Il primo allenatore della Williams, pronta a rimettersi in gioco a 44 anni: “Non escludo che possa giocare a Wimbledon anche in singolare oltre che in doppio”
Giornalista
3 giugno – 09:12 – MILANO
Serena Williams è pronta a rimettersi in gioco a 44 anni, riportando il suo nome al centro del tennis mondiale. A raccontare questo nuovo capitolo è Rick Macci, il suo primo allenatore, che conosce meglio di molti altri il talento, la mentalità e la fame agonistica della fuoriclasse americana. Un ritorno che riaccende la curiosità del circuito e solleva una domanda inevitabile: fino a dove può spingersi ancora una delle più grandi campionesse di sempre?
Quando ha saputo che Serena aveva deciso ufficialmente di tornare, qual è stata la sua prima reazione?
“In realtà lo dicevo già da mesi che sarebbe rientrata, ne ero convinto e non mi ha sorpreso affatto. Sapevo che si stava allenando, che ogni tanto scendeva in campo con Alicia Parks a West Palm Beach. Lavorava duramente e il suo reintegro nel programma antidoping Wta ha rappresentato un indizio piuttosto chiaro sul fatto che qualcosa si stesse muovendo. Come sostenevo inizierà dal doppio sull’erba del Queen’s. Non sappiamo ancora se sarà insieme a Venus o a un’altra compagna, ma mi sembrava il modo ideale per valutare le sue condizioni fisiche e mentali. Nel doppio si copre metà campo e il servizio diventa ancora più determinante. Le figlie stanno crescendo e credo che Serena senta di nuovo il richiamo della competizione. Sarà qualcosa che tutti vorranno vedere”.
Ha parlato con il padre Richard negli ultimi mesi?
“Sì, ogni tanto ci sentiamo, ma non abbiamo affrontato questo argomento. Chi conosce la regina sa che non avrebbe abbandonato la competizione per sempre”.
Si parla di un rientro anche in singolare a Wimbledon: azzardato?
“Se si sentirà bene sia mentalmente sia fisicamente, non escludo che possa chiedere una wild card per Wimbledon e giocare anche il singolare. A quel punto cambierebbe tutto. Ovunque andrebbe si registrerebbe il tutto esaurito, perché tutti sono curiosi di capire quale livello possa ancora esprimere. Ha ancora uno dei migliori servizi del mondo e conserva quella competitività feroce che l’ha sempre contraddistinta, quella grinta nata sui campi di Compton. Se quel fuoco è ancora acceso, lo vedremo presto”.
Non escludo che possa chiedere una wild card per Wimbledon e giocare anche il singolare
Lei conosce Serena molto bene avendola seguita fin da bambina. Cosa può averla spinta a tornare a 44 anni?
“Le ho detto molte volte, scherzando ma non troppo: ‘Ti conosco meglio di quanto tu conosca te stessa’. Conosco la sua mentalità, il suo modo di ragionare. Credo semplicemente che questo sia il momento giusto per riprovarci. Dove la porterà questa scelta è impossibile dirlo. Ma il tempo, inevitabilmente, passa: Serena ha 44 anni, mentre Venus, che è leggermente più grande, continua ancora a giocare. Credo che abbia individuato la finestra giusta per tentare questa nuova avventura. E il fatto che il ritorno avvenga sull’erba non è casuale: è una superficie veloce che può valorizzare le sue qualità. Serena è stata la regina di Wimbledon. Qualunque cosa accada, rimane una delle agoniste più spietate che il tennis abbia mai conosciuto. È ciò che le ha permesso di essere così dominante nei momenti decisivi, grazie al servizio e a una forza mentale fuori dal comune. Per ogni grande atleta è estremamente difficile chiudere definitivamente con ciò che ha rappresentato la sua vita. Non bisogna mai sottovalutare il cuore di una campionessa”.
Quali qualità possiede ancora oggi Serena che potrebbero renderla immediatamente competitiva contro le migliori giocatrici del circuito?
