L’ex capitano bianconero è intervenuto al Festival della Serie A nel panel “Legendary player”. Tra gli argomenti toccati la situazione attuale del club torinese ma anche il Mondiale vinto nel 2006

“Un capitano, c’è solo un capitano”: il Teatro Regio di Parma per un momento si trasforma nella curva dell’Allianz Stadium per accogliere Alessandro Del Piero, protagonista della terza edizione del Festival della Serie A. “Legendary player”, è il titolo del panel. Leggendario e indimenticabile, come dimostra la folla festante e adorante che lo aspetta. Sul palco le maglie che hanno caratterizzato la sua carriera, Juventus e Nazionale. Diciannove anni in bianconero, impreziositi da tanti trofei tra cui una Champions League (l’ultima della Vecchia Signora) e culminati nella festa spontanea e commovente d’addio il 13 maggio 2012 all’Allianz Stadium.

l’addio alla juve—  

“Ricordo una miriade di emozioni – racconta l’ex capitano della Juventus – la felicità per lo scudetto vinto ma non solo: un percorso in maglia bianconera che è stato sempre speciale, ma l’ultima parte ancora di più perché siamo tornati in alto dopo la piccola disavventura del 2006. Quel giorno è stato tutto naturale, abbiamo celebrato lo scudetto poi ho deciso di fare un giro di campo perché per me la partita ha preso una piega unica. All’inizio non volevo perché era la giornata dedicata al ritorno dello scudetto, però sono stato chiamato dall’immenso amore che ho ricevuto”.

mondiale 2006—  

Del Piero ripercorre la sua vita calcistica raccontando aneddoti divertenti, come la camminata verso il dischetto nella finale del Mondiale 2006: “Mi sono venute in mente cose del passato che non sapevo che senso avessero. Mi sono detto: quante persone saranno qui a guardarmi, due milioni? Che vuoi che succeda se sbaglio un rigore? Ho cercato di sdrammatizzare, è un momento assurdo, ti prepari ma il rigore è tutto mentale, le paturnie ti massacrano. Noi al Mondiale 2006 siamo stati perfetti. Abbiamo vinto contro una nazionale fortissima”.

MAGLIE, TOTTI E PALLONE D’ORO—  

“Non sono malato di maglie, ho scambiato quelle con Maldini, Zidane, Ronaldo e Ronaldinho. Lo faccio per suggellare qualcosa di speciale. Spesso ho cercato ispirazione nei miei avversari. Ho la maglia di Totti, simpaticissimo come Di Livio e Gattuso. Con alcuni si crea complicità, Francesco è uno di questi, ha avuto un percorso simile al mio. Il Pallone d’oro non mi manca, se guardiamo chi non l’ha vinto sono in buona compagnia”.

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forza juve—  

Infine il momento della Juve e i tifosi che lo vorrebbero con un ruolo in dirigenza: “Affetto e aspettative che ci sono nei miei confronti non possono essere un peso. Il mio pensiero quando guardo il mondo bianconero è cosparso di emotività. Il legame con la famiglia è franco, la proprietà ha fatto qualcosa di incredibile, la sua presenza è sempre importante. Ho grande rispetto per chi lavora ora alla Juventus, ognuno deve fare la sua parte. Non puoi giudicare se non sei dentro. Il legame con la famiglia e i tifosi è sempre lo stesso. Per la Juve è un momento complicato, bisogna voltare pagina. Se dovessi dire tre parole ai giocatori direi ‘Forza Juve’, ma sono solo due… Guardiamo al bello di questo campionato, il Como ha fatto un’annata strepitosa, così come la Roma, togliendo la Champions a Milan e Juventus”.