di
Davide Soattin
Il rocker, impegnato nelle prime date del nuovo tour, promette «una festa nazionale per i 50 anni di carriera». Durante il live, nel quale ripercorre la lunga carriera di successi, ribadisce: «Il potere è una droga, allora al governo ci sono dei drogati». A Ilaria Cucchi: «Avete fatto qualcosa di enorme»
«Vado al massimo», attacca Vasco. E Ferrara con lui. Bastano le prime parole della scaletta per azzerare trentanove anni: l’ultima volta era il 1987, c’era il tour di «C’è chi dice no», i dischi si ascoltavano sui giradischi e il Parco Urbano «Giorgio Bassani» non era ancora il tempio dei grandi eventi. Dopo quasi quattro decenni e qualche capello in meno – il Blasco è tornato nella città emiliana.
«Una città straordinaria. L’ho vissuta soprattutto da giovane» aveva affermato nelle scorse settimane il Kom. Davanti a lui 60mila persone, un popolo transgenerazionale: c’è chi è arrivato all’alba per conquistare le transenne, chi ha macinato chilometri e chi ha trasformato il concerto in un qualcosa di personale, per non dire intimo.
Come i quarantatré amici arrivati dalla provincia di Salerno: indossano magliette gialle con il volto di Eugenio, l’amico morto un anno fa, che per quindici anni non aveva mai mancato un live di Vasco.
Da Mauro Repetto a Ilaria Cucchi: anche volti noti tra il pubblico
Sono partiti insieme, portando con loro anche la compagna del giovane. Tutti insieme, come una volta. Tra il pubblico nomi noti della musica italiana, di ieri e di oggi: da Mauro Repetto degli 883 al rapper Lazza. Ma anche l’allenatore Roberto De Zerbi, fresco di salvezza col Tottenham in Premier League, e la senatrice Ilaria Cucchi.
A lei e al compagno, l’avvocato Fabio Anselmo, Vasco ha voluto riservare il proprio saluto nel backstage. «Voi due avete fatto qualcosa di enorme» ha detto Rossi, con riferimento ai tanti anni passati a cercare verità e giustizia per l’omicidio del fratello Stefano.
«Il merito è anche tuo: le tue canzoni sono la colonna sonora della nostra vita» ha ribattuto la senatrice. Poi la stretta di mano al sindaco Alan Fabbri. Quello del Blasco è un ritorno in grande stile, come sa fare. Da sempre. Con un tour, non solo nel segno della «provocazione ironica», ma anche per dire che – nonostante gli anni – non è mai tardi per andare «al massimo» e farlo a «gonfie vele».
Il «Giubileo di Vasco» nel 2027: «Evento a Roma per 500mila»
E così l’avvio è punk allo stato puro, ma prima c’è un regalo da scartare: l’annuncio del «Giubileo di Vasco» a Roma, nel 2027, con in programma anche un evento per 500mila persone. Il Komandante anticipa che sarà «una vera e propria 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, fatta di musica, ricordi, emozioni e incontri, che accompagnerà il pubblico per diversi mesi».
Il gran finale arriverà a giugno, quando la festa si sposterà «dove tutto prende vita davvero: sotto il palco, con il tradizionale appuntamento 𝗟𝗶𝘃𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗩𝗮𝘀𝗰𝗼». Ulteriori dettagli sul programma saranno annunciati nelle prossime settimane.
Da «Vado al massimo» ad «Albachiara»: altalena di emozioni
La scaletta della prima delle due date ferraresi non riserva sorprese rispetto a quanto già sentito a Rimini. Dopo «Vado al massimo» c’è spazio per l’ironia amara di «Ormai è tardi» e un salto nel 1979 con «Fegato, fegato spappolato».
«Perché la droga è tutta droga, e dato che il potere è una droga, allora al governo ci sono dei drogati» ha ripetuto nuovamente il rocker dal palco, andando dritto come un treno nonostante le polemiche degli ultimi giorni per questa frase che aveva già pronunciato nella data zero allo stadio «Neri».
Il racconto del concerto di Ferrara: scaletta
«Una nuova canzone per lei» – mai eseguita live – annuncia l’arrivo dell’onda emotiva che prosegue con «Bolle di Sapone», dopo una prima parte dello show tutto accelerazione e ritmo, perché si sa che bisogna partire forte e farlo alla grande. Poi nuovamente la botta e il risveglio con «Alibi» e «Sono ancora in coma» e il nastro dei ricordi che viene riavvolto proprio al 1987, all’ultimo Vasco ferrarese, con «Ciao». Ci pensano «Domani sì, adesso no, il «Tango della gelosia» a far idealmente calare il sipario sulla prima parte dello show musicale.
La scaletta riserva chicche come «Marea», ma anche successi come «Siamo soli» e «Se ti potessi dire» dove nessuno non aspetta altro che urlare a squarciagola quel «…senza rimpianto» diventato ormai marchio di fabbrica. E se si parla di Komandante non si può non parlare di «(per quello che ho da fare) Faccio il militare»: rediviva, rispolverata per la vena antimilitarista che la contraddistingue e per quel «non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani» che di questi tempi (purtroppo) calza a pennello.
Il mega palco per inaugurare il nuovo tour
Sui maxischermi del palco – un bestione dalle proporzioni titaniche, 70 metri di lunghezza e 28 di altezza – la scena se la prende un burattino vestito da soldato che se la ride. Dall’antimilitarismo si arriva alla potente invettiva contro i potenti e i saccenti – o presunti tali – con «Gli spari sopra» e la ribellione di «C’è chi dice no».
Il finale della seconda parte è un karaoke a cielo aperto: da «Stupendo» alla pioggia di reggiseni della libidinosa «Rewind» fino a «Un mondo migliore». Chi crede sia finita, però, si sbaglia. Il terzo e ultimo blocco è quello dei monumenti della musica italiana. C’è il nodo alla gola di «Sally» e due canzoni che, con tutta probabilità, rappresentano il manifesto di tutto quello che – soprattutto negli anni più turbolenti – è stato il Blasco: «Siamo solo noi» con ospite speciale il Gallo, Claudio Golinelli, e «Vita spericolata».
La poesia straziante e commovente di «Canzone» – col pensiero che vola sempre a Massimino Riva – e «Albachiara» spengono la luce. Prima però i fuochi di artificio e la buonanotte. «Ferrara, mi hai emozionato» scrive il Kom. Non è finita: stasera si replica con un nuovo concerto sotto le stelle per altri 60mila.
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6 giugno 2026 ( modifica il 6 giugno 2026 | 09:09)
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