Lo storico numero uno bianconero parla della caccia del club a un estremo difensore affidabile: “Servono personalità, carattere e serenità. De Gea è buono, sì, ma per la Fiorentina”
“Il portiere della Juventus non è un mestiere per tutti. É un ruolo dove servono personalità, carattere e serenità”. Stefano Tacconi ha vissuto nove stagioni (1983-1992) e 377 partite tra i pali bianconeri vincendo tutto in Italia (2 scudetti e una Coppa Italia), in Europa (Coppa delle Coppe, Coppa Uefa, Coppa dei Campioni, Supercoppa europea) e nel mondo: l’Intercontinentale. “Io all’inizio avevo la pressione dell’eredità di un monumento come Dino Zoff – racconta l’ex portiere – e dovevo inventarmi qualcosa per superarla. Così ho iniziato a mandare tutti a quel paese… Compresi i campioni del mondo: volevo far capire che ero un tipo tosto. Sono stato anche fortunato: il rigore parato alla prima giornata mi ha trasmesso subito gran fiducia. Era un altro calcio, con tiratori del calibro di Maradona, Platini e Zico: ora non calcia più nessuno da fuori, potrei anche parare bendato…”.
La Juventus cerca un sostituto di Di Gregorio: sensazioni?
“Di Gregorio ha alternato alti e bassi nell’ultima stagione. Quello del portiere è stato uno dei tanti problemi della Juventus, non l’unico. L’esclusione dalla Champions è colpa di tutti, non soltanto di Di Gregorio. Ha pesato anche non avere Bremer sempre al meglio”.
Spalletti ha chiesto Alisson (Liverpool) e il Dibu Martinez (Aston Villa) si è offerto nuovamente: dovesse decidere lei?
“Non avrei ceduto Szczesny, un gravissimo errore. Portiere forte, da Juve. Non a caso il polacco non ha fatto in tempo a smettere che si è ritrovato al Barcellona”.
Tornando a Alisson e Martinez?
“Uno è il numero uno del Brasile, l’altro dell’Argentina. Un tempo il punto debole dei brasiliani era proprio il portiere, ma da Taffarel in poi sono sbocciati talenti anche trai pali. Alisson è un campione e ha vinto tutto, non è un dettaglio per guidare la Juventus: la maglia bianconera pesa tantissimo, lo avete visto anche quest’anno… Trapattoni ripeteva sempre: vincere aiuta a vincere, chi è abituato ad alzare trofei gioca più sereno e a beneficiarne è la squadra. Martinez é campione del mondo, ha gli attributi e sembra più pazzerello, non quanto me peró”.
Meglio il brasiliano o l’argentino?
“Sarebbe meglio un italiano, ma i top sono sempre meno. Il mio preferito è Carnesecchi, forse inarrivabile”.
“Gigio è forte, non si discute. Peró è carente in alcuni fondamentali: a volte commette degli errori infantili. Tra gli italiani migliori metto anche Vicario”.
De Gea della Fiorentina sarebbe più una opportunità o un azzardo per la Juventus?
“Penso che il meglio lo abbia dato ai tempi del Manchester United. Va benissimo per la Fiorentina”.
È più difficile ricevere dieci tiri e compiere tre miracoli o parare l’unica conclusione in porta della partita?
“Non c’è match: è più facile esaltarsi sotto tiro, perché resti sempre in allerta. Farsi trovare pronto dopo settanta minuti a guardare è complicatissimo”.
Che effetto le fa la Juventus sesta in classifica e fuori dalla Champions League?
“Purtroppo ci sono passato anche io… La Juventus è il posto peggiore quando non vinci. Dispiace per il finale di campionato: Spalletti aveva dato la scossa e un’identità precisa, poi i bianconeri si sono fatti del male da soli”. Elkann ha deciso di ripartire da Comolli e Spalletti: sorpreso?
“Le colpe sono di tutti, un po’ meno di Spalletti che è arrivato alla Juventus in corsa. Le partite che sono costate la Champions sono come una risonanza magnetica. Il problema è evidente: è una Juventus senza attributi. Mancano leader e giocatori carismatici che si assumano le responsabilità quando la palla scotta e lo stadio mugugna”. Spalletti ha chiesto giocatori di carattere in tutti i reparti: a centrocampo il nome nuovo è quello di Koke, il capitano dell’Atletico Madrid?
“Servono 3-4 giocatori così. Spalletti può migliorare tecnicamente i giocatori, però il carisma non si insegna. È una qualità innata, fa bene la Juventus a cercarlo sul mercato. La retrocessione in Europa League è un fallimento, ma può diventare un’opportunità”.
“Perché la Juventus non alza una Coppa europea da trent’anni, troppo. La Champions è più ricca, ma con gli squadroni che ci sono sarebbe stata ancora durissima per i bianconeri. In Europa League le chance sono maggiori: Spalletti con i giusti rinforzi può arrivare anche in fondo”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA