di
Valentina Santarpia
I medici dipendenti? Una soluzione che non piace ai sindacati, ma nemmeno ai partiti di centrodestra. Il Pd: «Governo Meloni imploso su un provvedimento che aveva costruito da solo, in casa propria, con le mani dei suoi ministri, dei suoi presidenti di Regione, dei suoi assessori»
Rischia di bloccarsi la riforma Schillaci per i medici della sanità pubblica. Dopo la posizione del sottosegretario Marcello Gemmato, che ha ribadito che Fratelli d’Italia resta contraria all’ipotesi di far diventare medici di famiglia e pediatri di libera scelta dipendenti pubblici, ora arriva la Lega a bocciare la riforma. «La Lega ha sempre espresso forti dubbi sulla riforma Schillaci delle cure primarie, impostata quasi esclusivamente sul cambio di tipologia contrattuale dei medici di famiglia e sull’obbligo di presenza nelle Case della Comunità- si legge in una nota del Dipartimento sanità del Carroccio – Da oltre due anni abbiamo depositato al Senato un disegno di legge concreto e pragmatico che punta a valorizzare le aggregazioni tra medici per offrire più servizi ai cittadini, ridurre drasticamente la burocrazia che grava sui professionisti e rafforzare l’assistenza territoriale di base, evitando così di intasare ulteriormente gli ospedali. Crediamo che la salute dei cittadini si tuteli con soluzioni operative e di buonsenso, non con imposizioni ideologiche o modelli rigidi che rischiano di lasciare vuote le strutture finanziate dal Pnrr. La Lega è pronta a lavorare per una vera riforma condivisa che metta al centro medici e pazienti, non la sola ridefinizione del contratto di lavoro».
Le opposizioni parlano di «spettacolo indecoroso», con la deputata Ilenia Malavasi del Pd che sottolinea: «Il governo Meloni non è caduto su una proposta dell’opposizione. È imploso su un provvedimento che aveva costruito da solo, in casa propria, con le mani dei suoi ministri, dei suoi presidenti di Regione, dei suoi assessori. Schillaci spingeva. Rocca firmava. Bertolaso annunciava. E nel frattempo, a Roma, i parlamentari di FdI e Forza Italia lavoravano nell’ombra per far saltare tutto, con il sottosegretario Gemmato che, secondo quanto emerge, incontrava i sindacati medici per rassicurarli che la riforma non avrebbe visto la luce». Gemmato aveva qualche giorno fa sottolineato che la «via prioritaria non può che essere la convenzione, confermando l’obiettivo di rendere operative le Case di Comunità, anello fondamentale per ottenere una sanità territoriale sempre più capillare e a misura di cittadino». Per Mariolina Castellone (M5S) «ancora una volta prevalgono i veti, le resistenze corporative e gli interessi organizzati, mentre i cittadini continuano a fare i conti con carenza di medici, servizi territoriali insufficienti e Case della Comunità che rischiano di rimanere scatole vuote».
La riforma col decreto è pronta ormai da metà maggio, ma i sindacati si sono detti contrari all’assunzione come dipendenti e alle sei ore nelle Case di comunità, minacciando di mobilitarsi. Il ministro Schillaci ha sottolineato recentemente, al festival dell’Economia Trento, di non aver «mai messo sotto accusa i medici di famiglia»: «Li ho sempre difesi, ho detto che sono il perno del nostro servizio sanitario nazionale perché sono i primi ai quali i cittadini si rivolgono e sono quelli che meglio di tutti conoscono i cittadini, quindi li possono indirizzare verso le cure più appropriate».
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5 giugno 2026 ( modifica il 5 giugno 2026 | 22:24)
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