di
Laura Martellini

Rossi, ospite della festa del Foglio, ha ribadito che il Teatro delle Vittorie resta in vendita, come deciso per parte del patrimonio immobiliare della Rai. E su TeleMeloni: «Basta battute, siamo una forza industriale in trasformazione»

Amadeus «non torna» in Rai, «non mi risulta»: parole dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, intervenuto alla Festa dell’innovazione organizzata dal Foglio a Venezia. «Amadeus – ha spiegato l’ad – è una persona a cui sono molto legato e che stimo, e ha fatto una scelta molto chiara e netta ormai due anni fa. La Rai ha straordinari talenti. Abbiamo coperto il festival di Sanremo con uno dei più grandi professionisti della televisione italiana, Carlo Conti, e portato la gara canora a record storici». 

È netto Rossi, pochi spazi al dubbio: «Abbiamo investito su Affari tuoi e sul prossimo Sanremo puntando su Stefano De Martino, che giudico una grande risorsa artistica per il nostro futuro». A far pensare e un ritorno di Amadeus alle origini una puntata della Pennicanza in cui Fiorello e l’amico conduttore hanno intonato insieme la canzone «Non amarmi» modificandone il titolo nel modo seguente: «Anche se la Rai ha muri enormi, io non ho paura e voglio superarli».



















































Teatro delle Vittorie, confermata la vendita 

Tanti gli argomenti sul tavolo riguardanti l’azienda pubblica, uno dei quali ancora legato a Fiorello, la vendita del Teatro delle Vittorie stigmatizzata dallo showman durante la Pennicanza e sui social: «Il delle Vittorie – ha detto Rossi – appartiene a una televisione che non c’è più e rimane all’interno del pacchetto di vendita degli immobili della Rai. Il più importante piano immobiliare che l’azienda abbia messo in piedi nella sua storia. E noi lo stiamo realizzando. Non stiamo svendendo edifici, ma investendo in strutture maggiormente adeguate e tecnologicamente avanzate». Gli appelli di tanti artisti perché venga preservato? «Fa parte di un richiamo romantico a un’idea di televisione che non c’è più. Lì sono stati realizzati alcuni dei programmi più importanti e la mobilitazione è nata da un appello di una delle persone a cui noi della Rai vogliamo più bene, Renzo Arbore. Una richiesta legittima. Ma il delle Vittorie può essere utilizzato molto meglio di quanto oggi faccia la Rai. Nato per la rivista negli anni 40, fu acquistato vent’anni dopo e trasformato in uno studio televisivo, ma non è adatto alla tv contemporanea». 

«TeleMeloni? Non esiste»

Quanto a TeleMeloni, «è il grande dibattito della tv italiana oggi ma in realtà non ha ragione d’essere – ha smentito -, è solo marketing. La Rai non può essere ridotta alla polemica giornalistica, ma è un’industria complessa che fa informazione e cultura tenendo in piedi il cinema e la fiction. Senza la Rai saremmo invasi dalle produzioni dei grandi player globali». 

«L’azienda andrebbe maggiormente tutelata»

«Il ruolo del servizio pubblico – ha precisato, insistendo – è molto più complicato di una semplice battuta. Sono in Rai da vent’ anni e conosco la complessità di un’azienda, patrimonio nazionale, capace di investire un miliardo di euro nei diritti sportivi negli ultimi anni per consentire la trasmissione free. Fa fatica perché il mercato è crudele e andrebbe tutelata di più! Non si sta ritirando, si sta trasformando. Se abbiamo portato il bilancio in attivo, ci siamo riusciti non con i tagli, ma attraverso un processo di riorganizzazione della produzione e dei modelli lavorativi: incentivazione degli esodi e acquisizione di forza lavoro più giovane, dal costo più basso».

Minoli come presidente della Rai «porterebbe molte idee»

Infine gli viene rivolta una domanda che ritorna ciclicamente: Giovanni Minoli presidente della Rai? «Non lo nomino io, ma penso sia una figura adeguata al ruolo. È uno dei suoi grandi sogni, penso che porterebbe molte idee». 


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6 giugno 2026 ( modifica il 6 giugno 2026 | 19:59)