Pisa, 4 giugno 2026 – All’Aoup di Pisa, un nuovo caso clinico destinato a diventare materiale di interesse scientifico internazionale per l’elevata complessità e l’innovazione delle tecniche chirurgiche.
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Un uomo ultraottantenne affetto da colangiocarcinoma perilare, inizialmente escluso dal trattamento chirurgico immediato, è stato operato con successo dal team della chirurgia epatica del risparmio d’organo diretta dal dottor Lucio Urbani. L’operazione ha permesso di ottenere una radicalità oncologica e il recupero completo della qualità di vita.
La storia del paziente
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Il paziente era stato inizialmente considerato non candidabile alla chirurgia a causa dell’elevata complessità del caso, dell’ampio volume di fegato da asportare, dell’ittero e dell’avanzata età. La storia della sua malattia era partita da un esordio improvviso di prurito e ittero “a ciel sereno” (si definisce così in medicina perché avviene in pieno benessere). Dalla TC era emersa un’ostruzione delle vie biliari intraepatiche compatibile con il colangiocarcinoma perilare e il paziente era stato avviato al trattamento palliativo dell’ittero ostruttivo in quanto la chirurgia epatica tradizionale era controindicata per la sua età e per l’aumento della bilirubina. Una volta risolto l’ittero, sarebbe stato sottoposto a chemioterapia. Ma purtroppo il drenaggio palliativo della via biliare fallisce.
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A quel punto il caso clinico approda in Aoup, dove il team di Chirurgia epatica del risparmio d’organo lo prende in carico valutando di operarlo subito.
La tecnica di risparmio d’organo
Come riportato al “1st World Consensus and Guidelines Meeting on Perihilar Cholangiocarcinoma” il gruppo multidisciplinare pisano è in grado, in casi selezionati, di asportare radicalmente questo tipo di tumore utilizzando tecniche chirurgiche di risparmio d’organo uniche, fino alla trasformazione del fegato malato in “due fegati” sani, ampliando in questo modo la finestra terapeutica per il trattamento chirurgico immediato. Infatti è possibile asportare la sola parte centrale del fegato e la via biliare, ottenendo “due fegati” simmetrici indipendenti, per poi ricostruirla in entrambi con un’ansa intestinale defunzionalizzata.
L’operazione di oltre 15 ore
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Le immagini radiologiche mostravano un interessamento esteso delle vie biliari intraepatiche, ma il tumore risultava ancora asportabile. Il caso viene discusso da un’équipe multidisciplinare composta da oncologi, chirurghi, anestesisti e personale infermieristico, che valuta rischi, benefici e fattibilità dell’intervento. La decisione condivisa porta a programmare la chirurgia in urgenza, in una vera e propria corsa contro il tempo per evitare il peggioramento dell’ittero e il rischio di rendere l’intervento non più eseguibile. L’intervento è durato più di 15 ore, asportando solo 350 cc di fegato (il 20% dell’organo). Dopo 33 giorni di ricovero il paziente è stato dimesso con la bilirubina nella norma e con il referto istologico che conferma la diagnosi di colangiocarcinoma perilare e documenta la radicalità della chirurgia (tutti i margini chirurgici risultano indenni da malattia).
Il risultato clinico
A distanza di tre mesi dall’intervento, il paziente ha recuperato completamente la qualità di vita migliorandone l’aspettativa. La TC di controllo non evidenzia segni di malattia residua nei “due fegati” lasciati con l’intervento di risparmio d’organo. “Se non fosse un caso che ho gestito personalmente – dichiara Lucio Urbani – non riuscirei a credere a questa notizia perché per un paziente ultraottantenne si tratta forse della chirurgia più complessa che si possa immaginare, e per di più in regime di urgenza. Ma la differenza tra il rischio e il reale verificarsi dell’evento avverso la fanno le risorse umane e la preparazione in tutto il percorso di cura. La tecnica chirurgica non sarebbe nulla senza la competenza e la dedizione di tutte le professionalità del nostro gruppo. In questo caso sono particolarmente grato agli infermieri e agli operatori sanitari della corsia chirurgica, che sono stati in grado di mantenere alta la motivazione del paziente alle cure durante tutto il mese di ricovero.”


