di
Pierpaolo Lio
Il fermato è un giovane peruviano con numerosi precedenti, per lui la Procura ipotizza l’omicidio aggravato. Perquisizioni nelle case di altri sette giovani che vivono nell’hinterland. Hanno tra i 20 e i 22 anni
C’è un fermo per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera. Il 22enne aggredito e pugnalato a morte la sera del 26 maggio scorso, alla stazione Certosa. È un 19enne peruviano. Per gli inquirenti è stato lui uno di quelli che hanno sferrato i fendenti fatali. Con lui ci sono altri sette indagati. Sono coetanei del ragazzo inseguito, assalito e pugnalato decine di volte lungo i binari. Sono anche loro peruviani, hanno tra i 20 e i 22 anni, e sono residenti fuori città. I pandilleros sono stati perquisiti, accompagnati in questura, e sentiti tutto il giorno dagli investigatori della squadra mobile, guidati da Alfonso Iadevaia e coordinati dal pm Elio Ramondini e dall’aggiunto Bruna Albertini.
Fanno parte di un gruppo più ampio (sono 17 quelli identificati) che quella sera aveva preso di mira «Luquita», il fratello 20enne e un amico 32enne. Questi ultimi due erano riusciti a scampare all’agguato «a freddo». Non ce l’aveva fatta invece Gianluca, raggiunto nel suo tentativo di fuga dopo essere caduto. E diventato il bersaglio della furia di fendenti alle gambe — oltre una ventina — tra cui quello che gli ha reciso l’arteria femorale.
Il 19enne fermato ieri per omicidio aggravato ha diversi precedenti, per rapina, lesioni, e un’espulsione sospesa. È stato riconosciuto dai due scampati all’assalto. E a casa sua, a Canegrate, nell’hinterland, sono stati trovati i vestiti che indossava quella sera.
Prima dell’aggressione mortale c’era stato già una sorta di preambolo. Quando la vittima, il fratello e il padre (che vive lì vicino) erano usciti per acquistare alcune birre in un minimarket. E avevano incrociato il gruppo, che già s’era fatto notare nel quartiere per il tentativo di attaccar briga nel pomeriggio con altri ragazzi. Secondo il racconto dei familiari, alcuni avrebbero iniziato a mimare con le mani i simboli della gang dei Latin Kings. «Siamo i King. Qui comandiamo noi», l’avvertimento del gruppo. Che sui muri della stazione e delle vie attorno ha lasciato il marchio «LK».
Il lungo lavoro di analisi delle (tante) telecamere della zona ha permesso agli agenti della Mobile di identificare i componenti del gruppo.
Che più tardi, alla vista dei tre ragazzi arrivati in stazione per attendere il treno che li avrebbe riportati a casa, aveva iniziato a inveire e a tempestare i tre con un fitto lancio di pietre e bottiglie. Poi, una parte — quegli otto indagati — si sarebbe lanciata all’inseguimento dei giovani in fuga, terminata tra le traversine del binario «6» con le coltellate a «Luquita». Vicino a quel punto, gli specialisti della Scientifica avevano sequestrato una lama da cucina, cocci di bottiglia, e anche un altro coltello insanguinato. Altri elementi sono stai cercati durante le perquisizioni scattate ieri mattina nelle abitazioni degli otto ragazzi, alla ricerca di vestiti e altro materiale che possa essere utile alle indagini, anche per ricostruire la struttura della pandilla, già protagonista in passato di reati, e oggetto più volte di indagini.
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5 giugno 2026 ( modifica il 5 giugno 2026 | 23:38)
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