Per molto tempo il diesel è stato sinonimo di motore robusto, ma poco potente e rumoroso. Adatto solo ad auto prevalentemente utilizzato per lavoro, senza ambizioni velocistiche, ma con certezza di lunga durata, in termini temporali e di percorrenza. Auto come la Peugeot 504, la Mercedes 240D e le Opel Rekord, che erano pensate per resistere centinaia di migliaia di chilometri (e il traguardo del milione non era un’utopia), con scarse necessità di manutenzione e costi contenuti: con potenze comprese tra i 60 e gli 80 Cv, i loro motori prevedevano la presenza di candelette di preriscaldamento che imponevano l’attesa di qualche istante prima della effettiva messa in moto. Poi, però, pian piano le cose sono cambiate, grazie anche all’arrivo del turbocompressore, introdotto prima nelle competizioni (soprattutto da Porsche e Renault), poi anche sulle auto stradali, a benzina e gasolio. Grazie a questa soluzione, il diesel ha potuto iniziare a offrire prestazioni più elevate, con potenze nell’ordine dei 100 e più Cv, contribuendo al successo di modelli come la Mercedes 300 SD, la Bmw Serie 5, la Volvo 740 TD e la Citroën CX Break, utilizzata nella versione station wagon anche per la distribuzione rapida dei quotidiani alle prime luci dell’alba. Audi introdusse sulla 100 l’iniezione diretta del gasolio, che eliminava la precombustione; Bosch realizzò, sviluppando un progetto Fiat, il common rail, rendendo comune il sistema d’iniezioni multiple ad alta pressione che consentono prestazioni molto più elevate. A quel punto, il diesel aveva svoltato: sulle autostrade iniziarono a sfrecciare auto a gasolio sempre più veloci e prestigiose (che, però, talvolta emettevano nuvole di fumo nero nelle accelerazioni) e la quota di mercato italiano dei modelli dotati di questo tipo di propulsore, che fino ai primi anni Novanta non raggiungeva il 10% (anche per colpa di una sovrattassa), schizzava fino a raggiungere, tra il 2004 e il 2006, valori superiori al 58%. In una certa fase, nei listini comparve veramente di tutto con motori a gasolio, persino coupé e cabriolet come l’Audi TT, l’Alfa Romeo GT, la Mercedes Clk, la Peugeot 406, la Volkswagen Golf e la Ford Escort Cabrio, le Peugeot 307 e 308 Cabrio, l’Opela Astra Twin Top e altre ancora. Non restava, a quel punto, che da coprire il segmento delle auto ad altissime prestazioni, cosa che molti costruttori, soprattutto tedeschi, si affrettarono a fare. E così nacquero i super-diesel con potenze da record, che qui vogliamo ricordare: motori ambiti e desiderati, fino all’arrivo, nel 2015, del Dieselgate, lo scandalo sulle emissioni fatale per il destino dei propulsori a gasolio, da quel momento avviati verso un lento, ma inesorabile, declino.