Il tedesco è stato l’uomo mercato portato da 777 Partners in rossoblu: ecco come è andata la sua avventura in Liguria

Freddo. Diffidente. Poco (anzi, per nulla) empatico. Un convitato di pietra nei meeting di lavoro: a Genova, dove è stato l’uomo mercato della vecchia proprietà americana del Genoa all’incirca per sette mesi, ricordano così Johannes Spors da Heidelberg, la culla universitaria della statistica e degli studi matematici in Germania. Però, gliene va dato atto, un precursore rispetto all’approccio tradizionale per studiare i profili dei calciatori, lui che già tre lustri fa quando era all’Hoffenheim utilizzava i big data e le analisi statistiche per individuare i giocatori da acquistare. A Genova era arrivato poco meno di cinque anni fa, autunno 2021, portato dai nuovi padroni americani del Grifone, il fondo (poi naufragato) 777 Partners, che per un soffio non ha trascinato a picco il Genoa. Ma, questa, sarebbe un’altra storia. Quell’anno, finita l’era Preziosi, con Shevchenko allenatore al posto di Ballardini, salì sul ponte di comando del Genoa per provare a farlo uscire da una situazione a dir poco scomoda. Lui, che era cresciuto nel mito di Helmut Gross, altra figura chiave del calcio tedesco, un altro legato a doppio filo a Ragnick da quarant’anni e più, famoso per le sue intuizioni fuori dagli schemi sui giocatori. 

in salita—  

Un Genoa malato grave: lui arriva nella sera del derby perso al Ferraris dai rossoblù, con una rosa extralarge, trentacinque elementi e il morale a terra, con un mercato di gennaio all’orizzonte ritenuto snodo-chiave per risalire la corrente. Un modo nuovo, quello di Spors, di pescare talenti, mutuato appunto da Ragnick (tutto torna), fra piattaforme di mercato virtuali, giocatori studiati con l’analisi dei dati, ma anche l’occhio di chi non si fa fregare. È nota la storia di una punta poco nota spacciata per campione, con movenze fulminee, ma soltanto grazie a un buon montaggio video, modificato e accelerato. Lui, tanto per dire, se n’era accorto subito. Spors a Genova s’era visto pochissimo, in quei sette mesi della sua gestione: una gestione del mercato da remoto, il ds in smart working, non tanto per mancanza di rispetto nei confronti dell’ambiente genoano, ma piuttosto perché la sua casa era ed è il mondo, il calcio eurocentrico di Johannes: finché poi l’estate successiva, con l’arrivo di un nuovo ds a Genova, Marco Ottolini, e Spors promosso a grande capo dello scouting di tutta la filiera calcistica di 777, si era consumata di fatto la separazione del tedesco dall’Italia. 

intuizioni—  

Eppure in quei mesi, al capezzale di un Genoa malato, aveva pensato in grande, da Vecino a Miranchuk, da Castillejo a Strand Larsen, fino ad arrivare alla novità della formula scelta per il trasferimento di Piccoli in prestito dall’Atalanta di Gasperini: più gioca, meno costa (al Genoa). Il calcio con il cashback, come un supermercato, con il costo del prestito inversamente proporzionale al numero di presenze della punta in campionato. E, comunque, come si diceva, Spors è uno che aveva l’occhio lungo, perché a lui si deve il primo arrivo di Ostigard (ex compagno di Haaland), che dopo il giro d’Europa è stato riscattato l’anno scorso dai rossoblù per 2,5 milioni. Oggi ne vale oltre venti. 

tecnici—  

Spors che pensa in grande: nella sua stagione genoana, con Sheva ai saluti, il tentativo Spors che prova invano a ingaggiare l’ex giallorosso Rudi Garcia e poi Pal Dardai, tecnico dell’Hertha Berlino, poi Labbadia, tedesco come Spors, entrambi figli della galassia sportiva Red Bull. A Genova, però, dopo l’interregno di Konko arriva Blessin, l’ex assicuratore tedesco, un altro con i geni Red Bull, con un lungo curriculum nelle giovanili del Lipsia e indirettamente allievo di Ragnick. 

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gestione—  

Una rivoluzione nel nome di Spors che aveva toccato anche altri settori del club, compresa ad esempio la sfera nutrizionale e l’approccio psicologico all’impegno agonistico per la squadra. Ma la promozione a Group Sporting Director di tutti i club dell’ex gruppo 777 aveva interrotto il suo rapporto con il Grifone, prima che il default degli americani ne decretasse definitivamente la fine dell’avventura.