Il direttore sportivo nerazzurro, ospite al Festival della Serie A, racconta il suo modo di fare calciomercato: “Noi italiani abbiamo qualcosa in più a livello di fantasia e strategie”
I grandi colpi, la scelta vincente di Chivu all’Inter che un po’ ricorda quella di Sacchi al Milan, come si costruisce una squadra da scudetto. A Parma, in occasione del terzo Festival della Serie A, parlano Piero Ausilio, storico direttore sportivo dei nerazzurri campioni d’Italia, e Ariedo Braida, artefice del Milan dei sogni insieme a Silvio Berlusconi e Adriano Galliani. Il titolo del panel è “I signori del calciomercato”, un dietro le quinte tra passato e presente.
la scalata—
Ausilio in 28 anni di Inter è partito dal vivaio ed è arrivato fino alla prima squadra: “Ho smesso presto di giocare per un infortunio – racconta – e ho cercato di restare in questo ambiente. Braida è sempre stato il più grande dei riferimenti per me. Ho cominciato come segretario del settore giovanile dell’Inter per arrivare a fare il diesse. Sapevo cosa volevo diventare. Ho fatto per un periodo il vice direttore sportivo e questo mi ha permesso di girare molto e stringere rapporti”. Fondamentale anche la scelta dell’allenatore, con Chivu che è stata un’intuizione vincente: “Cristian è arrivato dal Parma con poca esperienza in A. È stata una decisione presa con coraggio, eravamo tutti convinti. Le qualità che aveva lo rendevano l’uomo più adatto per noi in un momento di ricostruzione, soprattutto morale, dopo la grande delusione della finale di Champions. Chivu e la squadra sono stati fantastici. Lo scudetto di quest’anno è quello a cui sono più affezionato. Abbiamo remato tutti dalla stessa parte”.
thuram, scusate il ritardo—
Tra le trattative a cui è più legato invece c’è quella per Marcos Thuram: “Noi italiani abbiamo qualcosa in più a livello di fantasia e strategie. Thuram è stato strappato al Milan ed è stato preso con due anni di ritardo, scelse l’Inter per un motivo ben preciso: lui non giocava in attacco ma noi eravamo convinti che potesse fare la punta nel 3-5-2. Parlai con il padre, Lilian, gli spiegai il progetto e mi diede l’ok. Poi si fece male a un ginocchio e abbiamo dovuto ritardare di due anni il suo arrivo, però lo abbiamo preso a parametro zero”.
il capitano—
Lautaro invece fu soffiato all’Atletico Madrid: “Presi l’aereo durante il campionato, il giorno di Inter-Crotone, sapendo che il ragazzo si era promesso all’Atletico Madrid. Mancava la firma del Racing, dove c’era Milito che ci diede una mano. Io tentai il colpo puntando sull’accordo con il club. Lautaro quel giorno fece tre gol e cambiò tutto, a cominciare dal prezzo. La trattativa dovette ricominciare da capo. Rimasi lì finché non arrivò la firma. Tornai con il documento arrotolato, ma salvo”.
giovani e ambizioni—
Chiusura sull’attualità, tra possibili acquisti e obiettivi per la prossima stagione: “Il mercato dell’Inter andrà fatto con intelligenza, per ogni calciatore importante che andrà via ne arriverà uno altrettanto importante. Dobbiamo dare più fiducia ai giovani, con Pio Esposito abbiamo dimostrato che la strada è giusta e daremo continuità a questo percorso. L’Inter non si nasconde, devi sempre puntare a vincere”.
dal monza al milan—
Anche Braida da piccolo sognava di fare il calciatore ma la sua carriera è cambiata grazie ad Adriano Galliani: “Adriano mi ha chiamato e nel Monza ho iniziato a fare il direttore sportivo e abbiamo vinto subito il campionato. Continuo a lavorare al Ravenna come vice presidente in C perché la mia esperienza può aiutare questo club a fare un percorso e raggiungere degli obiettivi. Un direttore sportivo deve avere talento come un calciatore. Oggi prevale la tecnologia sul sentimento ma la tecnologia non ti fa felice”.
sacchi, kakà, ibra—
Tra le intuizioni vincenti ci fu l’ingaggio di Sacchi come tecnico del Milan: “Stava andando a firmare per la Fiorentina, lo feci tornare indietro e lo portai da Berlusconi: così divenne l’allenatore del Milan. Berlusconi è stato un innovatore insieme a Galliani e all’inizio era guardato male. Io e Galliani vivevamo il Milan giorno e notte”. Per prendere Kakà però dovette usare uno stratagemma: “Segnalai ad Adriano il giocatore ma lui non voleva spendere soldi… dovetti dirgli che lo voleva l’Inter per convincerlo a prenderlo. Quando andammo a Lisbona per Rijkaard io nascosi il contratto nei pantaloni”. Nel Milan di oggi c’è Ibrahimovic come dirigente, a cui Braida dà un consiglio: “Da calciatore non si discute, ma deve avere l’umiltà di imparare”.
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