di
Chiara Severgnini

«Maus ha aperto una strada, ma Persepolis l’ha fatta diventare un’autostrada», sintetizza Matteo Stefanelli, fondatore del portale specializzato Fumettologica e docente alla Cattolica di Milano

Persepolis, il capolavoro di Marjane Satrapi, è tante cose insieme. Preziosa testimonianza della vita nell’Iran post-rivoluzionario, struggente romanzo di formazione, intenso memoir al femminile, caposaldo della letteratura contemporanea (48esimo nella classifica dei 100 libri migliori del 21esimo secolo secondo il New York Times). Ma è anche, prima di tutto, un fumetto. Anzi, è tra i fumetti che hanno cambiato il fumetto. «Maus ha aperto una strada, ma Persepolis l’ha fatta diventare un’autostrada», sintetizza Matteo Stefanelli, fondatore del portale specializzato Fumettologica e docente alla Cattolica di Milano. «L’opera di Art Spiegelman è la miccia che ha fatto esplodere l’idea di un nuovo oggetto editoriale: il fumetto di formato libresco e di ambizione letteraria. Ma è stato Persepolis a dimostrare quanto si poteva fare con questo oggetto editoriale. E, così facendo, ha allargato il pubblico del fumetto».

Satrapi, con quest’opera, ha bucato la bolla dei cultori dei comics, raggiungendo anche chi fino a quel momento si era limitato a sfogliarli, magari con sufficienza. Raccontando la storia del suo amatissimo Paese, la violenza oppressiva della Repubblica islamica, ma anche la sua giovinezza ribelle e tormentata, ha costretto tutti a prendere la nona arte sul serio. E ha attraversato, da protagonista, una transizione decisiva: quella da un’industria del fumetto basata sulla pubblicazione di storie a episodi, a un’industria fondata sulla pubblicazione di volumi, spesso chiamati “graphic novel”. «Accadde anche al già citato Maus, ma anche a Palestina di Joe Sacco, al Ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller e a Watchmen di Alan Moore», spiega Stefanelli. «Ma, volendo guardare ancora più indietro, lo stesso succedeva alla letteratura britannica a metà 800».



















































Di cosa parla «Persepolis»

Pubblicato per la prima volta in Francia tra 2000 e 2003, Persepolis è un racconto autobiografico che inizia nel 1980 e si conclude alla fine del 1994, ambientato prevalentemente in Iran ma anche a Vienna, dove l’autrice si trasferì, appena quattordicenne, per studiare.

Satrapi – classe 1969, cresciuta in una famiglia ideologicamente contraria al regime – vi ha riversato la sua esperienza personale di bambina, adolescente e giovane donna costretta a crescere sotto gli ayatollah e poi a cercare di ritagliarsi un posto, da sola, in un’Europa libera ma per lei a tratti incomprensibile. Ci sono pagine drammatiche (come quelle dedicate all’amato zio, condannato a morte perché comunista; o quelle sui bombardamenti durante la guerra con l’Iraq), ma anche momenti di leggerezza, ironia e tenerezza. 

Tra i temi trattati, anche identità, sesso, politica e salute mentale. «Satrapi», commenta Stefanelli, «può essere considerata come un pilastro ante-litteram del femminismo intersezionale: nel fumetto esplora anche la consapevolezza del suo corpo in cambiamento, di donna che in Iran era soffocata dal regime e in Europa si trova a fare i conti con pregiudizi di ogni tipo. E parla molto della depressione di cui ha iniziato a soffrire in giovane età e che purtroppo l’ha accompagnata per tutta la vita».

L’impatto culturale del fumetto: «Una rivelazione»

Persepolis è anche la storia di un lungo addio all’Iran. Preoccupati per lei, i genitori la spingono a studiare all’estero, prima in Austria, poi in Francia: il fumetto si conclude in aeroporto, con la partenza di Satrapi, ormai ventenne e con un divorzio alle spalle, per Parigi. Sarà lì che si stabilirà definitivamente, fino alla morte avvenuta il 4 giugno 2026. E sarà lì che scriverà e disegnerà Persepolis. 

