L’allenatore del Como a The Athletic: “Vincere in Italia è molto difficile, ci sono tanti 0-0 o 1-0, cercano di annullarti difendendo e non attaccando”

Cesc Fabregas è un ottimo allenatore. La diplomazia però non rientra tra le sue qualità. Non le ha mai mandate a dire. Durante la stagione appena conclusa tutti ricorderanno il battibecco a distanza con Max Allegri dopo Como-Milan, partita dominata dalla squadra dello spagnolo ma vinta dal Diavolo 3-1. Ora in un’intervista a The Athletic, l’allenatore dei lariani è tornato sullo stile di gioco della Serie A, punzecchiando nuovamente i rivali: “Vincere in Italia è difficile – ha detto Fabregas – Ci sono molti 0-0 e 1-0. Qui le squadre cercano di annullarti difendendo e pressando, non attaccando. Fidatevi, analizzo molto il calcio. Guardo la Bundesliga, la Liga e la Premier League. Le squadre si difendono in modo molto, molto diverso rispetto a come fanno in Italia. Quando guardi le squadre di Premier (qui le nostre pagelle della stagione inglese), vedi una struttura. Vedi cosa cercano di fare. Vedi lo stile che vogliono imporre. Qui, molte volte, è impossibile capire cosa sta succedendo. Ecco perché bisogna prestare molta attenzione ai dettagli”.

bordate—  

Anche The Athletic non risparmia critiche al nostro campionato: “Fabregas fa poi un gesto che, ancora una volta, dimostra quanto sia diverso da molti altri allenatori che lavorano in Italia, dove i giovani sono visti con diffidenza e troppo spesso ignorati” si legge nell’articolo. “Conosco questi ragazzi – prosegue Cesc – E talento a parte, credo in loro ciecamente e quando un allenatore lo fa, otterrà sempre il meglio da loro o farà meglio di chi li porta solo perché ha dei buoni dati, ma non si fida del giocatore o non lo conosce. Quello che non capisco è che a volte i club ingaggiano giocatori senza parlare con l’allenatore o senza che l’allenatore studi e parli con il giocatore. È lui che deve farli giocare e migliorare”.

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Fabregas parla poi di Dani Guindos, suo assistente e della relazione con Jamestown Analytics: “Dani ha allenato Jacobo Ramon e Nico Paz quando era nell’accademia del Real Madrid. Quindi li conosce molto bene, conosce le loro personalità. La prima cosa che guardiamo è la persona. Nel mio primo incontro con un giocatore non parlo di calcio. Parlo solo della sua vita personale. Voglio identificare la sua mentalità, spiegare chi siamo, come facciamo le cose, come lavoriamo. I giocatori e le loro famiglie sono più importanti di chiunque altro. Si definiscono alcuni aspetti chiari sulla cultura della squadra e del club e solo dopo si inizia a parlare di calcio”.