A distanza di sei mesi dalla morte della piccola Beatrice, la bimba di due anni che ha perso la vita a Bordighera lo scorso 9 febbraio, dall’autopsia emergono la verità e una parziale ricostruzione su quello che accadde alla piccola, la cui mamma Emanuela Aiello è in carcere così come il compagno Emanuel Iannuzzi. Sul corpicino di Beatrice, rileva oggi il quotidiano La Stampa, sono scritte tutte le accuse nei confronti della madre e del patrigno: ecchimosi «violacee al volto, al collo, agli arti superiori, al torace, all’addome e agli arti inferiori».
Beatrice, la verità dall’autopsia
Per gli inquirenti quei lividi risalgono fino a 3-4 giorni prima del decesso: in quei primi giorni di febbraio la bambina aveva delle ferite al labbro, segni sul volto, sul torace e su una spalla. Secondo i medici qualcuno – presumibilmente Aiello e Iannuzzi – avrebbe versato acqua calda sul suo corpo pensando di cancellare quei segni delle lesioni, poco prima o subito dopo il decesso, che risalirebbe all’arco di tempo tra la mezzanotte dell’8 febbraio e le 6.30 del mattino del 9. Beatrice era insomma molto probabilmente già morta sia quando la mamma chiamò i soccorsi sia durante il viaggio in auto da Perinaldo (casa di Iannuzzi) a Bordighera (casa di Emanuela), insieme alle sorelline.
Poi ci sono le impronte delle scarpe sulle gambe della bimba, per calci o pedate. Ma la vera causa della morte sarebbe un trauma cranico, per un colpo alla testa o perché la bimba aveva battuto la testa: gli inquirenti non escludono l’ipotesi che Beatrice sia stata colpita sia a mani nude, sia a calci, che con bastoni, pietre o bottiglie. La certezza, secondo i medici che hanno eseguito l’autopsia, è che alla base delle ferite non c’è né una caduta dalle scale né dalla culla.
L’ultimo dettaglio, spiega ancora La Stampa, è ancora più terribile: da quel trauma cranico che ha poi causato la morte, al decesso per via di un’emorragia interna con collasso cardiorespiratorio, potrebbero essere passati anche due giorni, un lungo periodo di tempo in cui la bambina si poteva salvare, come chiesto peraltro anche dalle sorelline. Che ora dovranno fare i conti con un trauma inaccettabile per tutta la loro vita: entrambe, soprattutto quella più grande che per mesi le avrebbe fatto da mamma, facendole da mangiare e prendendosi cura di lei mentre sua madre andava a casa del compagno, hanno fatto di tutto per salvarle la vita, ma non ce l’hanno fatta.
Ultimo aggiornamento: domenica 7 giugno 2026, 20:39
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