Figlia d’arte, cresciuta a pane, sport e cucina, ma con un futuro tutto da scrivere. Matilde Caressa, 23 anni, primogenita del celebre telecronista Fabio Caressa e della conduttrice Benedetta Parodi, ha deciso di stravolgere i suoi piani e di lasciare la sua Milano. Il motivo? Un master in scrittura creativa alla prestigiosa Scuola Holden che l’ha portata a trasferirsi a Torino. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, la giovane ha confessato il suo cambio di rotta: «All’inizio non ero felice. Da piccola ero stata in gita alle medie e non mi era piaciuta per niente: avevo 14 anni, pioveva, e probabilmente pensavo più ad altro che alla città».
Chi è Matilde Caressa
Nata nel 2002, Matilde è la sorella maggiore di Eleonora, con cui condivide un legame strettissimo e il podcast “Rendez-vous da me” dedicato alla Generazione Z, e di Diego, il più piccolo della famiglia. Fino a poco tempo fa il suo grande sogno sembrava essere solo la musica. Come rivelato a Mamma Dilettante, la gavetta non è mancata: «Spesso ho cantato in locali strani a Milano. L’ho fatto nel tentativo di diventare cantante». La giovane ha aggiunto dettagli sul suo percorso artistico: «Ho fatto uscire quattro singoli. Sono proprio all’inizio, non ho una casa discografica. Sto vedendo come va, volevo fare le cose per bene. Sto scrivendo singoli che mi piacciono molto e ho pubblicato canzoni che mi piacciono».
Eppure, la passione per la penna ha preso una direzione nuova e più ampia. Il formato dei brani musicali ha iniziato a starle stretto, spingendola verso la prosa. Al Corriere della Sera ha spiegato: «Voglio fare la scrittrice. Mi è sempre piaciuto scrivere, ma all’inizio scrivevo solo canzoni, un formato che alla lunga mi stava stretto, lo sentivo limitante. Alla fine sono arrivata alla Holden: è il posto perfetto per me».
L’addio al caos di Milano
L’impatto con la nuova realtà sabauda ha totalmente ribaltato i suoi vecchi pregiudizi da adolescente: «Adesso me la sono un po’ guardata. È molto vivibile. Non so se resterò qui per sempre, ma un giorno mi piacerebbe fermarmi a lungo». Rispetto al marasma milanese, dove si rischia di perdersi, il capoluogo piemontese offre una dimensione più raccolta che aiuta tantissimo i giovani fuori sede: «Torino è più piccola e questo aiuta tantissimo. A Milano è tutto molto caotico, molto grande, e alla fine rischi di non fare nulla. Qui invece non ti perdi nel marasma. Milano ha meno identità, non capita che qualcuno dica davvero “la mia Milano”, qui invece l’ho sentito dire». Anche i torinesi hanno superato l’esame a pieni voti, rivelandosi l’esatto contrario del vecchio cliché che li vorrebbe storicamente schivi: «Ne conosco pochi, due forse. Però quelli che ho incontrato sono simpatici. Non sono “falsi e cortesi”, quindi? No, direi proprio il contrario».
Ultimo aggiornamento: mercoledì 3 giugno 2026, 14:22
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