di
Rossella Burattino
Fallita la trattativa per mantenere l’attività nelle ex Cristallerie Livellara. A rischio 60 posti di lavoro. Finisce una delle più importanti esperienze di recupero culturale dell’archeologia industriale milanese
Non chiude soltanto un locale. Chiude uno dei luoghi simbolo della Milano che negli ultimi anni ha saputo reinventare i propri spazi industriali trasformandoli in presìdi culturali e sociali.
Dopo oltre dieci anni di attività, lo Spirit de Milan interrompe la propria programmazione e lascia gli spazi delle ex Cristallerie Livellara, nel cuore della Bovisa. La causa è la scadenza del contratto di locazione e il mancato accordo con la proprietà per una proroga che consentisse di proseguire l’attività, anche solo temporaneamente, mentre veniva individuata una soluzione definitiva.
La notizia è stata comunicata venerdì dalla società che gestisce il locale, che parla apertamente di una mancanza di volontà da parte della proprietà nell’individuare un percorso condiviso capace di salvaguardare un progetto culturale diventato negli anni uno dei più riconoscibili della città.
«Abbiamo fatto tutto il possibile per trovare una soluzione condivisa vantaggiosa per tutte le parti coinvolte, portato un progetto convincente e al contempo riqualificato uno spazio che oggi sembra destinato a scomparire sotto le macerie», afferma Luca Locatelli, fondatore dello Spirit de Milan.
La chiusura arriva al termine di una lunga vicenda iniziata nel 2017, quando venne sottoscritto un contratto di locazione della durata di sei anni più sei. Nel dicembre del 2020, in piena pandemia, alla società venne notificata un’ingiunzione di sfratto mentre la proprietà manifestava l’intenzione di vendere l’immobile. Lo Spirit si oppose in sede giudiziaria e il giudice non convalidò lo sfratto. Successivamente la proprietà comunicò di non voler procedere al rinnovo del contratto per il secondo periodo previsto, motivando la scelta con un progetto di integrale ristrutturazione dell’area. La controversia fu poi conciliata.
Nel frattempo i gestori del locale hanno tentato di favorire una soluzione individuando due diversi soggetti interessati all’acquisto dell’immobile e intenzionati a mantenere la vocazione culturale dello spazio. Entrambe le trattative, secondo quanto riferito dalla società, si sono però interrotte. Negli ultimi giorni sarebbe inoltre emersa una negoziazione avanzata tra la proprietà e un altro acquirente.
Ma la vicenda immobiliare racconta soltanto una parte della storia.
Dal 2015 lo Spirit de Milan era diventato molto più di un semplice locale. Aperto sei sere alla settimana, con musica dal vivo praticamente ogni giorno, in dieci anni ha ospitato migliaia di concerti, spettacoli, serate danzanti, incontri e iniziative culturali. Jazz, swing, blues, cabaret, tango, folk e canzone milanese hanno convissuto sotto lo stesso tetto, contribuendo a costruire una comunità trasversale che ha reso il locale uno dei punti di riferimento della vita culturale cittadina.
Lo Spirit aveva trovato casa all’interno delle ex Cristallerie Livellara di via Bovisasca 59, uno degli esempi più significativi di archeologia industriale della zona nord di Milano. L’area conserva la memoria della grande stagione manifatturiera della Bovisa, quartiere cresciuto tra industrie chimiche, meccaniche e manifatturiere e diventato nel tempo uno dei principali laboratori urbani della città. Con l’arrivo del Politecnico e la progressiva trasformazione delle aree produttive dismesse, molti edifici industriali hanno trovato una nuova funzione. Tra questi anche le ex Livellara, recuperate e restituite alla città grazie a un progetto che ha saputo coniugare intrattenimento, cultura e valorizzazione del patrimonio storico.
Non a caso nel 2019 il Comune di Milano aveva riconosciuto formalmente il valore culturale e sociale dello Spirit de Milan attraverso una convenzione dedicata alle attività artistiche, musicali e aggregative promosse nello spazio.
In una città spesso accusata di sacrificare luoghi identitari alle trasformazioni immobiliari, lo Spirit rappresentava un caso particolare: un progetto nato dal basso che era riuscito a dare nuova vita a uno spazio industriale dismesso, trasformandolo in un luogo di incontro frequentato da migliaia di persone ogni anno.
La chiusura apre ora interrogativi sul destino dell’area e sulle conseguenze occupazionali della vicenda. Sono circa sessanta i lavoratori coinvolti direttamente dalla cessazione dell’attività. «È una notizia che speravamo di non dover mai dare, ma soprattutto non con questi tempi e modalità», conclude Locatelli. «Il nostro pensiero è tutto per i nostri dipendenti e per le persone che in questi anni hanno frequentato lo Spirit e per le quali siamo diventati un po’ casa. A tutti coloro che hanno sostenuto e amato questo progetto va il nostro grazie. Speriamo di poter dare presto notizie su come e dove proseguire questa avventura».
Per Milano si chiude così una stagione che sembrava ormai parte integrante del paesaggio cittadino. E resta aperta una domanda destinata a tornare ogni volta che uno spazio culturale viene sacrificato alle logiche della trasformazione urbana: quale posto è ancora riservato, nella città che cambia, ai luoghi capaci di produrre cultura, relazioni e comunità?
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5 giugno 2026
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