Non capitava dal 2014 che nessun talento delle giovanili esordisse: il rischio è di perdere i benefici della seconda squadra, che però anche in questa stagione è stata ricca di qualità
Neanche un singolo giovane del vivaio della Juventus lanciato in tutto il 2025-2026, nonostante i talenti di casa, nonostante il florido progetto Next Gen, nonostante il calo della qualità media della rosa negli ultimi anni. Ma come, la società che per prima si è lanciata nel progetto della seconda squadra, ha chiuso la stagione senza far debuttare nessuno? Proprio così. E non si tratta di un dettaglio: alla Juventus questo zero negli esordi dal vivaio si è visto pochissime volte negli ultimi tre decenni e mai nell’ultima dozzina di anni, con il rischio naturale che si possa interrompere il flusso benefico di talento che parte dal settore giovanile e passando dalla Next Gen arriva fino alla Serie A. E pensare che negli ultimi anni, grazie ai giovani, la Signora ha racimolato decine di milioni di euro per finanziare le campagne acquisti della prima squadra…
solo panchina—
In ordine crescente di età: Raffaele Huli, Niccolò Rizzo, Riccardo Radu, Simone Scaglia, Stefano Mangiapoco e Pedro Felipe. Sono sei i calciatori ancora senza presenze in prima squadra che in stagione sono stati convocati da Igor Tudor o Luciano Spalletti, ma nessuno di loro ha vissuto l’emozione di entrare in campo con decine di migliaia di occhi curiosi a scrutarli. Hanno respirato un po’ lo spogliatoio e in diversi si sono allenati episodicamente con i calciatori di Serie A, ma il salto è restato soltanto teorico, mai ufficiale. Può essere un caso, ma resta comunque un dato su cui ragionare alle porte di una sessione di mercato in cui, per esempio, resta apprezzato Tarik Muharemovic del Sassuolo, liquidato dai bianconeri nel 2024 senza nemmeno un minuto in campo e ora forse rimpianto. Lo stesso Fabio Miretti è in uscita – piace anche al Como –, ma non sarebbe stato un calciatore da medio-alta Serie A se non avesse assaggiato per la prima volta il calcio “dei grandi” nel 2022-2023 come step fondamentale del suo processo di crescita. Senza campo, i giovani non crescono e nemmeno vengono esposti al grande pubblico, che il fine sia la formazione di un potenziale campione oppure il pur comprensibile player trading.
in vetrina—
Attenzione, il punto non è che alla Next Gen manchi talento, tutt’altro. La squadra di Massimo Brambilla ha chiuso al quinto posto nel girone B di Serie C, ha superato la Vis Pesaro nel primo turno dei playoff e si è fermata al secondo contro la Pianese di Alessandro Birindelli. Il talento più limpido è l’esterno sinistro David Puczka – 10 gol e cinque assist in stagione –, di cui si parla talmente bene che avrebbe già potuto, probabilmente, tentare il salto in Serie A, ma non è accaduto. E poi ci sono Giacomo Faticanti, Augusto Owusu, il talento di Adin Licina, il centrale Javier Gil. Ci sarebbe materiale per attingere alla seconda squadra, però non è accaduto né con Tudor né con Spalletti. E il circolo virtuoso si è interrotto, senza alcuna convenienza per la Juventus stessa. Ovviamente nello specifico caso è comprensibile che gli allenatori abbiano puntato sulle poche certezze in rosa nell’inseguimento al quarto posto – poi fallito –, ma allo stesso tempo la società ha interesse che i giovani emergano o almeno si affaccino alla Serie A. Quest’anno, dopo 12 anni consecutivi, non è accaduto.
a raffica—
L’ultima volta era accaduto nel 2013-2014, quando l’unico calciatore che poteva essere considerato un esordiente, Ouasim Bouy, aveva in realtà già maturato 17 presenze in Serie B con il Brescia. E gli anni successivi? Da Moise Kean a Fabrizio Caligara, da Kenan Yildiz a Nicolò Savona e Miretti, da Samuel Mbangula a Nicolò Fagioli e Matias Soulé, fino a Radu Dragusin, in ogni stagione l’allenatore di turno aveva scommesso su qualche prodotto del vivaio o perlomeno ne aveva premiati un paio con una passerella di fine stagione, tanto simbolica quanto necessaria su più livelli. La speranza in casa Juventus è quella di fornire a Spalletti la serenità per riaprire presto il flusso, perché la Next Gen resta un fiore all’occhiello del club e non valorizzarla è un danno economico notevole. Già dal raduno del prossimo luglio qualche volto nuovo si vedrà, sperando che non sia una comparsata, un sogno di una notte di mezza estate.
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