di
Giacomo Valtolina

La ritirata del gruppo di Sydney dal quartiere sud est, con la vendita a Bizzi & Partners per 150 milioni (e un rosso di 175) ora è ufficiale. Nessuna comunicazione sull’altro grande progetto, già in stato avanzato, nell’area che ha ospitato Expo

Le ombre della «dismissione globale» di Lendlease si allungano da Santa Giulia a Mind lungo i 20 chilometri della diagonale che da Sud-est a Nord-ovest separa i maxi progetti immobiliari dello sviluppatore australiano in città. Notizie (e silenzi) si inseguono e con loro i timori per un disimpegno sul Distretto dell’innovazione tra Rho e Roserio, il principale progetto strategico di Milano, nato sui terreni dell’Expo.

A dare concretezza milanese alle voci in arrivo da Sydney è l’ufficialità della ritirata di Lendlease da Santa Giulia con la vendita per 150 milioni a Bizzi & partners (sviluppatore già protagonista sulle aree ex Falk). Un progetto che risale al 2004 e che oggi riguarda le rimanenti parti del piano integrato di intervento Montecity-Rogoredo per 1,8 miliardi di investimento complessivo: residenze e studentati firmati Mca architects con parco urbano, uffici (già sviluppati come Spark 1, 2 e 3 già affittati a Saipem e altre realtà) e spazi commerciali attorno all’arena olimpica Unipol Dome, oggi cattedrale nel deserto, a sua volta già ceduta al colosso tedesco di eventi Cts-Eventim. Oltre alla complessità del progetto, pesa il piano di riorganizzazione annunciato da Sydney per far fronte alle pesanti perdite finanziarie e ai cali in Borsa di Lendlease, con la liquidazione delle attività tra Stati Uniti, Inghilterra ed Europa. Italia inclusa.



















































A Mind, per il momento, lo scenario «Santa Giulia» resta una speculazione. Dimensioni a parte, i due progetti sono agli antipodi non solo geografici. Uno impantanato da anni tra inchieste, extra costi, bonifiche, burocrazie e incognite finanziarie. Il secondo un ecosistema ipertecnologico pubblico-privato, in fase avanzata (al 30 per cento), con in campo attori istituzionali dall’ospedale Galeazzi già realizzato al Tecnopolo a Palazzo Italia fino campus della Statale (da 20mila studenti) in divenire, oltre al Westgate, con residenze, uffici, negozi, e gli hub Mo.lo (mobilità e logistica) e Horizon. Cnr, aziende tecnologiche (Astrazeneca, Eon, Esselunga), start up e incubatori. Una «cittadella» da 60mila persone a regime collegata al quartiere di Cascina Merlata tramite la futura fermata ferroviaria e il centro commerciale Bloom.

Dalla Statale — il cui campus è in mano a Academo, società creata da Lendlease con i costruttori di Renco e i gestori di Coopservice — si preferisce aspettare certezze prima di commentare, mentre dalla Australia tutto si riassume nel comunicato stampa su Santa Giulia in cui la cessione s’inserisce (in perdita per 175 milioni) nella «strategia di rotazione del capitale», precisando che l’intervento resta una progetto con una «solida visione di lungo periodo».

A Mind, intanto, i lavori vanno avanti senza che le notizie dall’Australia modifichino impegni e aspettative. E così procedono i tavoli operativi con Principia — già Arexpo, società fondata da Ministero dell’Economia, Regione, Comune, Fondazione fiera, Città metropolitana e Comune di Rho per l’Expo, poi ridefinita per la creazione del polo tecnologico di Mind — con cui Lendlease ha firmato una concessione di 99 anni (scadenza nel 2117) per la parte privata, all’interno di un perimetro blindato dallo Stato e dalle istituzioni locali.

Le incognite riguardano quindi soprattutto la parte privata: qui rischia di essere rallentato lo sviluppo tra West gate e studentati (Genesis e Synapsis). La parte pubblica procede e rilancia come modello per il resto d’Italia: già nel 2025, Arexpo aveva cambiato pelle diventando appunto Principia, nome che evoca Cardo e Decumano, proprio per esportare il partnerariato pubblico-privato dell’area Expo in tutta Italia, da Torino ad Ancona, in primis al parco per l’innovazione sostenibile Cardano a Pavia.


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4 giugno 2026