di
Francesco Battistini

Le interviste sulle attività nel ranch di Cipriani, il lungo silenzio. Poi la dichiarazione: «Nessun festino»

È il 5 maggio scorso, un martedì. Ed è inutile suonare qui, non vi aprirà nessuno. Non più. Nel suo piccolo appartamento di Punta del Este, di fronte al Governatorato, Graciela Mabel De Los Santos Torres cammina su e giù. È molto spaventata. Ha letto le dichiarazioni di Giuseppe Cipriani sulla grazia concessa a Nicole Minetti e sui presunti party con le escort (la nostra «è una casa normalissima…») e ha capito che la controffensiva è iniziata. 

Non sa bene che fare. Chiede al portinaio di non far entrare più nessuno, scopre che qualche macchina della polizia tiene d’occhio la sua abitazione: «Gli uomini del vecchio governatore della provincia sono dappertutto – ci dice – e tutti sanno chi è il vecchio governatore…»



















































S’è fatta viva una radio della città ed è terrorizzata: «Vi prego, copritemi, non rivelate chi sono». Non ha ancora deciso d’uscire allo scoperto e a precisa domanda – «sei disposta a farti ascoltare dai giudici italiani?» – ci risponde che sì, certo, «se necessario, sì». Alla fine, è un sospiro: «E va bene. Se non sanno già che sono io, prima o poi lo scopriranno. E vedrò che cosa fare». Un mese dopo, s’è visto. Graciela è sparita nel silenzio per settimane, ha scollegato il cellulare. Se n’è andata dall’appartamentino. 

E ora riemerge assistita da un nuovo avvocato di Montevideo e con una dichiarazione giurata di 4 pagine, depositata presso un notaio, in cui la massaggiatrice che lavorò al ranch Gin Tonic ritratta quasi tutte le accuse: mai visto un bunga bunga nella finca di Cipriani, ammette, né «che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione destinata ad assoldare prostitute». 

APPROFONDISCI CON IL PODCAST

Di più: la stessa donna che aveva rivelato d’essersi licenziata dopo alcune molestie sessuali da parte di Cipriani, ora parlerebbe più semplicemente d’una forma di mobbing che l’ha spinta ad andarsene. La sua attività al Gin Tonic? Erano normali «servicios domesticos», conclusi con un accordo risarcitorio di 6mila dollari attraverso uno studio legale di Maldonado. Esistono ore d’interviste registrate a diverse testate, compreso un talk show sulla tv uruguagia, Sin Piedad, in cui Graciela raccontava un’altra verità. Affiora che il suo lavoro al Gin Tonic fu in realtà di pochi mesi, nei quali incrociò la Minetti solo poche settimane. 

Ma ormai la sua tesi è che tutte le dichiarazioni sarebbero state manipolate: io non ho mai autorizzato la pubblicazione delle mie parole, spiega, tantomeno del mio nome che è stato esposto a livello internazionale. «Io voglio serenità, non sono abituata a parlare coi giornalisti». Ce l’ha soprattutto col FattoQuotidiano, che l’ha intervistata l’11 maggio. «Graciela – spiegano dalla redazione di Marco Travaglio — aveva autorizzato la pubblicazione dell’intervista e del suo nome. Poi, quando oramai il giornale era andato in stampa, prima aveva chiesto piccole modifiche, quindi aveva autorizzato a scrivere che “Nicole non aveva cambiato vita”, ma più tardi era apparsa spaventata e aveva chiesto si parlasse principalmente del caso delle presunte molestie sessuali da parte di Cipriani». 

Il lungo silenzio di Graciela e la ritrattazione per iscritto sembra siano bastati, alla Procura generale di Milano, per chiudere ogni verifica sui presupposti per la concessione della grazia alla Minetti. Ma non a convincere Il Fatto che adesso, per dimostrare d’essersi comportato con trasparenza, pubblicherà un’ora e mezza di conversazioni con la massaggiatrice, oltre a 766 messaggi e a decine di foto. «Sarà la gente a giudicare dai fatti — dice Travaglio —, come sempre».

8 giugno 2026 ( modifica il 8 giugno 2026 | 07:40)