di
Giulia Taviani
Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, questo fenomeno ha l’80% di probabilità di formarsi prima di settembre. Guterres: «Il mondo deve considerarlo l’urgente allarme climatico che è»
Il prossimo El Niño potrebbe essere il più intenso mai registrato, un possibile «Super El Niño». Ad avvertire il mondo sull’arrivo del fenomeno meteorologico naturale sono le Nazioni Unite, che hanno posto l’accento su tutti gli eventi che esso comporta. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, questo fenomeno, che innalza le temperature globali e intensifica le precipitazioni, ha l’80% di probabilità di formarsi già prima di settembre.
E sebbene fosse previsto, molti scienziati ritengono che potrebbe essere insolitamente intenso. Addirittura un «evento da record», come afferma alla Bbc il professor Adam Scaife, responsabile delle previsioni al Met Office del Regno Unito. António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha affermato che il mondo «deve considerarlo l’urgente allarme climatico che è».
In ogni caso, anche se non dovesse raggiungere la categoria «super», le conseguenze potrebbero essere comunque estreme, essendo il pianeta già caldo di per sé a causa dei cambiamenti climatici. Basti guardare al 2024, quando El Niño iniziato nel 2023 aveva portato le temperature a raggiungere punti record. Addirittura, precisa alla Bbc Zeke Hausfather, climatologo del Berkeley Earth Group negli Stati Uniti, se rivivessimo oggi le conseguenze de El Niño del 1998 (anno incredibilmente caldo per l’epoca), «avremmo un anno freddo rispetto agli ultimi due decenni».
Cos’è El Niño
A spiegare di cosa si tratta e perché riguarda anche l’Italia, era stata ad aprile Serena Giacomin, direttrice scientifica di Italian Climate Network, che al Corriere aveva riassunto il fenomeno così: «El Niño sconvolge la circolazione atmosferica globale, è una sorta di gigantesca macchina termodinamica, preoccupa perché porta a un aumento delle temperature significativo».
El Niño, infatti, è un’anomalia della circolazione atmosferica e oceanica legata a una particolare variazione di temperatura nelle zone tropicali dell’Oceano Pacifico. L’acqua calda invece di andare verso l’Asia, viene spinta verso est, in direzione della costa occidentale delle Americhe. E le precipitazioni seguono l’aria calda causando – sulla costa del Golfo degli Stati Uniti e nel sud-est – periodi più piovosi e un aumento delle inondazioni.
Il motivo per cui si prevede un fenomeno da record risiede nei dati proveniente da satelliti, boe e galleggianti oceanici: questi rivelatori indicano acqua insolitamente calda a centinaia di metri di profondità – con temperature, in alcuni punti, di oltre 6 gradi rispetto alla media -, che si sta spostando verso est attraverso il Pacifico. E chiaramente, calore negli abissi è spesso precursore di acque più calde in superficie e quindi di un riscaldamento dell’aria sovrastante.
«Possiamo prevedere che il 2027 sarà un anno molto caldo — spiega Giacomin a Elena Tebano —. E un’atmosfera molto calda significa molta energia in gioco, e di conseguenza un meteo molto estremizzato».
Per quanto non sia possibile definire con certezza cosa accadrà e quanto durerà, si può osservare che quando in passato si è verificato questo fenomeno, nel Sud dell’Europa «si è registrato un clima più estremo, con dei colpi di frusta climatici, per esempio lunghi periodi di stress idrico seguiti da piogge particolarmente intense».
2 giugno 2026 ( modifica il 3 giugno 2026 | 09:37)
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