Questo articolo sui libri per l’estate è pubblicato sul numero 24-25 di Vanity Fair in edicola fino al 16 giugno 2026.
Odio le liste in generale, che siano di libri, film, ristoranti o luoghi da «conoscere assolutamente». Le liste sono la rovina della civiltà. Odio soprattutto le liste dei libri perché mi stanno a cuore e scegliere tra i libri è disumano, ma anche perché la mia lista di oggi non sarà mai quella di domani.
Non a caso ho scritto un libro intitolato Libri che mi hanno rovinato la vita.
Ecco quindi un’antilista di libri di quest’anno che (non) vi consiglio per l’estate. Sono libri densi, alti, complessi, dolorosi, ben scritti.
Piuttosto che fare una classifica mi sparo, quindi l’anticlassifica è questa:
Nella carne di David Szalay (Adelphi) è probabilmente il libro dell’anno. Non è assolutamente un libro maschilista o misogino o sui maschi come è stato scritto. È un romanzo che dice molto più di quel che racconta e che alla fine ti strappa il cuore. Scritto con una concisione ipnotica, racconta non i pensieri ma la vita di Istvàn da quando ha 15 anni.
Nella carne, di David Szalay
Un altro gran libro è Il buon male di Samanta Schweblin (Einaudi): racconti perturbanti, ammalianti. L’autrice è argentina e nella sua penna c’è un po’ di Borges ma anche di Carver. Come esergo ha messo una frase di Silvina Ocampo che la rappresenta: «Le cose strane sono sempre le più vere».
Il buon male, di Samanta Schweblin
Poi mi è piaciuto Dry Season di Melissa Febos (Nottetempo): un memoir dove l’autrice racconta – con mille divagazioni interessanti – l’anno in cui ha deciso che non avrebbe fatto sesso.
Dry Season di Melissa Febos
Principio metà fine di Valeria Luiselli (Einaudi) è scritto in una lingua curata e poetica ma super contemporanea. È un saggio intimo su un viaggio a Catania – fatto con la figlia adolescente – dopo che era appena uscita da un doloroso divorzio. Ci sono anche una nonna e una bisnonna ma dimenticatevi le saghe: questa è letteratura. Proprio bello.
Principio metà fine di Valeria Luiselli
Bello anche Mariri, l’Amazzonia dentro (Rizzoli) di Micaela Saxer, nata durante le riprese del film Fitzcarraldo di Werner Herzog a Iquitos, in Perù: un viaggio femminile tra visibile e invisibile, sui fiumi, nella foresta.
Mariri. L’Amazzonia dentro di Micaela Saxer
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