BANGALORE, 3 giugno (Reuters) – La Banca centrale europea si avvia ad alzare il tasso sui depositi al 2,25% l’11 giugno, con un ulteriore aumento probabile a settembre, nel tentativo di trovare un equilibrio tra l’inflazione alimentata dai prezzi dell’energia e un’economia in rallentamento.

È quanto ‌emerge da un sondaggio Reuters tra gli economisti.

A maggio l’inflazione si è attestata al 3,2%, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato ‌dalla Bce. Ancora più preoccupante è il fatto che l’inflazione ‘core’ – che esclude energia e alimentari – sia cresciuta più rapidamente del previsto, raggiungendo il 2,5% e suggerendo che l’impatto della guerra in Iran ​si stia ripercuotendo sui prezzi.

Gli indicatori recenti, tra cui le indagini Pmi e i dati ufficiali, indicano un rallentamento dell’economia. Le prospettive potrebbero peggiorare se la guerra dovesse protrarsi oltre i tre mesi senza una chiara soluzione in vista e lo Stretto di Hormuz – snodo cruciale per l’energia globale – rimanesse in gran parte bloccato.

Gran parte dei banchieri centrali ha segnalato che un rialzo a giugno è certo, e perfino un accordo di pace difficilmente lo impedirà. Tuttavia, un’economia più debole, un mercato del ‌lavoro più fiacco e tassi già più elevati rispetto ⁠all’impennata dell’inflazione del 2022 depongono a sfavore di una stretta aggressiva, dicono gli economisti.

Nel sondaggio condotto dal 29 maggio al 3 giugno, oltre il 90% degli economisti, 74 su 80, si aspetta un aumento di 25 punti base al 2,25% la ⁠prossima settimana, in crescita rispetto a circa l’85% del mese scorso e a poco più della metà ad aprile.

“La Bce non vuole commettere di nuovo l’errore di sottovalutare l’inflazione. In questa fase, il costo, in termini di credibilità nella lotta contro l’inflazione, del mantenere i tassi invariati è probabilmente più elevato del rischio di un rialzo”, ha ​affermato Bas ​van Geffen, senior macro strategist di Rabobank.

“Penso che per ora si tratterà solo di ​uno o due aumenti. Ovviamente, però, se la situazione dovesse ‌protrarsi, la Bce potrebbe dover continuare”.

Oltre il 60% degli intervistati, 49 su 80, si aspetta un ulteriore rialzo dei tassi quest’anno, probabilmente a settembre, sostanzialmente in linea con le attese del mercato. Il mese scorso non c’era un chiaro consenso allo stato dei tassi alla fine del 2026.

Quasi un terzo si aspetta uno o nessun aumento, mentre solo pochi ne prevedevano almeno tre.

“Ha probabilmente senso portare i tassi dal limite inferiore alla parte alta del range neutrale, per scongiurare il rischio di un aumento delle pressioni inflazionistiche lungo la catena”, ha osservato Dean Turner, chief economist per la zona euro e il Regno Unito per Ubs ‌Global Wealth Management.

“Non la vedo come una mossa di politica monetaria volta a rallentare ​l’economia, perché tutti temono effetti second round. Si tratta piuttosto di un esercizio di gestione del ​rischio”.

Tale prospettiva dipende dall’inflazione. Con i futures sul greggio Brent circa ​il 40% al di sopra dei livelli prebellici, l’inflazione dovrebbe attestarsi in media al 3,3% per trimestre per il resto dell’anno ‌e al 2,9% nel 2026, secondo le mediane del sondaggio – ​quarto aumento mensile consecutivo delle previsioni.

Si prevede ​che l’economia cresca dello 0,7% nel 2026, segnando la terza diminuzione consecutiva delle stime da inizio di marzo e la prospettiva più debole dal 2023.

In una domanda separata, due terzi degli economisti hanno affermato che il rischio di stagflazione – crescita debole, disoccupazione elevata e inflazione sostenuta – è alto, ​in contrasto con quanto affermato ad aprile dalla presidente ‌della Bce, Christine Lagarde, secondo cui il termine descriveva gli anni ’70, non l’economia attuale.

“Abbiamo uno scenario di stagnazione per i prossimi trimestri. ​Allo stesso tempo, i prezzi dell’energia spingeranno al rialzo l’inflazione in tutta la zona euro. Presenta le caratteristiche di uno scenario di ​stagflazione”, ha detto van Geffen di Rabobank.

(Tradotto da Agnese Napoletti, editing Gianluca Semeraro)