In Estonia il portierino azzurro studia il suo foglietto e ferma tre volte gli avversari dal dischetto, una delle quali nei 90′, terminati 1-1. Contento il ct Daniele Franceschini
Pietro Scognamiglio
4 giugno 2026 (modifica alle 22:37) – MILANO
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C’è un supereroe tra i pali, che prende di peso l’Italia e la spinge in finale all’Europeo U17. Si chiama Christian Lupo, è nato a Bari e fa inorgoglire il settore giovanile del Lecce, dove agli stranieri (filone noto) si stanno aggiungendo radici piantate nel territorio pugliese. Un rigore parato nei 90’, più altri due – dopo avere studiato un foglietto con gli appunti sui tiratori – nella serie dal dischetto che decide la semifinale contro la fortissima Spagna. Avversaria che abbiamo guardato negli occhi, anche nei momenti di affanno. Perché tra i giovani va così: l’Italia è una potenza consolidata e arriva a giocarsi la seconda finale in tre anni, sperando di ripetere i fasti del 2024 quando la doppietta di Camarda al Portogallo fece salire sul tetto d’Europa la squadra di Massimiliano Favo. Ci proveranno anche i ragazzi di Daniele Franceschini, domenica alle 19 contro il Belgio. Proprio nei giorni in cui la distanza anagrafica dalla Nazionale (sperimentale) dei grandi è ai minimi storici: Samuele Inacio, fatto esordire da Baldini in Lussemburgo, giocava l’Europeo U17 esattamente un anno fa. Un inimmaginabile acceleratore spazio-temporale. Finisce 5-3 dopo l’1-1 dei primi 90′ di gioco.
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Da un primo tempo complicato, l’Italia ne esce in vantaggio ma consapevole di dover soffrire fino alla fine. La chiave dei primi 45’ sono sempre i rigori, uno per parte, assegnati dall’arbitro gallese Owen. Al 28’ la Spagna sbaglia dagli 11 metri con Inga, atterrato da Bonifazi ma poi ipnotizzato dai guantoni di Lupo. Al 39’ invece sono gli Azzurrini a presentarsi sul dischetto (fallo di mano di capitan Diaz), con Croci freddissimo nell’infilare Ponce. Ghiaccio nelle vene per l’attaccante della Fiorentina, che gioca sotto età con i suoi 15 anni ed è l’ottavo marcatore diverso in quattro partite di questa spedizione. Felicità diffusa. Al di là della saga dagli 11 metri, l’Italia sullo 0-0 aveva sfiorato il vantaggio con una rovesciata di Corigliano, per poi rischiare grosso in un paio di situazioni, attaccata lateralmente dai velocisti Inga e Badji (al centro dell’area, il parmense Varali spazza tutto quello che può). Dopo l’intervallo la Spagna prova a reagire con i cambi, soprattutto con l’ingresso dell’atteso centravanti Enzo Alves, figlio di Marcelo (presente in tribuna) e campione dell’ultima Youth League col Real Madrid. È proprio il numero 9 a far tremare l’Italia al 72’, centrando il palo di testa da calcio d’angolo. Sono le prove generali del meritato pareggio (77’): su un’altra azione che avvolge i 16 metri azzurri, Lupo para anche le mosche e Varali prova a immolarsi sulla linea, ma non c’è nulla da fare sulla ribattuta vincente dell’appena entrato Urrestarazu. Subito dopo rischiamo di subire anche il sorpasso con il tacco geniale di Tunkara (stellina del Barcellona) che manda in porta Mencia, ma il destro è troppo stretto. Sospirone di sollievo. Ogni attacco spagnolo profuma di pericolo e giocarcela direttamente ai rigori – non ci sono supplementari – diventa a quel punto il migliore approdo possibile. Soprattutto sapendo di poter contare su un gigante, che rimpicciolisce la porta agli occhi degli avversari e ci fa sentire forti. Un anno fa, nella semifinale di Tirana contro il Portogallo, erano stati 11 metri di infelicità. Stavolta si sorride, ne avevamo bisogno.
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“Sono contento — sottolinea il tecnico azzurro — non solo perché abbiamo raggiunto un traguardo importantissimo come la finale di un Europeo, ma anche per il percorso che ci ha portato a conquistare la possibilità di giocarcela. I ragazzi, dal round 1 al round 2 e anche in questa fase finale, sono cresciuti partita dopo partita, acquisendo sempre più consapevolezza nei propri mezzi fino a meritarsi tutto questo. Sono davvero fiero di loro”.
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