Pedalare in una luminosa mattina di inizio giugno tra i profumi della primavera dalle parti di Arezzo e trovarsi a fianco un tenace ciclista di 92 anni e 4 mesi, come ci tiene a precisare. Lo abbiamo incontrato in via di Ristradelle. E intervistato, da sella a sella.

– Salve. Come va?
Benone.
– Scusi, ma lei quanti anni ha?
Novantadue e quattro mesi.
– Come si chiama?
Angiolo Nappini.
– Residente dove?
A Ri-gu-ti-no. (Lo dice sillabando per scandire, con fierezza ndr.).
– Ma cos’ha attaccato al casco?
I dati anagrafici, l’indirizzo e i numeri telefonici perché a casa si preoccupano per me: temono i pericoli della strada, vorrebbero che non uscissi in bicicletta, ma io vado.
– Quando ha iniziato ad andare in bici?
A 14 anni
– Chissà che bicicletta pesante che aveva allora…
Una bicicletta Caneschi, di ferraccio. Nella discesa dell’Olmo andò a pezzi.
– Ha fatto ciclismo?
Venti anni di attività cicloamatoriale.
– Va tutti i giorni?
Quasi tutti i giorni. Trenta chilometri ogni uscita. Il lunedì e il venerdì no.
– La bici fa bene alla salute?
Altro che. Niente Parkinson, niente Alzahimer, niente trigliceridi, niente diabete e niente colesterolo.
– Il ciclista preferito della vita?
Gino Bartali. La mia pora mamma quando Bartali passava per andare da Firenze a Terontola gli preparava sempre la minestra.

– Ha seguito il Giro d’Italia?
Certo. Tutto. Grande Vinge. Cinque tappe in salita ha vinto! Peccato che non abbiamo un italiano forte come lui.
– Di lavoro cosa ha fatto?
Unoaerre. Quaranta anni.
– Altre passioni oltre la bici?
Camminare. E l’orto.
– Cosa mangia?
Evito la carne il più possibile. Molto pesce. Verdure e legumi.
– Un bicchiere di vino?
Uno.
– Caffè?
Ne sono ghiotto, una bella tazza al giorno.
– Il consiglio che dà?
Andate in bicicletta che vi fa bene, anche se avete novant’anni. Esercizio fisico e mentale.

Angiolino Nappini per tutta la durata del colloquio pedala in scioltezza con la sua Aquila vintage, tiene lo sguardo fisso sulla strada senza distrarsi, va regolare. I suoi percorsi sono verso Arezzo, Cesa o Monte San Savino. Fa tappa per un ristoro nei bar, dove tutti lo conoscono. Sposato con Giuseppa, ha due figli: Paolo e Davide. La nostra intervista volante potrebbe andare avanti chissà quanto. Ma lui consulta l’orologio: “Si fa tardi, ora devo rigirare, mia moglie mi aspetta”.