Nella finale femminile, la russa regola 6-3 6-2 la polacca, rivelazione del torneo, arrampicatasi fino alla finale pur avendo dovuto affrontare le qualificazioni

6 giugno 2026 (modifica alle 17:28) – PARIGI

L’oro di Mirra. A 19 anni, la russa Andreeva batte la polacca Chwakinska 6-3 6-2 in un’ora e 22 minuti, diventa la più giovane vincitrice a Parigi dai tempi di Monica Seles e spicca il volo verso le vette del tennis femminile, come del resto le pronosticarono non appena si affacciò sul circuito, tre anni fa. Finisce invece la favola della polacca Maja Chwalinska, n. 114 del mondo partita dalle qualificazioni, al momento la più grande sorpresa dell’anno e non solo del torneo, che era arrivata a Parigi senza sponsor con la speranza di trovarne uno, e adesso, da nuova n. 21 del mondo, avrà la fila fuori dalla porta. A premiare la vincitrice, ovviamente al primo Slam in carriera, la padrona di casa Mary Pierce, campionessa nel 2000, quando battè la spagnola Conchita Martinez, che adesso è l’allenatrice della Andreeva: la più dolce della rivincite indirette. 

la partita—  

Il primo game dura sette minuti, a testimonianza della tensione che attanaglia le protagoniste. Ed è subito un break a favore della polacca. A dire il vero, nei primi quattro game si registrano altrettanti break, ed è la Chwalinska la prima a fare gol con la sua battuta per salire 3-2. Ma da quel momento il match cambia, Maja con il suo gioco anni 70 non riesce più ad alternare palle senza peso alle smorzate, finendo per consegnarsi alla Andreeva, che picchia verso gli angoli sfruttando la poca abilità dell’avversaria, pure stanca dopo dieci partite in due settimane, a muoversi lateralmente. Mirra aggredisce la seconda della rivale, prende il comando delle operazioni e infila otto game di fila che in pratica chiudono i conti, anche se qualche brivido le scorre quando va a servire per il match sul 5-1. Poco male: con un altro break, può inginocchiarsi sulla terra sacra del Roland Garros e scoppiare in lacrime per quello che probabilmente è solo il primo di una lunga serie di trionfi. 

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il personaggio—  

A Mirra piace camminare sotto la pioggia, forse per quella sensazione di libertà, forse perché è meglio che sopportare i 40 gradi sotto zero che ogni tanto si registrano a Krasnoyarsk, laddove è nata il 29 aprile 2007. Quel giorno, la più nota tennista siberiana di sempre, Maria Sharapova, aveva già vinto due prove del Grande Slam. È finita che ne ha vinti cinque, diventando la sportiva più pagata di tutte. Va da sé che Mirra vuole fare di più. Come successo all’illustre connazionale, presto si è resa conto che la Russia non era il luogo adatto per sviluppare il suo talento: la Sharapova lasciò la Siberia per spostarsi a Sochi, salvo poi intraprendere il suo American Dream a Bradenton. Il percorso di Mirra, che ha una sorella giocatrice di nome Erika, di tre anni più anziana, attualmente n. 230 del mondo invece è iniziato alla Tennis Hall di Krasnoyarsk, una polisportiva che mette a disposizione sei campi: tre in terra battuta all’aperto e tre indoor in Taraflex. A maneggiare il loro talento la maestra Marina Pavlova, che ancora oggi Mirra ringrazia. I suoi insegnamenti sono un punto di riferimento per lei, ancora oggi. Si è spostata a Sochi (come la Sharapova), ma la priorità era trovare un clima migliore, ma poi si trattava di fare una scelta di vita: e tra l’Elite Tennis Center di Cannes e la Rafa Nadal Academy di Manacor ha scelto la Francia, nella stessa accademia dove si allenava Daniil Medvedev. E pensare che la famiglia non ha chissà quale background tennistico. Anzi, mamma Raisa si è appassionata quando era incinta di Erika. Incuriosita dai successi dei russi dell’epoca (Kafelnikov, Safin, Youzhny, Dementieva, Myskina, Kuznetsova, la prima Sharapova) prese a seguire ogni torneo come se fosse una serie TV. Una passione che l’ha convinta a lasciare il lavoro quando si è resa conto del talento delle figlie.E che adesso ha portato Mirra sul tetto del mondo.