Le piacerebbe un film sui Duran Duran? Come quello sui Queen, Bob Dylan, Michael Jackson?
“Abbiamo passato tanto tempo a parlarne con sceneggiatori e registi, ma non abbiamo mai trovato la giusta combinazione. È sicuramente qualcosa che vorremmo fare, ci piacerebbe fare un film sui nostri primi anni, abbiamo così tante storie da raccontare, colpi di scena e momenti interessanti.”
I Duran Duran sono una band britannica, formatasi a Birmingham nel 1978. Pionieri del genere new wave e synth pop, i Duran Duran salirono alla ribalta nel 1982 sia in Gran Bretagna sia negli Stati Uniti con l’album ‘Rio’, raccogliendo anche l’entusiastico supporto della principessa Diana, che definì la band britannica “il suo complesso musicale preferito”. La popolarità dei Duran Duran cominciò a calare sul finire degli anni ’80, ma non la loro produzione creativa e nemmeno il loro impegno in lunghi tour live in tutto il mondo: a oggi la band può vantare oltre 150 milioni di dischi venduti e 25 album pubblicati; singoli come ‘Hungry like the wolf’, ‘Rio’, ‘Save a prayer’ sono ancora oggi ascoltatissimi su tutte le piattaforme musicali. Tra poche settimane la band, oggi formata da Simon Le Bon, Nick Rhodes, John e Roger Taylor, partirà per un lungo tour europeo che toccherà anche l’Italia e in particolare Villa Manin di Passariano di Codroipo, in un concerto evento in programma l’11 luglio. In vista del grande show abbiamo intervistato Roger Taylor, il batterista del gruppo, tra i fondatori dei Duran e protagonista di un temporaneo abbandono della band, tra il 1986 e il 2000.
Lei ha un rapporto speciale con l’Italia: la sua prima moglie è napoletana, con cui ha avuto tre figli. Conosce qualcosa del Friuli?
“Non so ancora molto del Friuli, ma magari potrete potrete aggiornarmi voi quando verremo a suonare lì.”
Il vostro successo nei primi anni ’80 fu così travolgente, anche negli Usa, che si parlò di seconda ‘British invasion’: vi aspettavate tutto questo?
“Nessuno avrebbe immaginato questo successo, nessuno ci aveva preparato a questa popolarità incredibile, eravamo ragazzi di vent’anni, era come essere in una lavatrice. Anche per questo ho lasciato il gruppo nel 1986 per 14 anni, perché volevo vivere una vita normale senza le luci di riflettori. Nel 2000 è cominciato un nuovo capitolo, nuova musica, incredibili show, sono veramente contento di essere tornato. Per di più si è ulteriormente cementato il rapporto tra noi della band, ora siamo come fratelli.”
Quale fu la chiave del vostro immediato successo?
“Non c’è una risposta unica, è successo tutto nel momento giusto, si veniva dal punk e dalle novità degli anni Settanta, e nei primi anni Ottanta la gente voleva qualcosa diverso: abbiamo preso qualcosa dai Settanta, ma mettendoci del nuovo, come per esempio i videoclip, e da quel punto di vista eravamo davvero avanti nel tempo. La nostra musica suonava fresca, tra di noi avevamo grande chimica artistica, ognuno portava le sue esperienza pregresse, io per dire venivo dal funk, Simon era più poetico, e via dicendo. C’erano così tante cose insieme, e diverse ‘direzioni’ nel momento giusto, perfette per i primi anni Ottanta.”
Se dovesse definire con un aggettivo lei e ogni membro della band, quale sarebbe?
“Gli altri membri della band dicono che sono quello con i piedi per terra, di solito, infatti, sono l’ago della bilancia quando prendiamo una decisione. Simon Le Bon è un genio, ha veramente talento, le parole che ha scritto sono incredibili. Nick Rhodes è il creativo, cerca qualcosa di nuovo, John Taylor invece è energico.”
Come si mantiene in forma per i concerti e i tour?
“Mi piace nuotare, andare in bici. Non sto mai fermo, anche dopo un lungo tour non vado ‘in letargo’. Seguo l’esempio di mio padre, che a 91 anni va ancora in bici e dice che il corpo è come un’auto, deve continuare a muoversi. Questa attività fisica sicuramente mi aiuta a continuare a suonare, dopo più di 50 anni, e a rimanere in forma.”
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