Il portoghese torna a parlare a Sport Tv dal ritiro della nazionale portoghese: “Sentivo di poter fare la differenza, ma il modo in cui la squadra giocava non mi ha messo nelle condizioni di riuscirci. Ho bisogno di una nuova sfida”
Per chi magari si era perso la prima puntata di fine maggio, adesso è arrivato il sequel. Rafa Leao torna a parlare dal ritiro con la nazionale portoghese, ribadendo la volontà di dire addio al Milan e, allo stesso tempo, spiegando più nel dettaglio ciò che non ha funzionato nella scorsa stagione. “Ho bisogno di una nuova sfida – ha ribadito a Sport Tv -. In Italia il campionato si sta evolvendo, ma per il mio calcio la Premier League o la Liga valorizzerebbero di più il mio talento e me come giocatore. Se dovesse arrivare l’opportunità della Premier, sarei molto contento: penso che riuscirei a mettere a confronto il mio talento con giocatori che sono a un livello molto alto”.
posizione—
Quando la settimana scorsa il portoghese aveva chiarito senza giri di parole la volontà di lasciare il Milan, il club non l’aveva presa benissimo (eufemismo), anche perché di fatto Rafa ha messo la società spalle al muro, con un potenziale danno economico. Ora Leao vuota il sacco anche su tutto ciò che a suo parere non ha funzionato nell’annata appena conclusa. “È stata una stagione difficile. Ho giocato infortunato per 4-5 mesi con una pubalgia, in una posizione che non è la mia. Il sistema tattico non mi aiutava. Sentivo di poter fare la differenza, ma il modo in cui la squadra giocava non mi ha messo nelle condizioni di riuscirci. Alla fine diventa logorante. Comunque ho giocato spesso come seconda punta in carriera e penso sia il mio ruolo preferito. E posso fare anche il falso 9, specie in una squadra come il Portogallo. Come ala, dopo il dribbling, ho più tempo per pensare se tirare, dribblare di nuovo o crossare. Ma giocando come seconda punta sono più vicino alla porta e devo essere più concreto: o fai assist o tiri. È un dettaglio su cui devo lavorare. Alla fine il calcio si basa sui numeri, ed è l’ultimo step che mi manca”.
pronto? sono paolo—
Poi, un accenno a qualche singolo. Iniziando dal primo contatto con Maldini, quando era al Lilla: “C’era stato prima un interessamento dell’Inter. Luis Campos mi disse che stavano pensando di vendermi. Io dissi che volevo restare un altro anno. Poi qualche giorno dopo mi disse che il Milan si sarebbe fatto avanti con una proposta da 25 milioni. E mi disse che qualcuno voleva parlarmi. Qualche ora dopo mi passano un telefono e… Maldini, Maldini che parlava con me. Non potevo dire di no”. Su Ibra: “È una brava persona, ma se sei debole psicologicamente, ti fai influenzare. L’approccio a volte sembra negativo. Se sei una persona che si sente subito attaccata dal suo modo di rivolgersi a te, ti sentirai male. Non è il tipo da darti una pacca sulle spalle, nemmeno negli allenamenti. Personalmente per me è sempre stato molto importante. Mi ha aiutato dentro e fuori dal campo. È un idolo. E per me, che a volte sono un po’ distratto, mi teneva sempre all’erta in ogni minuto di gioco”. E infine su Pioli: “Dal secondo anno ha iniziato a capirmi meglio come persona e mi ha dato quella libertà di esprimere il mio talento. Ha preparato molto bene la squadra: ero libero semplicemente di giocare a calcio”,
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