di
Cosimo Mazzotta
Bergamo, dai reparti del Papa Giovanni XXIII al grande schermo: sette cortometraggi realizzati da bambini ricoverati raccontano il valore di «Cartoni Animati in Corsia»
Una bambina china sul tavolo ritaglia con estrema attenzione un cartoncino colorato. Sul foglio stanno prendendo forma le ali di un uccello azzurro. In un’altra stanza, un bambino con una flebo al braccio e grandi cuffie sulle orecchie ascolta concentrato una registrazione audio come un vero tecnico del suono, mentre i suoi «colleghi», segnati dalle terapie, osservano sul monitor di un computer il movimento di figure animate che hanno appena contribuito a creare. Per qualche ora i letti d’ospedale, le infusioni e le visite mediche sembrano arretrare sullo sfondo. In primo piano ci sono loro: bambini che disegnano, registrano e costruiscono storie.
È dentro queste immagini che si può comprendere davvero il senso di «Cartoni Animati in Corsia», il progetto promosso da Avisco che nel biennio 2025-2026 ha trasformato i reparti pediatrici degli Spedali Civili di Brescia e dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in piccoli studi di animazione. Un’iniziativa che ora arriva al cinema Lo Schermo Bianco di Bergamo, dove domenica 7 giugno saranno proiettati sette cortometraggi realizzati dai giovani pazienti, alla presenza di Bruno Bozzetto.
Dietro quei filmati c’è il lavoro di 160 pazienti tra i 2 ai 20 anni. Per comprenderne il valore basta ascoltare la storia di Sofia, nome di fantasia di una bambina di dieci anni arrivata a Bergamo da un’altra regione per affrontare un complesso percorso in vista di un trapianto. Chi l’ha incontrata la ricorda come una bambina provata dalla malattia, ma «con uno sguardo capace di raccontare più di molte parole – racconta Antonella Ghezzi, coordinatore infermieristico della Chirurgia Pediatrica e dell’Epatologia e Gastroenterologia Pediatrica e dei Trapianti del Papa Giovanni -. Quando le è stato proposto di partecipare al laboratorio, ha costruito una storia popolata da personaggi pieni di vita, immaginando già come svilupparla nelle settimane successive».
Ma le condizioni di Sofia si sono aggravate e il ricovero si è trasferito in terapia intensiva. «Dopo il trapianto, quando è finalmente tornata in reparto, la prima cosa che ha chiesto agli operatori era se fosse possibile continuare il suo cartone animato», spiega Ghezzi. Il laboratorio nel frattempo era terminato, ma la sua storia non si era fermata: un altro bambino l’aveva raccolta e portata avanti. «Che bello, allora tutti noi siamo legati da un filo che unisce le nostre storie in un cartone animato unico», fu la sua reazione.
È proprio quel filo a rappresentare il cuore dell’iniziativa. Un filo che unisce bambini che spesso non si conoscono, che entrano ed escono dai reparti in tempi diversi, che affrontano percorsi di cura differenti ma che, attraverso una storia condivisa, riescono a lasciare un pezzo di sé e a raccogliere quello degli altri. La forza di «Cartoni Animati in Corsia» sta proprio in questo: «Non si tratta soltanto di un’attività ricreativa, ma di uno strumento che rende più umano il tempo della malattia e del ricovero», sottolinea Simonetta Cesa, direttore socio-sanitario dell’Asst.
Nato a Brescia nel 2012 e approdato a Bergamo nel 2023, in occasione di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura, il progetto si è progressivamente consolidato. Ma perché tutto questo possa funzionare servono professionalità molto particolari. Oggi il progetto coinvolge nove operatori presenti nei reparti da agosto a marzo, per un costo di circa 80 mila euro all’anno. «Quando il progetto è nato erano soprattutto volontari che dedicavano il proprio tempo libero», spiega il direttore artistico di Avisco, Vincenzo Beschi. «Oggi parliamo di professionisti che devono possedere competenze cinematografiche ma anche relazionali, educative e psico-sociosanitarie». Un aspetto spesso invisibile ma fondamentale: gli operatori non insegnano soltanto a realizzare un cartone animato. Entrano in relazione con bambini e famiglie in momenti di particolare fragilità, costruendo legami di fiducia che richiedono sensibilità, preparazione e un forte coinvolgimento umano. È anche grazie a questo lavoro che, tra le corsie di un ospedale, la fantasia riesce ancora a trovare spazio.
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5 giugno 2026
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