Chiwetel Ejiofor. Courtesy of A24
Clark è un architetto fallito. Laureato di mezza età, una relazione finita male e un negozio d’arredamento in una sperduta provincia americana del Wisconsin. Vende mobili scontatati vecchio stile e pessima qualità, divani color cammello, sedie e abat-jour di pessimo gusto. È lui il protagonista, interpretato dal candidato Oscar Chiwetel Ejiof (attore di 12 anni schiavo), di Backrooms, vera e propria rivelazione horror e fenomeno globale firmato A24, del regista Kane Parsons, a.k.a. Kane Pixels. Il film del giovanissimo regista, distribuito in Italia da I Wonder, è riuscito a incassare quasi 2 milioni di euro nei primi cinque giorni di programmazione (100 nel resto del mondo).
Chiwetel Ejiofor. Courtesy A24
Clark dorme poco, indossa camicie sgualcite o t-shirt del Modernist Design Forum di Santa Cruz. È solo, frustrato, abita nel suo negozio, dorme nei letti esposti, va in analisi da una psicoterapeuta, interpretata da Renate Reinsve – l’attrice norvegese di La persona peggiore del mondo (2021) e Sentimental Value (2025). Una notte, per una luce a intermittenza, scopre un varco verso una serie di ‘stanze sul retro’, un labirintico universo che si ripete all’infinito. Uno spazio liminale, il cui ingresso disegnerà sul muro con un pennarello, fatto di corridoi e porte, asfittico, senza finestre, come in un videogioco fatto di stanze senza tempo.
Kane Parsons e Chiwetel Ejiofor. Foto Asterios Moutsokapas
Le pareti sono rivestite di una carta da parati giallognola sempre uguale, dove il vuoto viene intervallato solo da poltrone accatastate, divani, lampade, tavoli, angoscianti alberi di Natale, piscine surreali ed entità nascoste che sembrano nate dalla mente di David Lynch.
Seguendo il successo di The Blair Witch Project, capostipite del mocumentary e found footage (filmati ritrovati), il film è nato da un primo corto realizzato dal regista e youtuber californiano quando non aveva nemmeno 18 anni con grafica 3D e il software di rendering Blender per ricreare l’effetto di apparecchi analogici e registrazioni in videocassetta.
Renate Reinsve. Courtesy A24
All’origine della saga cyber-horror, un post pubblicato su 4chan nel 2019 con la rappresentazione di una backroom, caratterizzata da, recita un commento, «l’odore di moquette vecchia e umida, la follia del giallo uniforme, il rumore di fondo infinito delle luci fluorescenti al massimo ronzio e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote segmentate casualmente in cui rimanere intrappolato».
Ed è esattamente così il Paese delle Meraviglie del nostro architetto, una sorta di moderna veduta di Giovan Battista Piranesi, un pericoloso e angosciante spazio della mente, della memoria e del futuro perduto, fatto di lunghi corridoi alla Overlook Hotel, l’albergo immaginario sulle montagne in Colorado che Kubrick, con Stephen King, ha reso eterno.
Chiwetel Ejiofor. Courtesy A24
Pavimenti come sabbie mobili, angoli senza vie di uscita, prospettive impossibili, scale alla Escher ricreano ambienti che il sociologo k-punk Mark Fisher avrebbe definito un fallimento di presenza: «progettati per essere attraversati, consumati o abitati da una folla, quando vengono privati della loro funzione o svuotati di vita umana, generano un senso di profonda inquietudine».
Renate Reinsve. Courtesy A24
Visto il budget limitato, parte delle ambientazioni sono state allestite in uno studio a Vancouver dallo scenografo Danny Vermette che, insieme al regista, le ha poi completate grazie al comparto degli effetti visivi. Non solo l’universo parallelo scoperto nel sottosuolo del mobilificio abbandonato di terza categoria, il film racconta anche altri spazi: parcheggi svuotati, centri commerciali e carrelli della spesa solitari, case progettate, come quella della psicologa, per vivere la nostalgia e i ricordi un’infanzia. Spazi spettrali, nuove angosce di una generazione tradita dal capitalismo consumistico, architetture vuote, disegnate su fogli stropicciati, che non possono che essere decisamente horror.

Il trailer di Backrooms
Il film, di cui si è già annunciato un remake, è al primo posto in oltre trenta paesi, tra cui Regno Unito, Australia, America Latina, Scandinavia, Medio Oriente e Corea del Sud. Merito dei giovani: il’86% degli spettatori ha meno di 35 anni, due terzi meno di 25.
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