Nolan ha presto deciso che il progetto più ambizioso a cui potesse dedicarsi era adattare l’Odissea di Omero. «Quando ho riletto il poema, mi sono reso conto che è tutto un susseguirsi di colpi di scena a cui mancano, però, le premesse», ha sottolineato. Basta, per esempio, pensare ad Argo, il fedele cane di Ulisse, in grado di riconoscere il padrone al suo ritorno mentre nessun altro lo fa. È un momento che Omero non si è preoccupato di preparare. Tutto ciò che il cinema fa naturalmente, come anticipare nel primo atto quanto accadrà nel terzo e dare dei cenni prima di un avvenimento importante, nel poema non esiste, perché il pubblico antico conosceva già le premesse e Omero non aveva bisogno di includerle.
«Quello che ho capito è: “Oh, ok, per scrivere una sceneggiatura funzionante si tratta solo di lavorare bene sulle premesse, di restare fedele a esse, perché i momenti culminanti sono incredibili”. Mi sono reso conto che, dentro la struttura del poema, tocca a me predisporre tutto affinché il pubblico che non conosce il poema né la sua mitologia, a differenza dei lettori di Omero, sia pronto ad accoglierlo. È stato questo a indicarmi la strada».
Fin dall’inizio, sapeva esattamente come voleva girare il film. Per Odissea, Nolan ha chiesto a IMAX di progettare una telecamera capace di catturare non solo grandi riprese panoramiche, ma anche scene intime di dialogo, cosa che si pensava impossibile a causa del rumore delle macchine IMAX. Su sua richiesta, IMAX ha ideato una sorta di copertura a dirigibile per ottenere l’effetto desiderato, permettendo agli attori di sentirsi nonostante il frastuono. La copertura, però, spesso bloccava la linea visiva dell’attore. Così, Nolan ha improvvisato una soluzione alternativa: un sistema di specchi che proiettasse il volto del secondo attore accanto alla lente. «Chris non simula nulla», mi ha fatto notare Holland. «È tutto reale. Lui vuole delle vere reazioni umane: la risposta viscerale che ti viene spontanea».
Una volta Pattinson ha girato una scena di Odissea in cui doveva reagire a un rumore lontano. «Non vedevo niente, a parte la telecamera», ha raccontato. «Stavo chiedendo a Chris perché dovevo reagire a quel rumore e gli ho detto: “Ci darai il segnale? Dove devo guardare?”. Lui mi ha risposto: “Oh no, ci pensa Damon a produrre quel suono”. Matt e Anne Hathaway stavano girando l’intera scena a circa sessanta metri di distanza e io non riuscivo nemmeno a vederli. Damon era lì a camminare e recitare solo per dare un calcio a una ciotola e produrre quel rumore fuoricampo. È pazzesco, cazzo».

Damon ha aggiunto: «Lui scrive tutto nel copione. Non ci sono segreti. Se leggi la sceneggiatura e stai lavorando al film, sai esattamente cosa devi fare quel giorno, perché è tutto molto chiaro. Perciò, se nel copione c’è scritto delle Sirene… sono nella storia. Lui viene legato all’albero maestro e ha una fottuta crisi esistenziale. Lo farai: ti troverai in mare aperto, su una barca vera, legato a un albero maestro vero, e succederà. Ma per un attore è un dono saperlo, no? Perché sai a cosa prepararti. Non è che arrivi sul set e ti dicono: “Oh, oggi giriamo la scena in cui sei legato all’albero”, e all’improvviso ti ritrovi legato all’albero».