di
Natalia Distefano

Sei i candidati in corsa per il premio letterario: secondo, a sorpresa, Matteo Nucci. Al terzo posto Bianca Pitzorno seguita da Teresa Ciabatti e Alcide Pierantozzi. «Ripescata» per i piccoli editori Elena Rui

Sei finalisti, e non cinque. Nell’edizione degli ottant’anni, il Premio Strega rompe i suoi argini tradizionali e la classica cinquina cede il passo a una sestina: densa, complessa, fedele a un’annata letteraria che non si è lasciata incanalare in trame prevedibili. È la decima volta che accade nella storia del più ambito premio letterario italiano, organizzato dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci.

Il 3 giugno l’annuncio al Teatro Romano di Benevento, città delle streghe: in corsa Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi), 280 voti; Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 242 voti; Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), 195 voti; Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 184 voti; Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), 170 voti; ed Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma), 163 voti.
 
Sul podio dei «cinque» ci sono dunque le grandi case editrici, con Einaudi che incassa addirittura una doppietta. Così lo Strega torna a concedere all’editoria indipendente la sua preziosa finestra di luce, quella «clausola di salvaguardia» — ovvero l’articolo 7 del regolamento — che garantisce la presenza in finale di almeno un romanzo pubblicato da un editore medio-piccolo (l’ultima volta è successo nel 2024 con Autobiogrammatica di Tommaso Giartosio, per minimum fax).



















































Quest’anno le porte della finale si aprono per Elena Rui, che scioglie invenzione letteraria e rigorosa ricerca documentaria in un romanzo — proposto da Lisa Ginzburg — che «si legge d’un fiato». È il 4 gennaio 1960, giorno della tragica e improvvisa scomparsa del Premio Nobel Albert Camus in un incidente d’auto. Una morte che spalanca l’attenzione della scrittrice sulle quattro donne che lo hanno amato contemporaneamente: la moglie Francine Faure (dolorosamente consapevole dei tradimenti), le attrici Maria Casarès e Catherine Sellers, la giovanissima pittrice danese Mette Ivers. «Volevo raccontare l’assenza di Camus dalle vite di queste donne, restituendone un ritratto mobile — ha detto l’autrice —. Penso e spero che al lettore arrivi la complessità dell’uomo».

In testa alla classifica, solitario ma non inarrivabile, c’è invece Mari che lo scorso 4 marzo ha già portato a casa lo Strega Giovani, confermando come la prosa raffinata e la capacità di scavare nelle ossessioni più pure dell’uomo e della letteratura rimangano una assoluta passione per lo zoccolo duro dei giurati. «Per anni mi sono tenuto lontano dai premi, dai riconoscimenti e da tutto quello che vi ruota intorno — ha detto Mari, alla sua prima volta allo Strega —. Stavolta, non so dire bene perché, ho deciso di scendere nell’arena. Forse perché questo libro mi piace che parli del tempo, della sopravvivenza». I convitati di pietra, proposto da Vittorio Lingiardi, è un libro nato da una vecchia foto: «Quella della mia classe di liceo ritrovata mentre facevo ordine — ha ricordato lo scrittore — in cui eravamo tutti terribilmente seri. Da quell’immagine quasi funerea di un gruppo di giovani è scattata tutta la macchina narrativa».

Subito dietro, a fare da controcanto filologico e appassionato, c’è Matteo Nucci con il suo Platone «innamorato». I 242 voti ricevuti dimostrano che il saggio narrativo può scalare l’alto gradimento dello Strega, trasformando il grande filosofo greco in un eroe contemporaneo. «È il mio lavoro più bello, e senza dubbio quello a cui ho lavorato di più nella vita — ha detto lo scrittore, alla sua terza candidature allo Strega —. Lo immagino da trent’anni e ne ho impiegati cinque per scriverlo. È per me qualcosa di irripetibile».

Il terzo gradino della classifica è occupato da La sonnambula di Bianca Pitzorno, assente a Benevento per questioni di salute, che raccoglie 195 voti di stima per un’opera magnetica che indaga i misteri dell’animo umano con la consueta, aristocratica precisione della scrittrice sarda. E poi c’è il graffio di Teresa Ciabatti: il suo Donnaregina ottiene 184 preferenze, portando allo Strega una scrittura affilata che esplora senza sconti le zone d’ombra dei legami familiari. E soprattutto illumina un tema che le sta a cuore: «È un romanzo che parla di femminile, non solo perché rivendica lo sguardo delle donne, ma perché la mia protagonista dimostra che i ruoli non ce li devono dare gli altri ma ce li dobbiamo conquistare da sole. Ed è quello che voglio fare da donna e da scrittrice».

Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (170 voti) regala la doppietta alla casa editrice Einaudi raccontando la sua quotidianità fatta di diagnosi complesse, allucinazioni, psicosi e una rigida terapia farmacologica. «Lo sbilico — ha commentato lo scrittore — è una condizione, che è la mia condizione ormai da anni a metà strada tra la capacità di organizzarmi e stare al mondo in maniera regolare e la malattia che mi è stata diagnosticata faticosamente, l’autismo, l’instabilità della mente. Stavo molto male quando l’ho scritto, ma la scrittura mi ha permesso di mettere a fuoco la realtà di tante altre persone che stanno peggio di me».

Amarezza per gli esclusi al termine della cerimonia, condotta da Stefano Coletta con la presidente di seggio Melania G. Mazzucco in sostituzione di Andrea Bajani (vincitore nel 2025 con L’anniversario) che non è riuscito a partecipare. Perché fuori dalla sestina restano sei titoli che segnano il termometro di una narrativa italiana che ha riscoperto il piacere del romanzo. Sono Acqua sporca (Einaudi) di Nadeesha Uyangoda, 147 voti; La Rosa Inversa (Sellerio) di Maria Attanasio, 139 voti; Storia di un’amicizia (Quodlibet) di Ermanno Cavazzoni, 137 voti; Lina e il sasso (La nave di Teseo) di Mauro Covacich , 133 voti; Occhi di bambina (Guanda) di Marco Vichi, 122 voti; L’invenzione del colore (La nave di Teseo) di Christian Raimo, 119 voti (in tutto sono stati 677 i votanti su 800 aventi diritto).

Ma nessuna polemica nella serata di Benevento, con il commento a caldo di Mari: «Io il favorito? Davvero non sono abituato a tutta questa attenzione. Contento, certo, ma datemi il tempo di metabolizzare un risultato per me inatteso». Per i finalisti parte ora lo Strega Tour: 19 tappe in Italia più una all’estero, con l’Istituto italiano di cultura di Città del Messico, in vista della finale in programma l’8 luglio in piazza del Campidoglio a Roma.

3 giugno 2026 ( modifica il 3 giugno 2026 | 22:05)