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Stefano Montefiori, nostro corrispondente
La prima volta che Jérôme Barella, 41 anni, ha passato una notte in carcere è stato venerdì, quando ormai era troppo tardi perché poche ore prima aveva ucciso la bambina a Fleurance. Macron: «Inaccettabile». Gli altri casi che scuotono il Paese
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI Domani una marcia bianca a Fleurance, il paese della povera Lyhanna, ma proteste, manifestazioni e raduni si stanno organizzando anche a Parigi e in tutta la Francia perché l’emozione è enorme: la bambina di 11 anni è stata rapita e uccisa da un pedofilo, un volto famigliare perché padre di una sua compagna di classe, che era stato già segnalato e denunciato per molestie e violenze sessuali cinque volte dal 2017 a oggi. Ma la prima volta che Jérôme Barella, 41 anni, ha passato una notte in carcere è stato venerdì scorso, quando ormai era troppo tardi, perché poche ore prima aveva ucciso la bambina.
Dal Montenegro il presidente Emmanuel Macron si è detto «scioccato» e ha parlato di un «malfunzionamento inaccettabile della giustizia» esprimendo «la solidarietà e l’affetto della nazione» alla famiglia, ma tutti i politici, dal capo del governo Sébastien Lecornu alle voci dell’opposizione come Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon ieri hanno fatto a gara per esprimere collera e stupore per la falla nel sistema giudiziario e per un orrore che, come ha detto Jordan Bardella, «avrebbe potuto e dovuto essere evitato».
Macron e il governo assicurano che le inchieste già avviate troveranno i responsabili e che le mancanze saranno sanzionate, ma i disfunzionamenti sembrano distribuiti su molti livelli, non solo tra i magistrati che avrebbero dovuto prendere provvedimenti ma anche tra i semplici agenti. La madre di un’altra bambina violentata da Jérôme Barella ha raccontato in tv di avere presentato denuncia contro di lui l’estate scorsa, ma per mesi niente si è mosso, l’uomo ha continuato indisturbato la sua vita di sempre, ha potuto avvicinare altre bambine tra le quali Lyhanna. E all’ennesima telefonata in commissariato per avere notizie sulla sua denuncia, la donna ha ricevuto questa risposta: «Signora, la pianti di disturbarci oppure saremo noi a denunciare lei per molestie».
Di fronte a questa vergogna, c’è adesso l’immagine della bambina sorridente, con la canottiera a strisce bianche e blu, quella che indossava venerdì quando Jérôme Barella l’ha fatta salire in macchina all’uscita di scuola, e che Lyhanna portava anche ieri, quando il corpo è stato ritrovato senza vita, a pochi chilometri da casa, nei campi vicino a Tolosa. Per aggiungere un altro po’ di ottusità amministrativa, c’è voluta tutta la giornata di ieri perché la procura di Agen ricevesse i primi risultati della lunga autopsia e confermasse ufficialmente, in serata, quel che era evidente dal mattino, ovvero che il corpo martoriato era quello di Lyhanna.
Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, nel gennaio scorso ha emanato una circolare nella quale stabiliva che «le violenze sui bambini devono essere oggetto di un trattamento prioritario», disposizione che sarebbe stata ignorata dalla procuratrice di Auch, Clémence Meyer, secondo quanto ha fatto trapelare una fonte del governo in un clima di tutti contro tutti.
La procuratrice adesso sta ricevendo minacce di morte.
Ma l’indignazione diffusa dipende anche dal fatto che l’incredibile impunità di Jérôme Barella non è neppure un caso isolato.
Da mesi è in corso a Parigi lo scandalo degli addetti di oltre 100 asili e scuole elementari: da gennaio ad aprile già 78 sono stati sospesi per molestie sessuali e l’ex ministra Ségolène Royal ha chiesto le dimissioni di Darmanin perché «veniamo a sapere, nello stesso giorno, che un’amica della povera Lyhanna è stata violentata ma il criminale non è stato né arrestato né indagato; e che a Parigi il violentatore di una bambina di tre anni, con lesioni documentate dai medici, a sua volta non è stato né arrestato né indagato, ma trasferito in un altro asilo dove ha violentato altri bambini. Piangiamo di rabbia con i loro genitori».
6 giugno 2026
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