Lei, classe 1987, ha ormai una carriera più che ventennale alle spalle (nel 2001 vince l’Accademia della canzone di Sanremo con il brano L’angelo di Syria, entrando di diritto nel cast della Categoria giovani del Festival di Sanremo 2002). Lui, invece, classe 1999, deve la sua popolarità a “Emigrato (Italiano)”, selezionata da Carlo Conti come jingle ufficiale della 76ª edizione del Festival di Sanremo, accompagnando ogni serata della kermesse. Si sta parlando di Anna Tatangelo e Welo, ora insieme con “Notte Poetica”, brano che vuole diventare un tormentone estivo.

Com’è nata la collaborazione?

Welo: “In maniera molto spontanea, avevo questo provino in stato embrionale e mi è venuto in mente di proporlo ad Anna. Ci siamo trovati subito alla grande, ha capito subito la mia vibes e ormai siamo amici. Se dovessi definire Anna con una sola parola direi ‘professionista’”.

Anna, cosa l’ha colpita di Welo?

Tatangelo: “La sua autenticità. Lui è come si vede e sa distinguersi fra tanti”.

Che ricordo ha del suo primo Sanremo?

Tatangelo: “Avevo solo 15 anni, l’incoscienza mi ha aiutata. Il ricordo è vivo e sempre bellissimo. Porto nel cuore quella ragazzina che non vedeva l’ora di tornare a Sora e sentire i commenti delle persone che la conoscevano”.

Era un’adolescente, proprio come lo è oggi Andrea, il suo primo figlio (avuto con Gigi D’Alessio). Come vive, da mamma, la crescente violenza tra i giovanissimi?

Tatangelo: “Con preoccupazione. Specialmente per la non-soggezione. Quando io ero piccola, se facevi una ca**ata avevi paura dei genitori. Ovvio che non è quello il metodo, tutto è cambiato. Però secondo me bisogna far capire ai ragazzi che ci sono delle regole e, se le trasgredisci, delle conseguenze. Da genitore cerco di stare con 1000 occhi aperti, ormai 100 non bastano più. Parlo in tutte le situazioni: le uscite, gli spostamenti. Io ci sono sempre, anche quando non fisicamente, ho tutto sotto controllo. Andrea è un ragazzo intelligente, con la testa sulle spalle e sa che con me può parlare di tutto: dalla fidanzatina ad altre tematiche. Il dialogo è importante”.

Avete detto che le vostre origini di provincia (lei di Sora, lui di Lecce) vi hanno unito. Quanto ne andate orgogliosi?

Tatangelo: “Molto, l’ho raccontato dall’inizio con Ragazza di Periferia, mio brano storico. Ancora oggi, appena posso vado dalla mia famiglia (Tatangelo vive a Roma, ndr). Ho bisogno di respirare aria di casa”.

Welo: “Assolutamente, concordo”.

Pippo Baudo è stato il primo a credere in lei. C’è un ricordo che vuole condividere?

Tatangelo: “Pippo è sempre riuscito a dare i consigli giusti, tutti lo ascoltavano. Nel mio caso per esempio mi incitò a studiare dizione, ma non perché chissà come parlassi, ma per avere una dizione perfetta, senza comunque perdere le radici a cui lui stesso era molto legato. Ogni volta a Sanremo ci teneva a dire che venissi da una famiglia umile. Fece vedere proprio la ciambella che i miei facevano con le loro mani (ride, ndr)”.

Welo, Carlo Conti ricopre un po’ lo stesso ruolo che Baudo ha avuto per Tatangelo. Lo riconosce?

Welo: “In proporzione sì, lui è stato il primo uomo della tv che in qualche modo ha notato qualcosa in me. Gli sarò per sempre grato”.

Il verso io non sono una ciliegia è diventato virale sui social, ma quella canzone – Essere una donna – ha ovviamente un valore che va oltre la moda del momento. Come pensa, oggi, a quel brano lì?

Tatangelo: “Adesso che sono cresciuta, che sono una donna adulta e una mamma ho ben chiaro il significato anche a livello personale. Credo che ancora oggi ci sia molto da fare, anche nel mondo della musica. Quando una donna si espone deve sempre faticare di più, è oggettivamente così”.

Per anni ha sentito il peso del pregiudizio e un esagerato interesse per la sua vita privata. Adesso sembra che questa tendenza stia sfumando, ha anche lei ha quest’impressione?

Tatangelo: “Sono felice che sia così, io credo che poi tutto si veda nel corso del tempo. Il fatto di ricordarsi di una canzone dopo 20 anni (Essere una donna, ndr) lo dimostra. I successi vanno e vengono, bisogna poi rimanere nel tempo. E io comunque mi reinvento sempre per migliorarmi, dietro c’è un grande lavoro proprio su me stessa”.

In un’altra nostra intervista aveva raccontato che la passione per la musica le ha permesso di non perdersi per strada. C’è stata una volta in cui ha avvertito che questo pericolo era piuttosto reale?

Welo: “Lo avverto anche oggi ed è quel pericolo che mi consente di avere il fuoco che mi fa fare musica. Non arrivo da una famiglia aristocratica, sono cresciuto in un contesto in cui ci si perde molto facilmente. Sono contento di avere questa passione, è una fortuna”.

Diversamente da altri colleghi, ha scelto di non trasferirsi a Milano.

Welo: “Non fa per me. Non ho nulla contro chi lo fa però non è proprio il mio posto nel mondo. Qualche giorno a settimana, per questioni lavorative, certo. Ma viverci sicuramente no”.

Ha fatto della questione meridionale il suo fiore all’occhiello, le chiedo: quanto c’è da fare, ancora, per ridurre il divario tra Nord e Sud?

Welo: “Io credo che le cose non possano cambiare da un giorno all’altro ma negli ultimi anni un miglioramento lo avverto: a livello sociale, territoriale, musicale. Devo dire che le cose stanno cambiando, manca ancora molto, vedo tanta arretratezza. Allo stesso tempo sono anche molto fiero di quello che noi abbiamo e che facciamo. Penso che se ognuno ci mette impegno, come faccio io, sicuramente cresceremo sempre di più”.

Anna Tatangelo: “Ho sofferto i pregiudizi, ma ora non devo dare più dimostrazioni. Sogno un duetto con Giorgia. Mio figlio sui social? Ne parliamo insieme” Welo, l’autore della sigla di Sanremo 2026: “Eliminato tra i Giovani, riparto da qui. Racconto il razzismo che subisce chi dal Sud è costretto a emigrare” 



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