Ambientato nel 1959, pieno prime narrativo di Stephen King, The body non si sarebbe portato con sé al cinema un titolo ritenuto troppo oscuro. La title track di Ben E. King veniva registrata solo due anni dopo, un voluto e riuscitissimo blooper («ma solo misurando il tempo in termini di anni», avrebbe detto Gordie maturo da narratore) che oltre a fruttare un importante revival del pezzo creava immediatamente la connessione a un mondo e un’atmosfera. Almeno, con una delle atmosfere: la più confortevole, nostalgica, e calda. Non la sola.
Ricordo di un’estate: souvenir e brivido
«Ragazzi, vi va di vedere un cadavere?»: era il punto di rottura nell’estate e nelle giovinezze di Gordie, Chris, Teddy e Vern (l’indimenticabile poker Wil Wheaton, River Phoenix, Corey Feldman e Jerry O’Connell). La meta che diventa espediente, e che alla fin dei conti per i protagonisti si rivela anche piuttosto deludente. Il senso come si dice è il viaggio, e quello che c’è dentro. Compresi territori oscuri e paurosi: «Non lo conosciamo quel bosco», dice Vern titubante, prima di decidersi a seguire gli amici. Siamo lontanissimi dalla leggerezza avventurosa dei Goonies, coevo eppure profondamente distante. Stand by me è un altro discorso, un altro universo, quello più inquietante di tutti: la realtà. Il limite tra infanzia e maturità. La disillusione e il senso di morte. L’innocenza e l’incanto che vanno via in dissolvenza come River Phoenix alla fine dell’estate.
La sfida produttiva di Stand by me
Aveva paura anche Rob Reiner perché allora non doveva sembrare un oggetto narrativo così appetibile, così roba da cinema. E infatti non lo era. Non lo fu per gli autori della sceneggiatura, Raynold Gideon e Bruce A. Evans, occupati per mesi a bussare alle porte di chi credesse di poterne fare un film. Sembra pazzesco oggi: se pensi a una banda di preadolescenti alla ricerca di avventura, mistero e paura, ci vedi un film di sicuro appeal. Come una scommessa da spot in cui ti piace vincere facile. Quarant’anni fa non fu affatto facile. E il successo fu clamoroso, anche e soprattutto rispetto alle attese.