Cobolli, sconfitto in finale da Zverev al Roland Garros: “Nel quinto set il mio corpo mi ha abbandonato.

7 giugno 2026 (modifica alle 21:10) – PARIGI

Se c’è delusione, non traspare. La conferenza stampa di Flavio Cobolli, dopo aver ricevuto il piatto d’argento da Adriano Panatta, è misto di orgoglio e rinnovata consapevolezza: “Voglio congratularmi con Zverev per il titolo. Se lo è meritato, oggi più di me. Ma voglio anche ringraziare me stesso per quello che ho fatto. Non mi sarei mai aspettato risultati del genere. Voglio sorridere, godermi la serata con amici e famiglia. E penso che qui nessuno si aspettasse molto da me, devo essere fiero di me stesso e provarci ancora”. Quanto a quel quinto set in cui è apparso svuotato di energie, ecco la spiegazione: “Nel 6-4 del tie-break ho avvertito crampi al polpaccio. Ho provato il mio meglio al cambio campo, ma poi dopo il secondo game avvertivo qualcosa anche al quadricipite. Il mio corpo mi ha abbandonato. Sentivo che anche lui fosse stanco, e si è preso un po’ più tempo di me. Ma forse sa meglio di me nei punti cruciali cosa fare, ma penso anche che fosse più fresco di me alla fine”. 

il futuro—  

Ma come ha detto anche alla cerimonia di premiazione, questo è solo un punto di partenza: “Non puoi predire dove arriverai, ma proverò e riproverò. Quando raggiungi la prima finale, perché non la seconda? Ho meritato di arrivare fin qui, devo lavorare tanto ma anche godermi questo risultato. Se lavoro, me la godo, potrei raggiungere qualche altra finale. Ho una consapevolezza molto diversa rispetto all’inizio del torneo. Ma gli obiettivi rimangono gli stessi. Ce ne siamo dati uno, che sono le Finals a Torino, dall’inizio dell’anno. Stiamo lavorando per andarci, è molto difficile, ma con questo livello e con tanto lavoro, anche dietro le quinte, sono sicuro che riuscirò a conquistare il traguardo”. L’unico rimpianto, quel sesto game del terzo set perso al servizio per troppa fretta che ha consegnato il parziale a Zverev: “Vincere il terzo set avrebbe cambiato tutto. Ma non sono abituato ancora a questo tipo di pressione. Sentivo di essere vicino nei momenti importanti. Poi nel tie-break del quarto sentivo che non avevo nulla da perdere, poi un po’ di fretta nel quinto mi ha penalizzato. Ma devo essere contento per come ho reagito, come sono stato lì, anche nel quinto. Ci ho provato, con un break la partita si riapriva. Ma devo prendere tutto con il sorriso, non ho rimpianti”. Nel box con tutto il team vestito con la maglietta azzurra, spiccava la presenza di Fognini: “Fabio fa parte del team, nelle giornate speciali… è stato carino a venire. Non era scontato, averlo è stato un privilegio. Tutte le persone che mi hanno cresciuto credo siano orgogliose di me e a fine giornata mi daranno un abbraccio. Abbiamo giocato una finale Slam e non ce lo toglie nessuno. Hanno sentito tutti la pressione, anche la mia ragazza non riusciva a parlare. Me ne sono andato perché mi mettevano nervosismo, non ho ancora visto nessuno”. 

i momenti—  

Delle istantanee del torneo, si porterà via tre immagini particolari: “Mi porterò per tutta la vita la coppa, poi il momento in cui Matteo Arnaldi mi ha detto che non sarebbe sceso in campo, uno shock, e quando ho vinto con Auger-Aliassime. Che mi ha fatto rendere conto di cosa avessi fatto”. E pure la presenza di mamma: “Mia madre mi ha cresciuto perché non mi allenavo con papà ma al Parioli, e giocavo a calcio a Trigoria. Lo vedevo solo a cena. Stavo tutto il giorno con mamma, mi scarrozzava, fino ai 16 anni che non avevo la macchina. Fino ai 17 anni è come se non avessi avuto rapporto con mio padre, mamma era quello che è ora papà. Non viene quasi mai, siamo fatti così, parliamo poco ma sentiamo il calore anche senza dirci niente. Mamma ha un ruolo importante nella mia vita, adesso ha trovato il suo equilibrio stando a casa, con mio fratello, lavora. Viene solo quando sente il bisogno di portarmi qualche vibrazione positiva. Mi porto a casa tante cose positive da questa partita. E devo prenderle più delle negative, che oggi passavano in secondo piano”.