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Redazione Online

Le dichiarazioni della presidente di Fininvest e Mondadori dopo la nuova archiviazione: «La verità storica è che mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia». Meloni: «Assoluta inesistenza tra Berlusconi e la mafia»

«L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze, mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese». Queste le dichiarazioni di Marina Berlusconi dopo l’annuncio che il gip del Tribunale di Firenze Patrizia Martucci ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993.

Secondo il giudice, «mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi». 



















































Per questo motivo, lo scorso 15 gennaio ha firmato il decreto di archiviazione. 

«Accanimento su una tesi insensata»

«È la sesta volta che l’assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei Pubblici ministeri – commenta in una nota la presidente di Fininvest e Mondadori – La verità storica è totalmente diversa: mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia».  

«Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: – ha detto ancora Marina Berlusconi – i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata».  

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«Tutto questo accanirsi su una tesi insensata – cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia – ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri – continua l’imprenditrice –  Ma alla fine ha prodotto solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali». 

«La verità crolla addosso agli accusatori di mio padre»

«Oggi la verità crolla addosso agli accusatori di mio padre. Per mettere in piedi processi basati su accuse assurde e inverosimili è stata spesa inutilmente una quantità enorme di soldi pubblici». Sono invece le parole di Barbara Berlusconi. «Il Tribunale di Firenze – aggiunge la terzogenita di Silvio Berlusconi – mette finalmente la parola fine anche a questo teorema. L’archiviazione conferma la totale estraneità di mio padre alle stragi del 1993 e restituisce verità alla sua memoria dopo decenni di accuse, insinuazioni e fango». «Alle vittime della mafia va il mio rispetto assoluto – dice ancora Barbara Berlusconi -. La verità e la giustizia meritano serietà, non costruzioni mediatiche o giudiziarie».

Il presidente del Consiglio: «Conferma che il centrodestra non si fonda sull’illegalità»

Sul caso interviene anche il presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «L’archiviazione disposta dal Tribunale di Firenze nell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993 rappresenta l’ennesima conferma di una verità storica e giudiziaria incontrovertibile: dopo decenni di indagini e processi, si chiude anche quest’ultimo capitolo con l’unica conclusione possibile, ovvero l’assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata. Silvio Berlusconi è stato il fondatore del centrodestra e per quattro volte Presidente del Consiglio». 

«Per trent’anni, insieme a lui, un’intera comunità politica, composta da milioni di italiani che esprimevano liberamente il proprio voto, è stata ingiustamente posta davanti al sospetto infamante che il consenso raccolto nelle urne poggiasse su finanziamenti mafiosi o dinamiche illegali. I fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via definitivamente ogni ombra: quel dubbio non aveva fondamento allora e non lo ha oggi. Il centrodestra italiano non si fonda sull’illegalità e non accetta che la propria storia venga letta attraverso teoremi costantemente smentiti nel tempo. Rivendico con fermezza e orgoglio il ruolo politico e istituzionale di questa comunità: il centrodestra è, ed è sempre stato, una forza della legalità e per la legalità in Italia».

«Trent’anni di persecuzione, fango e veleni. Ma l’invidia e l’odio oggi vengono sconfitti! Giustizia è fatta amore mio!!!». Così su Instagram la deputata FI Marta Fascina, ultima compagna nella vita di Silvio Berlusconi, a proposito della notizia dell’archiviazione.

Trenta anni di inchieste

L’inchiesta della Dda fiorentina sulle stragi mafiose del 1993 di Firenze, Milano e Roma, vedeva coinvolto Silvio Berlusconi e, ora, Marcello Dell’Utri. L’ipotesi degli inquirenti era che la campagna stragista fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi.

Dell’Utri, in particolare, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare la campagna stragista. Avrebbe svolto, secondo l’accusa, un ruolo di «indicatore dei luoghi» dove effettuare gli attentati, con l’obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico. 

La difesa di Dell’Utri, la cui casa di Milano venne perquisita nel luglio 2023, ha sempre definito queste ipotesi «fantasiose», contestando l’attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice che ha disposto l’archiviazione del procedimento.   

Sono passati 30 anni da quando Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri furono iscritti nel registro degli indagati nell’ambito delle indagini della Dda di Firenze sui presunti mandanti esterni alla mafia per le stragi con autobombe del 1993 a Firenze, Roma e Milano. `Autore 1´, `Autore 2´ i nomi di fantasia che furono usati nel 1996 dai pm fiorentini per la prima inchiesta che li coinvolgeva, poi archiviata tre anni dopo. 

Da allora quelle indagini sono state riaperte cinque volte, l’ultima nel 2022. 

La posizione di Silvio Berlusconi è stata archiviata nel giugno 2023 a seguito della morte del fondatore di Forza Italia. Anche per Dell’Utri è stata poi nuovamente archiviata.


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4 giugno 2026 ( modifica il 4 giugno 2026 | 15:52)