Quando uscì fu, dice Stefanelli, «una rivelazione» per i lettori europei. «Di Iran, allora, si sapeva pochissimo. Satrapi è riuscita a raccontare la crisi della grande tradizione culturale del suo Paese, soffocata dal regime. Ma soprattutto ha saputo raccontare un popolo, mandando in frantumi gli stereotipi: ha mostrato che gli iraniani non sono né tutti vittime, né tutti complici. Ha umanizzato quello che allora in Occidente si vedeva come un monolite, mostrando che dietro al velo della propaganda c’era un Paese complesso, fatto anche di resistenza, cultura, politica, persino gioia e divertimento pur in mezzo a tanto dolore». Nel fumetto, i genitori di Satrapi organizzano feste clandestine e consumano alcol aggirando i divieti del regime, mentre lei si appassiona al punk e frequenta il mercato nero per accaparrarsi cassette pirata con la musica degli Iron Maiden. «Come una normalissima adolsecente di Milano, Valencia o Monaco», commenta Stefanelli. È proprio attraverso questo racconto così sincero della sua quotidianità che Satrapi è riuscita a creare, prosegue il docente, «un ponte di empatia» con l’Iran che nel mondo post-11 settembre era del tutto inedito.

L’arma segreta? Un linguaggio visivo universale (ma coltissimo)

Se «l’immedesimazione è stata la leva che ha reso Persepolis così sorprendente», aggiunge il docente, la sua «arma segreta», però, è tutta nel linguaggio visivo.

 Nonostante la complessità e la drammaticità dei temi trattati, Persepolis è fatto di figure semplicissime, quasi da libro per l’infanzia. Ed è proprio per questo che riesce a parlare a tutti. «Scegliendo un linguaggio così semplice, e quindi universale, e grazie a un bianco e nero nettissimo e minimale, Satrapi risulta leggibile anche a chi non è già educato all’estetica del fumetto d’autore», spiega Stefanelli. La sua, però, avverte il docente, è una semplicità coltissima e tutt’altro che superficiale, che mescola la lezione dell’espressionismo europeo con la tradizione del decorativismo tipico delle miniature persiane. 

Anche stilisticamente, dunque, Persepolis è un’ode all’Iran, pur essendo stato concepito a migliaia di chilometri di distanza. Ma è anche un’ode al potere della cultura come strumento di libertà, autodeterminazione, salvezza. Quando Satrapi viene mandata a studiare all’estero per la prima volta, la madre – pur straziata all’idea di allontanarsi da lei – la incoraggia a partire e le dice che «ha fiducia nella sua educazione». E, nei momenti più bui, è alle letture fatte in giovinezza che la protagonista si affida per tornare a galla. 

Uno dei romanzi grafici più venduti di sempre

A distanza di oltre 25 anni dalla sua prima pubblicazione, Persepolis continua a stregare i lettori. È un autentico long seller, tradotto in oltre 30 lingue. Essendo stato pubblicato prima a puntate, poi in due o tre volumi a seconda delle edizioni, è difficile stabilire quante copie abbia venduto finora, ma Stefanelli ipotizza possa essere «tra i cinque romanzi a fumetti più venduti di tutti i tempi»

Più significativo, però, è constatare quanto abbia lasciato il segno. «È diventato oggetto di studio nelle università, e non solo per chi si occupa di fumetto: è considerato come un testo di riferimento per diverse discipline, dalla storia dell’Iran contemporaneo agli studi di genere». Nel 2007, ricorda, è diventato anche un film che si è aggiudicato il Premio della giuria a Cannes, dimostrando che l’animazione tradizionale – fatta senza computer grafica e senza effetti speciali iperrealistici – può andare ben oltre l’intrattenimento per l’infanzia. Ha rappresentato, e rappresenta ancora oggi, «un’opportunità» per comprendere qualcosa in più, e in modo diverso, dell’Iran. 

Dove vedere «Persepolis»

In Italia, è possibile vedere in streaming il film d’animazione Persepolis iscrivendosi a Raro Video o Film Club con Amazon Prime Video.

4 giugno 2026 ( modifica il 4 giugno 2026 | 18:15)