Generico 01 Jun 2026

Centosessanta chilometri di corsa, quindici ore e quarantacinque minuti di puro sforzo fisico e mentale, un intero bacino lacustre abbracciato passo dopo passo. È l’incredibile impresa siglata dal runner Lorenzo Gritti, 23enne di Morosolo, che ha completato in solitaria e in totale autogestione il periplo completo del Lago Maggiore, superando indenne una vera e propria prova di resistenza estrema.

Il corridore, di professione giardiniere, non è affatto nuovo a sfide che portano il corpo e la mente oltre i limiti tradizionali. Solo poche settimane fa, ad aprile, avevamo raccontato su VareseNews un’altra delle sue incredibili avventure: la conclusione con successo di sette maratone in sette giorni consecutivi. Una determinazione d’acciaio che ha trovato la sua ideale prosecuzione sulle sponde del Verbano.

La cronaca del viaggio

Il viaggio di Gritti è iniziato alle 4:00 del mattino da Laveno Mombello, con il padre a fargli da “passaggio” fino alla linea di partenza ideale. Da lì, muovendosi in senso orario, il podista ha risalito la sponda varesina toccando Luino, Porto Valtravaglia e Zenna, per poi varcare il confine di Stato.

I primi 42 chilometri – l’equivalente esatto di una maratona tradizionale – sono scivolati via senza intoppi fino al Canton Ticino, nella punta più a nord del lago. Dopo una sosta lampo di appena dieci minuti per fare colazione, Gritti è ripartito alla volta di Locarno. È stato proprio in Svizzera che l’atleta ha preso reale coscienza della vastità della sfida: «Mi sono reso conto di quanto fosse grosso il Lago Maggiore, perché l’ho molto sottovalutato ed è effettivamente enorme, non finiva più. Da Locarno a Verbania è scattata un’altra maratona abbondante, circa 50 chilometri, ma fino al centesimo chilometro fisico e stomaco hanno tenuto bene».

Generico 01 Jun 2026

Il “muro” dei 100 km: la sofferenza e le allucinazioni

I veri problemi sono insorti superata la soglia a tripla cifra. Lo sfregamento continuo ha causato una forte e dolorosa irritazione all’inguine, costringendolo a una sosta d’emergenza in farmacia per acquistare della vaselina. Poco dopo sono esplose due vistose vesciche sotto il piede destro e i muscoli delle gambe hanno iniziato a irrigidirsi.

Gli ultimi 30 chilometri si sono trasformati in una vera e propria agonia, aggravata dal peso di uno zaino da 4,5 kg (carico di gel energetici, panini, barrette e powerbank) e da un caldo torrido. La gestione dell’idratazione è stata uno degli aspetti più complessi e rischiosi: «Avrò bevuto 13 o 14 litri d’acqua ed era difficilissimo trovarne. Correndo all’80% sulla strada provinciale non c’erano fontanelle. Spesso mi sono dovuto intrufolare nei garage delle persone o nei cortili dei villaggi per ricaricare le borracce ogni 6 o 7 chilometri, altrimenti non ce l’avrei fatta».

La fatica estrema ha preteso un conto salato anche sul piano psicologico, provocando fenomeni allucinatori causati dal riverbero dell’asfalto e dalla stanchezza: «A un certo punto vedevo la striscia bianca continua di destra, su cui ho corso per il 99% del tempo, che si muoveva da sola. Facevo fatica a correre dritto e tendevo a sbandare. È stato anche un viaggio pericoloso, le sponde erano trafficate e piene di roulotte che mi sfioravano».

A salvarlo dal crollo verticale è stato il supporto morale di due amici che lo hanno intercettato lungo il tragitto, prima a Verbania e poi ad Arona: due brevi soste per un aperitivo veloce che hanno restituito all’atleta l’energia e i volti familiari necessari per trovare la forza di concludere l’anello e rientrare a Laveno.

L’analisi dei dati e la mappa dell’impresa

Le metriche registrate dai dispositivi GPS dell’atleta certificano la straordinarietà della performance:

I grafici evidenziano come Gritti sia riuscito a mantenere un passo incredibilmente costante attorno ai 5 minuti e 15 secondi al chilometro per le prime due maratone, subendo una progressiva e inevitabile flessione cronometrica solo nelle ultime tre ore di corsa, quando la stanchezza e i problemi ai piedi lo hanno costretto a rallentare la falcata, senza però mai farlo desistere.

Prossimo obiettivo: la “Tripletta dei Grandi Laghi”

Dopo aver archiviato il Maggiore, Lorenzo Gritti non ha intenzione di fermarsi, anche se l’estate consiglierà una tregua temporanea: «Adesso mi prendo un po’ di pausa, con questo caldo non ho voglia di passare un altro giorno intero a correre. Se ne riparlerà in autunno. Il prossimo obiettivo sarà uno tra il Lago di Garda e il Lago di Como: l’idea finale è quella di riuscire a completare il giro di tutti e tre i grandi laghi italiani».