Dopo due anni di ritardi, Apple sarebbe pronta all’evoluzione dell’assistente Siri, grazie a un accordo con Google. L’AI Gemini lavorerà insieme ai modelli proprietari. I principali annunci attesi per la conferenza degli sviluppatori

La Worldwide Developer Conference che si tiene oggi, 8 giugno, è il secondo molto atteso capitolo di una storia iniziata nel 2024. Eravamo nello stesso parco di Cupertino, insieme agli stessi sviluppatori che lavorano con gli strumenti e i dispositivi dell’ecosistema iOS: Apple presentava la sua idea di intelligenza artificiale. Seguono ritardi, cambi al vertice, lamentele degli utenti, progetti abortiti e rimaneggiati, nuovi accordi. Ora, due anni dopo, dovremmo finalmente esserci: stasera alle 19.00 – ora italiana, in California sono le 10 del mattino – Apple è pronta a mostrare una nuova Siri. Un nuovo assistente davvero personale e personalizzato, che ci assiste in ogni nostra attività digitale quotidiana.  Sarà lei la protagonista di questa conferenza che è il secondo appuntamento più importante dell’anno per Apple: quello dove si anticipano gli aggiornamenti dei sistemi operativi che vedremo poi arrivare a settembre con la nuova linea di dispositivi e in particolare dell’iPhone. E questi aggiornamenti – iOS27 e i corrispettivi per iPad, Mac, Apple Watch – «brillano», o meglio «glow», come si legge in un indizio lasciato sul portale degli sviluppatori. Intanto le coordinate: potete seguire la Wwdc 2026 nella diretta che apriremo sul sito del Corriere a partire dalle 18.00, oppure sul sito di Apple o sul canale ufficiale YouTube.

Quel «glow» dovrebbe indicare la nuova interfaccia attraverso cui dialogare con Siri. Che si sposta dalla parte bassa dello schermo alla Dynamic Island in alto. Più discreta, ma sempre pronta ad attivarsi qualsiasi attività stiamo facendo. Perché questo assistente perfezionato dovrebbe poter accedere a tutti i dati del nostro smartphone, nonché a tutto ciò che stiamo facendo sullo schermo. Una base di conoscenza che gli permetterà di evadere richieste come: «Rispondi a tizio allegando la foto che abbiamo scattato la scorsa settimana in vacanza sulla spiaggia insieme a un gatto rosso e proponendogli un appuntamento per giovedì. Se accetta, crea un evento sul calendario e prenota il ristorante Caio per le 20.00». O almeno, così ce lo stiamo immaginando noi. Due anni fa Apple si affrettava ad annunciare all’evento dedicato agli sviluppatori che ruotano attorno al suo ecosistema che la sua idea di intelligenza artificiale generativa era pronta per arrivare sui dispositivi. Un’idea innovativa, che come spesso ci ha abituato questa azienda, che prende una tecnologia già esistente e gli dà un taglio nuovo, diverso. A cui nessuno prima aveva pensato. La cosiddetta Personal Intelligence è arrivata molto parzialmente sugli iPhone – con Apple Intelligence, un insieme di modelli sviluppati in casa – mentre i concorrenti avanzavano più veloci. Se da un lato il re del settore – OpenAI – sembra stia pensando di creare una super app che prenderà il posto di ChatGpt e dunque di declinare questa personalizzazione dell’AI soprattutto sul lato professionale, su Android è già stata annunciata l’implementazione di un sistema di AI che va esattamente nella stessa direzione di Apple Intelligence. Google oggi non è però solo rivale ma alleato: nei laboratori di Cupertino devono essersi riscontrate troppe difficoltà per sviluppare un modello che garantisse le prestazioni volute ma che si basasse sulla potenza di calcolo che può essere installata su uno smartphone. La promessa di un’AI a prova di privacy è forse stata una scommessa che Apple non è riuscita davvero a vincere. Per permettere a Siri di funzionare si appoggerà alla «intelligenza» di Gemini, l’AI generativa di Google. Capiremo meglio durante la Wwdc come questo accordo può esistere senza che i dati conservati sugli iPhone finiscano nei server di Mountain View. Siri avrà anche, stando alle indiscrezioni, un’app standalone dedicata. Il modo più immediato per provare a far concorrenza ai vari ChatGpt, Claude e la stessa Gemini.



















































Mentre Siri dovrebbe allargare il suo raggio d’azione ed essere disponibile a intervenire su tutte le app – sicuramente su quelle di sistema di Apple – anche Apple Intelligence, l’AI generativa sviluppata a Cupertino, viene aggiornata e migliorata. Secondo le indiscrezioni ci sarà una nuova interfaccia nell’app foto, con una Visual Intelligence per cercare dettagli negli scatti e nuove possibilità di ritocco delle immagini. E poi arriva un’altra funzione interessante, già annunciata – e poi ritardata – che riguarda la salute: un coach, un allenatore personalizzato in base ai dati dell’utente di movimento ed esercizio che ci consiglia man mano come proseguire nel training. 

iOS 27, iPadOS27, macOS27: dall’anno scorso il numero si basa sull’anno successivo rispetto al loro lancio. A livello estetico i nuovi sistemi operativi mantengono le stesse caratteristiche dei predecessori con numero 26. Il Liquid Glass su cui sono stati improntati i precedenti aggiornamenti viene più che altro stabilizzato. Queste versioni dovrebbero correggere problemi tecnici non visibili all’utente ma che possono portare via potenza di calcolo o percentuali di batteria. Dovrebbero dunque fare un grosso lavoro di miglioramento delle performance. E, soprattutto, preparare il terreno per i nuovi iPhone. Quelli pieghevoli. Con iOS 27 dovrebbe arrivare il multitasking per smartphone, utile se si ha a disposizione uno schermo da 7,8 pollici, come si vocifera misuri quello all’interno del modello a libro che dovrebbe arrivare a settembre. Due applicazioni affiancate e barre laterali sulle app proprietarie. Ma anche l’adattamento automatico dei contenuti di ogni finestra che apriamo sul display.

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8 giugno 2026