di Francesco ZuppiroliUna finale è una finale, due finali sono un’impresa, tre finali… Dai Dole, finiamola qui. Per qualunque riminese e vecchio cuore in cui il sangue scorra a tinte bianche e rosse che possa strofinare oggi la lampada del Genio, il primo e scontato desiderio è non finire nemmeno quel proverbio dalle reminiscienze di Agatha Christie. Perché non servono tre finali a questa Rinascia Basket per determinare la prova che la pallacanestro in città è tornata grande. Con la serie di playoff contro Verona che inizierà domani sera per gara1 al palasport scaligero (ore 20.45), per Rbr si chiude un cerchio della maturità il cui coronamento ha solo due parole: Serie A.
Se vogliamo, l’anno scorso è stata una prova generale. Un primo assaggio di un sogno che ha iniziato a gattonare nelle idee di un popolo nutrito a basket e piadina da quando, quel 3 luglio 2018 al Peacock di San Giuliano, l’idea Rinascita (ri)prese forma e forza. Una società che come fenice ripartì dalle ceneri di un glorioso passato, i cui fantasmi continuano ad aggirarsi fieri per gli spalti del Flaminio e nelle canotte di vecchie glorie appese in giro per gli storici bar e ristoranti della città. Quei ’Myers’, ’Scarone’ e ’Wylie’ che, come effigi di un monte Rushmore della palla a spicchi romagnola, osservano dall’alto l’evolvere di una creatura nuova.
E in otto anni questa Rinascita ha imparato a camminare, eccome. Ha imparato a correre. Anche andando a sbattere l’anno scorso contro uno scoglio ancora troppo grande per il percorso compiuto sino a quel momento. Ma ora, Verona non è Cantù. Pur riconoscendo agli scaligeri tutto il valore di una squadra costruita per vincere sin dal primo vagito, sotto l’Arco d’Augusto per questa seconda finale di fila si respira un’aria differente. Un’aria temprata dalla paura di rimanere impantanati nella bagarre dei playin dopo una stagione a dir poco travagliata, tra infortuni e dolorose separazioni. Ma poi, un’atmosfera divenuta elettrica come solo un derby vinto da underdog sa trasformare, ubriacando di gioia i tifosi.
Imporsi su Cividale è stato semplice come surfare un’onda lunga di Biarritz col vento dell’entusiasmo a favore. E ora sì. Ora sì che a partire dalla forza dei 400 tifosi biancorossi attesi sugli spalti del Pala Agsm Aim di Verona la scalata all’Olimpo può diventare realtà. Rbr oggi ha esperienza, ha qualità, ma soprattutto ha l’unità d’intenti tra giocatori, società e tifosi che magari non sarà la garanzia di vittoria, ma di certo rappresenta la solida base per dire che, in fondo, la A è solo una questione di tempo. Forse di appena tre vittorie.