese e dopo i missili. Questa volta sono stati tre, ognuno con droni e missili, e tutti massicci nell’arco di una notte».

Li può descrivere? 
«Il primo, molto lungo, è iniziato alle sette di sera, con centinaia di droni di ogni tipo in arrivo da direzioni diverse. Il secondo è avvenuto tra le tre e le quattro e mezzo di stamattina (ieri per chi legge, ndr): ci dicono composto da circa 650 droni e oltre 50 missili. E il terzo è stato alle sette di mattina, quando la gente meno se lo aspettava, stimando che ormai l’allarme fosse cessato».

La propaganda russa afferma, come sempre, di mirare esclusivamente a obiettivi militari… 
«Sono degli irriducibili bugiardi. Un sacco di fandonie. Posso testimoniare in diretta che la maggioranza dei danni riguarda blocchi di appartamenti, depositi di fabbriche di medicinali, uffici postali, capannoni contenenti riserve di cibo. I russi mirano a devastare le nostre infrastrutture civili. Negli ultimi tempi sono andate in fiamme le riserve di medicine della capitale. Io stesso fatico a trovare alcune medicine specifiche».

Come lo interpreta?
«È terrorismo puro. Abito nel centro, presso la zona della Porta d’Oro, e posso raccontare che nel terribile raid del 24 maggio i russi hanno totalmente sventrato il mercato coperto di Lukianivka, dove prima andavo a fare la spesa. Non lontano c’era la fabbrica bellica Artiom, che però è stata distrutta nelle prime settimane di guerra. Oggi non ha alcun senso colpire quei quartieri, se non appunto con l’intenzione di generare terrore tra la popolazione. Ma la gente non si arrende: tra le macerie sono già tornate le bancarelle».

La reazione? 
«I civili tornano a dormire nel metrò e nelle cantine. C’è stanchezza, ma non disperazione. Gli ucraini non si arrendono. Chi aveva paura è già scappato all’estero, quelli che restano credono nella resistenza e nella vittoria». E la speranza di entrare in Europa? «C’è ancora, ma se ne parla meno. Le tensioni con la Polonia illustrano la gravità dei problemi».

Zelensky parla di possibile fine della guerra nel 2026: ci crede? 
«È soltanto un modo per rialzare il morale. Ma nessuno ci crede, non vediamo alcun segno che Putin sia davvero pronto a fare tacere le armi».

2 giugno 2026 ( modifica il 2 giugno 2026 | 23:20)