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Redazione Milano
Il sindaco di Milano prova a scongiurare la chiusura dello storico locale delle ex Cristallerie Livella, dopo il mancato rinnovo dell’affitto: «Lo Spirit è un servizio di prossimità riconosciuto dal Comune. Milano non può perdere un modello di rigenerazione culturale»
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala prova a scongiurare la chiusura dello Spirit de Milan, lo storico spazio culturale nato dieci anni fa negli ambienti recuperati delle ex Cristallerie Livellara, nel quartiere Bovisa. Dopo l’annuncio dei gestori sulla fine delle attività a causa della scadenza del contratto di affitto e del mancato accordo con la proprietà per una proroga, il primo cittadino è intervenuto con un messaggio pubblicato sui social. «Chiederò di avviare un tavolo di co-progettazione dell’area ex Livellara con proprietà, investitori e Spirit», ha scritto Sala, precisando però che il Comune ha margini d’azione limitati. «Non è una trattativa tra privati e il Comune, purtroppo, perché se fosse un nostro spazio nessuno li caccerebbe».
La vicenda è esplosa nelle scorse ore, quando i gestori dello Spirit de Milan hanno comunicato l’interruzione immediata della programmazione. In una nota hanno spiegato che la chiusura è conseguenza della «scadenza del contratto d’affitto degli spazi che lo ospitano e della mancata concessione di una proroga da parte della proprietà», nonostante le interlocuzioni avviate per trovare una soluzione condivisa.

Nato nel 2015 sull’onda di Expo come progetto inizialmente temporaneo, lo Spirit de Milan si è trasformato negli anni in uno dei principali luoghi di aggregazione culturale della città. Ospitato negli spazi delle ex Cristallerie Livellara di via Bovisasca, complesso di archeologia industriale legato all’architettura futurista di Antonio Sant’Elia, ha costruito la propria identità attorno alla musica dal vivo, allo swing, al jazz, al cabaret, al teatro e alle tradizioni popolari milanesi.
Nel 2019 il Comune aveva riconosciuto formalmente il valore culturale e sociale del progetto attraverso una convenzione dedicata, definendolo un luogo di aggregazione e socialità per il quartiere Bovisa e per la città. La convenzione era stata legata alla durata del contratto di affitto, con possibilità di rinnovo. Proprio su questo aspetto insiste oggi Sala. «Dato che lo Spirit de Milan è parte dell’albo degli spazi ibridi del Comune e l’amministrazione lo riconosce come servizio di prossimità, chiederò formalmente alla proprietà che l’attività non venga interrotta, quantomeno sino a che non si trovi una nuova soluzione», ha scritto il sindaco.
L’obiettivo è guadagnare tempo per individuare un percorso alternativo che permetta di salvare un’esperienza considerata da molti un modello di rigenerazione urbana. «Milano ha oggi più che mai bisogno di modelli di rigenerazione a base socioculturale e collaborativa, gli spazi già attivi non vanno chiusi», ha concluso il primo cittadino. Al momento non risultano accordi raggiunti tra la proprietà dell’immobile e i gestori. Resta quindi incerto il futuro di uno dei luoghi simbolo della vita culturale milanese degli ultimi dieci anni.
Il post dell’assessore Sacchi
«Milano è al fianco dello Spirit per continuare a costruire progetti socio culturali nell’interesse della citta». Anche l’assessore della Cultura del
Comune di Milano, Tommaso Sacchi, commenta sulle sue pagine social
la notizia della chiusura del locale Spirit de Milan dopo dieci anni, a causa del mancato accordo per il rinnovo del contratto d’affitto. «La chiusura dello Spirit de Milan è una perdita dolorosa per tutta la città. In questi dieci anni Luca Locatelli e tutto il gruppo di lavoro sono riusciti a creare non soltanto un palcoscenico sempre aperto per la musica, il teatro e il cabaret, ma un vero presidio di socialità per il quartiere Bovisa e per Milano intera – prosegue -. Appena ho saputo della chiusura l’ho chiamato direttamente per esprimere tutta la solidarietà mia personale e dell’amministrazione comunale, e il riconoscimento per tutto il lavoro straordinario svolto in
questi anni». Lo Sprit, segnala l’assessore, «non è un locale qualunque: è
un progetto di rigenerazione urbana che ha trasformato uno spazio industriale abbandonato in un luogo vivo e popolare, frequentato da migliaia di milanesi. Sessanta lavoratori rischiano oggi il posto – sottolinea -. E la città perde un pezzo della sua identita». Ora, come ha già annunciato il
sindaco Giuseppe Sala, il Comune chiederà l’apertura di un tavolo con il gestore e con la proprietà dell’immobile, «auspicando che ci siano ancora le condizioni per individuare una soluzione condivisa», conclude Sacchi.
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6 giugno 2026 ( modifica il 6 giugno 2026 | 17:38)
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