“La prima risposta è semplice: il servizio. A mio avviso possiede ancora uno dei tre migliori servizi del tennis femminile, insieme a quelli di Rybakina e Sabalenka. Il suo slice esterno resta, probabilmente, il migliore che questo sport abbia mai visto. In passato il suo marchio di fabbrica era anche la straordinaria capacità di muoversi e colpire la palla con precisione e potenza. È naturale che oggi la mobilità non sia più quella dei giorni migliori, ma potrebbe comunque essere sufficiente per competere ad alto livello. Poi c’è l’aspetto mentale. Sarà pronta a lottare per ogni punto come faceva un tempo? Questo richiederà una verifica sul campo. Ma non dimentichiamo un dettaglio: chiunque si trovi dall’altra parte della rete sa di avere di fronte Serena Williams. E questo, inevitabilmente, ha un peso. La qualità dei suoi colpi è sempre stata d’élite e la risposta al servizio una delle migliori della storia. Credo che queste caratteristiche emergeranno immediatamente nel doppio e, se le sensazioni saranno positive, il passaggio al singolare potrebbe arrivare molto rapidamente”.
Che cosa pensa che Serena voglia ottenere da questo ritorno?
“Sinceramente non credo che abbia nulla da dimostrare. Vuole semplicemente competere e vedere fin dove può arrivare. Non lo fa per ragioni d’immagine, di marketing o di visibilità. Lo fa perché crede davvero di poter essere competitiva. E quando si ricomincia a vincere qualche partita, è impossibile sapere dove possa condurre quel percorso. Tutto dipenderà da come si sentirà, dal punto di vista fisico e mentale. Non si tratta di una semplice apparizione celebrativa. Sarà lei a decidere strada facendo. La situazione è in continua evoluzione, ma una cosa è certa: è completamente coinvolta in questa sfida e vuole capire se può tornare a essere competitiva ai massimi livelli”.
Serena genererà attenzione, curiosità e interesse a livello mondiale
Come immagina la reazione della nuova generazione di giocatrici nel ritrovarsi nuovamente in campo con Serena?
“Credo che per molte di loro sarà speciale. Stanno per condividere il campo con la più grande tennista di tutti i tempi. Alcune non l’hanno mai conosciuta personalmente e non hanno mai avuto occasione di affrontarla. Averla nello spogliatoio, respirarne la presenza, rappresenta un’esperienza unica. E c’è anche una lezione importante: vedere una campionessa ancora competitiva a 44 anni ricorda a tutti che la vera differenza nasce sempre da ciò che si ha dentro”.
Lei ha assistito all’inizio del viaggio di Serena. Quali emozioni prova nel vederla aprire un nuovo capitolo della sua storia sportiva?
“Sono felice per lei, perché percepisco che sta bene e che desidera davvero farlo. Vuole competere, vuole mettersi nuovamente alla prova. Non ne avrebbe alcun bisogno, naturalmente, ma questa scelta nasce da una motivazione autentica. Quando penso a Serena, continuo a vedere quella ragazzina arrivata da Compton con un amore sconfinato per la competizione. E credo che oggi voglia concedersi un’ultima opportunità”.
Compton è ancora parte integrante della sua identità?
“Senza alcun dubbio. Lo sarà sempre. La vita cambia, porta verso nuovi orizzonti e nuove responsabilità, ma quelle radici restano profonde. Vale per Serena e vale per Venus. Sono state costruite in modo diverso rispetto a molte altre atlete, e gran parte del merito va ai loro genitori, che hanno svolto un lavoro straordinario”.
È un regalo per il tennis ritrovare Serena Williams in campo?
“Credo di sì. È probabilmente la notizia migliore che il nostro sport potesse ricevere in questo momento. Genererà attenzione, curiosità e interesse ben oltre i confini abituali del tennis. Con la stagione sull’erba alle porte, il suo ritorno accenderà inevitabilmente i riflettori, soprattutto sul tennis femminile. Stiamo parlando di una figura che ha segnato un’epoca. Il livello di curiosità attorno al suo rientro sarà enorme e lei è un grande esempio da seguire”.
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