Il ct campione d’Europa di categoria: “Avrebbero bisogno di un minutaggio maggiore, anche sotto età, in campionati più stressanti. Nel senso migliore del termine. A volte i nostri avversari sono più formati da questo punto di vista”

Quando a luglio dell’anno scorso ha preso le redini di questa squadra, Daniele Franceschini ha sentito addosso un po’ di sana pressione. Da Massimiliano Favo ha ereditato infatti una nazionale diventata negli ultimi anni un’autentica potenza a livello continentale e non solo. Nonostante il fisiologico ricambio delle annate, infatti, se in Europa si parla di Under 17 i grandi siamo noi. E non possiamo nasconderci. Entrato nei ranghi di Coverciano nel 2017, l’allenatore romano ha guidato quasi sempre la Under 18 (con una parentesi in U20). Prima di vivere, a Tallin, la notte più bella della sua carriera da selezionatore.

L'AQUILA, ITALY - SEPTEMBER 21:  Daniele Franceschini head coach of Italy U18 gestures during the International Friendly Match between Italy U18 and Serbia U18 at Stadio Gran Sasso d'Italia on September 21, 2022 in L'Aquila, Italy.  (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images) *** Local Caption *** Daniele Franceschini

Daniele Franceschini

Ct Italia Under 17

Nato nel ’76 allena le giovanili azzurre dal 2016. Ha giocato con Lazio, Samp e Chievo

Che valore ha questo successo? Eravamo considerati tra i favoriti, ma poi rispettare i pronostici con una concorrenza di tale valore non è scontato.

“Ha un valore enorme, perché vincere una competizione europea è sempre difficilissimo, al di là degli ottimi risultati ottenuti anni scorsi. I ragazzi hanno fatto qualcosa di eccezionale. Oltre alle qualità tecniche, qui hanno fatto la differenza il carattere, l’unione, la nostra grande coesione”.

Cosa ha detto ai ragazzi dopo il gol del Belgio? Mancavano solo 5 minuti…

“Solo di continuare a giocare e non pensarci, non c’era tempo per grandi discorsi. Ho pensato soltanto a intervenire lucidamente con i cambi di uomini e di sistema ed è andata bene”.

Abbiamo dimostrato di saper soffrire, specie in semifinale e anche ieri. E’ una virtù come il giocare bene? 

“Il valore morale di questo gruppo è veramente alto, ci sono momenti in cui abbiamo sentito il carico emotivo oltre al valore di avversari fortissimi. Del resto, abbiamo battuto la Francia e la Spagna ai rigori, prima del Belgio. Ho sempre chiesto ai ragazzi di non avere paura di sbagliare, di rimanere propositivi. Siamo stati bravi a non perderci d’animo e a non perdere la concentrazione, regalandoci un’emozione unica”.

Qual è, se può svelarcela, la ricetta italiana per ottenere questi risultati con le nazionali giovanili? 

“Non sta a me individuarla, ma quello che facciamo col Club Italia è sotto gli occhi di tutti. Aggiungo che il lavoro fatto fuori dal campo nel formare questi ragazzi è fondamentale, l’allenamento invisibile, puntiamo a farli migliorare anche individualmente”.

Come hanno vissuto questi giorni in cui dei quasi coetanei hanno potuto debuttare con la Nazionale maggiore? 

“E’ stato innegabilmente un grande stimolo, alimentato anche da tanti messaggi arrivati in questi giorni da Coverciano. Sappiamo che hanno seguito la nostra semifinale e hanno fatto il tifo per noi. La maglia azzurra ha un peso, ma sentirsi parte di un’unica grande famiglia aiuta a sognare in grande. E’ giusto che lo facciano, provando a seguire la strada di ragazzi che soni adesso poco più grandi loro”.

Da motivatore ha evidentemente lavorato bene, tra l’altro facendo giocare tutti tranne il secondo portiere. 

“Ma non erano rotazioni predeterminate, sono state strategiche partita per partita. Abbiamo ottimizzato la gestione delle energie e cercato sempre l’assetto migliore a seconda degli avversari. Chi è rimasto fuori volta per volta può aver fatto il muso lungo per qualche istante, ma poi si è fatto trovare sempre pronto in un gruppo in cui tutti vanno d’accordo. Ed è un grande punto di forza. Anche le gioie sono state condivise, visto che abbiamo segnato 9 gol con 8 marcatori diversi”.

Ho sempre chiesto ai ragazzi di non avere paura di sbagliare, di rimanere propositivi. Siamo stati bravi a non perderci d’animo, regalandoci un’emozione unica

Daniele Franceschini

Ha un senso, secondo lei, che le nazionali giovanili giochino con un sistema funzionale alla maggiore? 

“Non abbiamo vincoli tattici di questo genere e non credo sia determinante, cerchiamo di trasmettere più che altro principi di gioco che possano valorizzarne al meglio le caratteristiche”.

Cosa serve a questi ragazzi per continuare a crescere, quando tornano nei loro club? 

Dimostra di essere il migliore: il fantaconcorso più ricco d’Italia diventa Mondiale! Abbonati a soli 9,99€

“Avrebbero bisogno di giocare con un minutaggio maggiore, anche sotto età, in campionati più stressanti. Nel senso migliore del termine. Penso alla Primavera o dove possibile all’impiego nelle formazioni U23, che gli farebbe molto bene. A volte i nostri avversari sono più formati da questo punto di vista, si testano prima contro i più grandi in tornei più competitivi”.