L’ex stella brasiliana: “Ha mantenuto l’umiltà che lo ha sempre caratterizzato. Il Carnevale è come il calcio, le individualità fanno una squadra, è lì che Carlo ha capito il nostro paese”
L’ammirazione di Paulo Roberto Falcao per Carlo Ancelotti è grande come la fiducia in questo Brasile che cerca l’Hexa, la sesta stella, a 24 anni di distanza dall’ultimo trionfo. Per l’ex romanista, l’ex compagno giallorosso è il vero craque del Brasile.
Ancelotti arriva a Roma nel 1979, lei l’anno dopo.
“Carlo era un ottimo giocatore, aveva tanta forza, marcava bene e tirava in porta con grande criterio. Quando sono arrivato giocava quasi come ala sinistra, perché il nostro attacco era con Bruno Conti a destra e Pruzzo in mezzo. Liedholm mi chiese cosa pensassi della squadra e io gli dissi che ci mancava una ripartenza veloce, giocavamo la palla ma non avevamo contropiede. ‘E poi Carletto a sinistra è sprecato’, gli dissi. Liedholm mise lì Roberto Scarnecchia, che era molto veloce, e accentrò Ancelotti. Siamo partiti e non abbiamo vinto lo scudetto solo per il famoso gol di Turone. Uno scandalo”.
“Eccome. Ci sono delle notti di insonnia che mi torna in mente quel gol, e quando succede posso dimenticarmi di dormire”.
E come persona, com’era Carlo da giovane?
“Ancora meglio che come calciatore. E poi è inutile parlare al passato, Carlo non è mai cambiato. L’ho intervistato recentemente ed è sempre lo stesso. Ha vinto tutto ma ha mantenuto l’umiltà che lo ha sempre caratterizzato. L’umiltà è segno di grandezza”.
Pensava che potesse diventare allenatore?
“No. Quando giocavamo insieme non l’avrei mai detto. All’epoca si diceva che io fossi un allenatore in campo: non so se Carlo ha imparato qualcosa da me! (Falcao ride di gusto, ndr)”.
Carlo ha tanto di Liedholm, la calma, l’ironia, la battuta pronta, il carisma, la leggerezza
Paulo Roberto Falcao
“Quando ha iniziato ad allenare ha preso ispirazione soprattutto da due persone: Arrigo Sacchi e Nils Liedholm. Carlo ha tanto di Liedholm, la calma, l’ironia, la battuta pronta, il carisma, la leggerezza. Anche per questo sono fiducioso per questo Mondiale”.
Siamo arrivati al Brasile di oggi.
“Io ci credo tanto, ho fiducia. Il problema è il tempo. Ancelotti è con noi solo da un anno e dovrà competere con allenatori che hanno avuto molto più tempo. Carlo ha giusto queste due settimane per preparare la sua squadra, per cercare di plasmarla secondo le sue idee. Il Brasile potrà migliorare molto nel corso del torneo, giocando”.
“Esatto. Per il Brasile è fondamentale vincere la prima, contro il Marocco. Perché è l’avversario più difficile del girone e perché al debutto c’è sempre un sacco di nervosismo e di tensione. Lì saranno fondamentali i giocatori d’esperienza, per aiutare chi ne ha meno. Penso a Casemiro, a Marquinhos, a Vinicius, ad Alex Sandro, anche a Danilo, che non so se giocherà ma è fondamentale nello spogliatoio”.
Neymar? È il migliore dei 26 convocati
Paulo Roberto Falcao
Per il Brasile è stato uno shock culturale la chiamata di un ct straniero.
“Ciò che conta è la competenza, la preparazione. È vero, è la prima volta dopo ventidue Mondiali che il Brasile è guidato da un allenatore straniero, ma questo allenatore non è un tipo qualsiasi, è Ancelotti. Che oltre ad essere un tecnico bravissimo ha un’altra qualità: assomiglia molto ai brasiliani. Ed è arrivato in Brasile conoscendo la nostra mentalità perché ha giocato e ha allenato tantissimi brasiliani nel corso della sua lunghissima carriera. È un vantaggio”.
A chi preferiva un brasiliano cosa risponde?
“Che non si può dire una stupidaggine del genere quando stiamo parlando di Ancelotti. Non so come andrà a finire, ma io credo tantissimo al Brasile campione. Per i giocatori che abbiamo, ma soprattutto perché c’è Carlo. Che è bravissimo e sa come gestire la squadra. Poi certo se non vincerà quelli che non volevano uno straniero rialzeranno la testa, però fino ad ora Carlo ha convinto tutti. Perché è semplice, è vicino, è umano, ed è uno che si emoziona e piange di fronte al video dei nipoti che lo salutano”.
Si è integrato bene: l’ha visto al Carnevale?
“Eccome! E mi ha detto che lì ha capito com’è la mentalità brasiliana: allegria, divertimento, anche organizzazione. Una squadra che vuole vincere nel Carnevale deve prendere 10 in quasi tutte le categorie per le quali si vota, come in una squadra di calcio. Vince chi ha più giocatori che prendono voti alti”.
“È il migliore dei 26. Bisogna vedere se riuscirà a mostrare questo talento che non si vede da più di due anni. Per me Carlo ha pensato a questo, che Neymar dalla seconda partita può essere utile, e poi piace molto agli altri giocatori. Carlo ha capito l’importanza che può avere, se sta bene ovviamente”.
“Quando in panchina hai una persona come Carlo nessuno guarda al passato. Carlo oggi è la persona più importante della nazionale brasiliana. La Cbf non ha preso un ct qualsiasi, ha preso la storia di Ancelotti. Quando entra nello spogliatoio i giocatori ascoltano, e la cosa gli da un’autorità indiscussa. Ed è il migliore nella gestione del gruppo. Per questo ho grande fiducia nella possibilità di conquistare il Mondiale”.
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